Presidio a Rossano per Ahmad Salem: «La solidarietà non si arresta»
Mobilitazione dei Coordinamenti Calabresi per la Palestina: «Solidarietà al giovane condannato e denuncia del ruolo della Calabria nella filiera bellica»
CORIGLIANO-ROSSANO- «La lotta per il popolo palestinese non si arresta». Con queste parole i Coordinamenti Calabresi per la Palestina annunciano il presidio previsto per domenica 3 maggio alle ore 17 sotto il carcere di Rossano, in solidarietà ad Ahmad Salem, giovane profugo palestinese condannato a quattro anni dal tribunale di Campobasso.
Una sentenza che i promotori della mobilitazione definiscono duramente: «Parliamo di un caso di “terrorismo di parola”. Salem è stato condannato per alcuni video della resistenza palestinese trovati sul suo cellulare, contenuti che circolano liberamente sui social e che sono stati trasmessi anche nei telegiornali nazionali».
Secondo i Coordinamenti, «questa sentenza non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in una più ampia strategia repressiva contro chi denuncia il genocidio in corso in Palestina». Un’accusa che si estende anche al contesto territoriale: «Mentre si criminalizzano le opinioni, la Calabria continua a essere un ingranaggio della macchina bellica».
Nel mirino, in particolare, il porto di Gioia Tauro: «Non ci facciamo ingannare dai giochi di parole del Governo. La sospensione del rinnovo automatico del Memorandum di cooperazione militare è un artificio burocratico. La realtà è che il transito di container “dual-use” e materiali bellici destinati a Israele continua indisturbato». A sostegno di questa tesi vengono citate «le denunce del movimento BDS e della campagna “No Harbour for Genocide”».
Il presidio del 3 maggio si inserisce in un contesto più ampio di mobilitazione, che guarda anche al mare: «Rivendichiamo con orgoglio la partenza dalla Calabria di alcune imbarcazioni delle Flotille dirette verso Gaza, cariche di aiuti umanitari, medici, legali e attivisti».
L’iniziativa sarà infatti in concomitanza con l’arrivo al porto di Schiavonea della barca “Gassan Kanafani” della Freedom Flotilla Italia. «Un segnale concreto – affermano – di una solidarietà che si oppone alla logica della guerra».
Infine, l’appello: «Continueremo a supportare le Flotille e a pretendere l’immediata cessazione del transito di materiale bellico nel porto di Gioia Tauro. La nostra terra non sarà complice silenziosa di un massacro, né laboratorio di una repressione che trasforma la parola in reato».
«Libertà per Ahmad Salem. No al traffico di armi a Gioia Tauro. Rompiamo l’assedio. Buon vento alla Flotilla».