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Bandiere Blu, Mazza guarda oltre i comuni: «L’Arco Jonico diventi sistema turistico»

2 minuti di lettura

Non una somma di spiagge premiate, ma un possibile sistema turistico interregionale. Dopo l’assegnazione delle Bandiere Blu 2026, Domenico Mazza, del Comitato Magna Graecia, rilancia l’idea di una Destinazione Golfo di Taranto capace di mettere insieme Calabria, Basilicata e Puglia dentro un’unica strategia di sviluppo costiero.

Il dato di partenza è quello dei riconoscimenti FEE: 257 comuni premiati in Italia e 26 in Calabria, con la regione che aggancia la Puglia al secondo posto nazionale dietro la Liguria. Ma, secondo Mazza, fermarsi alla lettura comunale sarebbe un errore: la vera geografia da osservare è quella dell’intero Arco Jonico.

Tra Crotone e la Sibaritide, in circa 200 chilometri, sventolano 11 Bandiere Blu, anche grazie ai nuovi ingressi di Montegiordano e Amendolara. Se però lo sguardo si allarga al Golfo di Taranto, il quadro cambia scala: alle località calabresi si aggiungono le 5 Bandiere della Basilicata jonica e le 11 del versante tarantino e leccese, per un totale di 26 vessilli in 400 chilometri di costa calabro-lucano-pugliese.

Per Mazza, questo patrimonio non può restare frammentato. «Non è una somma di spiagge. È un impero turistico che attende solo di essere governato», sostiene, chiedendo una governance integrata tra Calabria, Basilicata e Puglia. L’obiettivo è superare localismi, campanili e iniziative isolate per costruire un marchio territoriale riconoscibile.

Dentro questa visione, Corigliano-Rossano viene indicata come una delle città centrali dell’intero affaccio jonico, insieme a Taranto, Crotone, Gallipoli e al Metapontino. «La sua centralità non è un’opinione. È un dato strutturale», scrive Mazza, aggiungendo però che la leadership non deve servire a isolare, ma a federare.

Il tema è anche economico. Secondo il Comitato Magna Graecia, la Bandiera Blu non può diventare un trofeo estivo da esibire per poche settimane. Su 26 località premiate bisognerebbe costruire una rete di accoglienza annuale, collegare i 24 approdi presenti nell’area, sviluppare un’offerta naturalistica e culturale comune e creare servizi integrati capaci di generare economia per tutto l’anno.

Mazza lega poi la strategia turistica a tre pilastri: agricoltura, turismo e rigenerazione. Ma avverte: non può esserci sviluppo costiero se accanto alle Bandiere Blu si tollerano nuove discariche, impianti impattanti o bonifiche solo di facciata. «Turismo e veleni industriali non convivono», è il passaggio più netto.

Il riferimento è anche ai siti dismessi e alle bonifiche, dal SIN Crotone-Cassano-Cerchiara in avanti. Per Mazza, la rigenerazione deve essere reale e non trasformare quella che potrebbe diventare una delle più grandi destinazioni turistiche del Sud nel «retrobottega tossico del Paese».

La proposta, quindi, è chiara: trasformare l’Arco Jonico da periferia di tre regioni a piattaforma mediterranea. Non più singole località che comunicano da sole, ma un sistema capace di presentarsi come destinazione unitaria, fondata su mare pulito, accoglienza, portualità turistica, cultura, natura, agricoltura e bonifiche vere.

La sfida è tutta politica e amministrativa: far diventare i vessilli FEE non il punto d’arrivo della stagione balneare, ma l’inizio di una strategia industriale del turismo jonico.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.