Calabria del nord-est, mense scolastiche solo nel 20,7% delle scuole: un divario che pesa
Solo 56 edifici su 283 hanno la mensa. In 22 comuni il servizio è assente, con ricadute dirette su tempo pieno, equità sociale e accesso a un pasto equilibrato per gli studenti
CORIGLIANO-ROSSANO - Le mense scolastiche non sono un servizio accessorio. Rappresentano un presidio educativo e sociale fondamentale perché migliorano la qualità dell’offerta formativa, consentono il tempo pieno, favoriscono la socialità e garantiscono almeno un pasto equilibrato al giorno, elemento cruciale soprattutto per gli studenti che vivono in condizioni di fragilità economica.
Eppure, in Italia il servizio è tutt’altro che uniforme. Nell’anno scolastico 2024-2025 (dati OpenPolis), solo il 36,5% degli edifici scolastici statali dispone di una mensa (14.362 su 39.351). Il dato medio nazionale nasconde un forte squilibrio territoriale: nel nord-ovest le mense sono presenti nel 50,8% degli edifici, mentre nel sud e nelle isole l’incidenza scende rispettivamente al 24,1% e al 22,3%.
Il divario è evidente anche su base regionale: se in Valle d’Aosta oltre il 70% delle scuole è dotato di mensa, in Sicilia il servizio è presente in meno del 15% dei plessi.
Il quadro calabrese: sotto la media nazionale
All’interno della Calabria, dove la copertura regionale si ferma al 22,5%, la situazione appare ancora più critica nel quadrante nord-orientale: nei 58 comuni dell’area solo il 20,7% degli edifici scolastici è dotato di mensa (55 su 266 edifici complessivi rilevati). Un dato inferiore sia alla media regionale sia a quella nazionale.

Una geografia molto frammentata
L’analisi comune per comune evidenzia una forte disomogeneità territoriale. Ben 22 comuni non dispongono di alcun edificio scolastico con mensa. In questi territori il tempo pieno risulta di fatto difficilmente attivabile. Alcuni piccoli centri registrano il 100% di copertura, ma su numeri molto contenuti (1 o 2 edifici). Il dato percentuale, in questi casi, va letto alla luce della dimensione demografica ridotta. Nei centri con il maggior numero di studenti la copertura resta modesta, incidendo in modo significativo sull’offerta formativa complessiva.
Ma nel contesto della Calabria del nord-est, caratterizzato da molti piccoli comuni e prossimità casa-scuola, l’assenza della mensa può apparire meno problematica sul piano logistico. Tuttavia questa lettura rischia di essere parziale. La mensa rappresenta infatti: un presidio di educazione alimentare; uno strumento di equità sociale; un supporto alle famiglie più fragili; una leva per l’estensione del tempo pieno e un argine alla povertà educativa.

In un contesto in cui la povertà alimentare non riguarda solo la quantità di cibo ma la qualità nutrizionale, garantire almeno un pasto equilibrato al giorno assume anche un valore strategico. Ecco perché colmare il gap rispetto alla media nazionale non è solo una questione numerica ma può incidere sugli aspetti educativi e sociali.
Povertà alimentare: non solo una questione di calorie
Il tema delle mense si intreccia con quello, più ampio, della povertà alimentare. Nelle economie occidentali il fenomeno non coincide soltanto con la mancanza di cibo, ma con l’impossibilità di accedere a un’alimentazione varia, equilibrata e di qualità. È il cosiddetto “paradosso della scarsità nell’abbondanza”, descritto in letteratura come la difficoltà di alcune fasce della popolazione di nutrirsi adeguatamente nonostante la disponibilità complessiva di alimenti.
Nel 2024, 11 famiglie su 100 in Italia dichiarano di avere difficoltà a permettersi un pasto proteico (carne o pesce) ogni due giorni. Le famiglie monogenitoriali con almeno un figlio minore mostrano percentuali ancora più elevate (13,4%).
Guardando alla condizione minorile, il 2,8% dei minori italiani non riesce a consumare un pasto proteico al giorno, con incidenze più alte nelle regioni del Sud.
La malnutrizione, inoltre, non riguarda solo la denutrizione, ma anche squilibri nutrizionali, sovrappeso e obesità, legati a diete poco equilibrate. Le Nazioni Unite, negli obiettivi di sviluppo sostenibile su sicurezza alimentare e nutrizione, sottolineano come non basti un adeguato apporto calorico: servono micronutrienti, qualità del cibo e corrette abitudini alimentari sin dall’infanzia per prevenire malattie croniche nel lungo periodo.
In questo contesto, la mensa scolastica assume un valore strategico: garantisce almeno un pasto bilanciato al giorno e rappresenta un luogo in cui si apprende concretamente cosa significa seguire una dieta sana.