Danza, teatro, poesia e arte al MuMAM di Cariati per dire "no" alla violenza di genere
L’evento si è svolto, infatti, in un intrecciarsi di riflessioni, testimonianze e di linguaggi. Un pubblico numeroso e attento ha seguito i momenti di dibattito e applaudito le varie performance, in una sala gremita
CARIATI - Un incontro interessante e partecipato, di risposta a un tema che chiama alla responsabilità collettiva. La Giornata contro la violenza sulle donne, celebrata lo scorso 25 novembre al Civico Museo del Mare, dell’Agricoltura e delle Migrazioni di Cariati, ha riunito istituzioni, scuola, famiglie, associazioni, professionisti, il mondo culturale e artistico, con una significativa presenza di giovani.
L’evento, intitolato “Donna, vita, libertà di essere… oltre il silenzio”, si è svolto, infatti, in un intrecciarsi di riflessioni, testimonianze e di linguaggi: dalla danza, al teatro, alla poesia, all’arte. Un pubblico numeroso e attento ha seguito i momenti di dibattito e applaudito le varie performance, in una sala gremita, in cui sono state anche esposte opere dedicate, di pittura e scultura, degli artisti Alfonso Caniglia, Concettina Scorpiniti e Caterina Taliano Grasso.
Ogni contributo è stato rilevante per un tema, quello della violenza di genere, dalle dimensioni sempre più drammatiche, per cui, è stato più volte ribadito, diventa un dovere, un’assunzione d’impegno, conoscerne gli aspetti, individuarne le radici culturali, ma anche, ascoltare, prevenire, educare, sostenere e utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per contrastarla. L’incontro è stato aperto dal saluto del Sindaco Cataldo Minò, presente insieme ad altri rappresentanti dell’Amministrazione Comunale, che ogni anno condivide con il Museo l’impegno di sensibilizzazione nella celebrazione della Giornata. Diversi gli interventi che si sono susseguiti.
La Delegata alla Cultura e all’Istruzione Alda Montesanto ha tra l’altro osservato che nonostante il progresso e il supporto legislativo (con ulteriori norme in discussione in questi giorni in Parlamento), i reati vengono commessi e le vite spezzate; «è necessario, quindi, lavorare sulla cultura della prevenzione, facendo rete tra famiglie, istituzioni, comunità educante, centri di ascolto, in una battaglia civile per la libertà».
La Dirigente Scolastica dell’IIS e dell’IC Cariati, Sara Giulia Aiello, chiamata in causa per l’aspetto educativo, ha sottolineato, tra l’altro, che «la scuola è anche vita, impegnata quotidianamente nell’abbattere i pregiudizi, nel diffondere semi di cultura, in una visione nuova, di supporto alla rimozione di tante fragilità».
La docente Daniela Mancini, regista del video “Il Silenzio che urla”, presentato durante la serata, con protagonisti gli studenti del locale Liceo Scientifico, si è invece soffermata sull’importanza di accompagnare i giovani in un percorso che contempli la comprensione del fenomeno e l’educazione alla dignità, alla libertà e al rispetto. La psicologa Assunta Cosentino ha spiegato le dinamiche individuali, familiari, sociali ed emozionali in cui spesso matura la violenza di genere, rilevando, tra l’altro, «l’importanza di un ambiente protetto e contenitivo in grado di “abbracciare” la persona nei suoi bisogni e nei suoi diritti, quanto il valore della consapevolezza, anche sociale, che rende la donna “meritevole di libertà e di parola”».
Ad accompagnare il dibattito, i vari contributi artistici, ad iniziare dalle «testimonianze di donne ancora prigioniere della discriminazione storica e familiare», tratte dal volume “Passi affrettati” di Dacia Maraini”, che con emozione sono state lette dagli studenti delle classi 1^A, 4^A e 4^B Liceo “Patrizi” Cariati. L’apporto poetico è stato invece di Marta Siciliano, con i suoi versi caratterizzati da delicata sensibilità, che sanno raccontare la bellezza, la forza e le fragilità che abitano l’anima femminile.
Il messaggio che «l’arte può essere voce, memoria, denuncia, cura», è arrivato dalle allieve della scuola di danza “Il Ritmo del Successo” di Francesca Le Fosse e Sonia De Simone, che hanno presentato coreografie dedicate ai vari volti dell’amore, raccontando, nei quadri coreografici, di confini violati, di sogni infranti, e facendo memoria di tutte le donne vittime di violenza.
Il tutto, ha detto in conclusione la Direttrice del Museo Assunta Scorpiniti, che ha curato e coordinato l’evento, nella consapevolezza che la violenza di genere è principalmente una violazione di diritti umani, per cui è necessario parlarne, condividere la responsabilità comune di contrastarla anche eliminandola dalle parole, dai gesti, dai pensieri, dai canali dei media per sostituirla con la cultura del rispetto per ogni essere umano.