Terreni livellari, Corigliano-Rossano riapre il dossier: ecco la delibera che può far (ri)esplodere la polemica
Dopo anni di polemiche sui livellari, la Giunta prende atto della ricognizione del demanio civico e avvia le procedure di regolarizzazione dei terreni comunali utilizzati da privati. Ma a quanto ammontano i canoni non riscossi nessuno (ancora) lo sa
CORIGLIANO-ROSSANO - Vi ricordate degli usi civici, dei terreni livellari del grande Comune di Corigliano-Rossano e della mega, gigantesca polemica sorta all’indomani della fusione e con la nascita della prima Amministrazione comunale della terza città della Calabria?
Bene. Perché quella storia che sembrava finita nel dimenticatoio – tra faldoni polverosi, carte catastali incomprensibili e discussioni infinite in Consiglio comunale – è tornata improvvisamente a bussare alla porta della città. E lo fa con un atto amministrativo che, a leggerlo bene, potrebbe riaprire un dossier politico enorme.
Parliamo degli usi civici. Di quelle terre che, per storia e diritto, appartengono alla collettività. Boschi, pascoli, terreni agricoli. Patrimonio pubblico, insomma. E parliamo soprattutto dei livellari, cioè di quei cittadini che quei terreni li coltivano, li utilizzano, li gestiscono – spesso da generazioni – pagando un canone simbolico o, in molti casi, non pagando più nulla da decenni.
Una storia antica che però, nella Corigliano-Rossano contemporanea, è diventata negli ultimi anni una delle vicende più controverse e meno chiarite della politica locale.
Quando scoppiò il “caso livellari”
Bisogna tornare indietro di qualche anno, ai primi passi della città unica. Era il 2019. Il Comune di Corigliano-Rossano era nato da poco e già si trovava davanti una montagna di questioni irrisolte ereditate dai due enti precedenti.
Tra queste, proprio il grande puzzle delle terre civiche.
In Consiglio comunale il tema esplose come una bomba politica. Le opposizioni chiesero chiarezza su un punto semplice quanto esplosivo: quanti terreni comunali erano utilizzati da privati e a quale titolo?
Da quel momento partì una discussione senza fine fatta di interrogazioni, accuse di opacità, sospetti di conflitti di interessi e richieste di trasparenza.
Perché il punto era – ed è – delicato: in un territorio agricolo come la Sibaritide, la terra non è solo un bene economico, è potere, storia, identità.
Il caos degli inventari
Il problema si rivelò presto più grande del previsto.
Con la fusione tra Corigliano Calabro e Rossano il nuovo Comune si ritrovò con due sistemi amministrativi completamente diversi.
Rossano aveva già avviato anni prima un censimento del proprio demanio civico. Corigliano invece no. O meglio: aveva documenti, ma incompleti, frammentari, spesso basati su semplici dati catastali.
Tradotto: nessuno sapeva davvero quanti fossero i terreni civici, dove fossero e chi li utilizzasse.
Nel frattempo, però, quei terreni continuavano ad essere coltivati, abitati, sfruttati.
Da qui nacque la domanda che ancora oggi aleggia sul territorio:
quante terre pubbliche sono state trattate per anni come se fossero private?
La lunga stagione delle promesse
Negli anni successivi le amministrazioni hanno provato a mettere ordine. È stato istituito uno Sportello comunale degli usi civici, sono stati affidati incarichi tecnici e avviate ricognizioni storiche e catastali.
Un lavoro enorme e complicato, perché il sistema degli usi civici è una delle materie più intricate del diritto agrario italiano. Leggi del Regno d’Italia, norme regionali, diritti collettivi, livelli enfiteutici.
Un labirinto giuridico. Ma nel frattempo la polemica politica non si è mai spenta. Movimenti civici, associazioni e opposizioni hanno continuato a denunciare anni di gestione opaca e mancata riscossione dei canoni livellari.
In altre parole: terreni pubblici utilizzati da privati senza una vera regolarizzazione.
La delibera che riapre tutto
Ed eccoci ad oggi. Nel silenzio quasi generale – lontano dai riflettori della politica cittadina e anche perché quello che era stato il tema cavallo di battaglia della prima opposizione Stasi è diventato del tutto indifferente a questa opposizione – la Giunta comunale ha approvato a fine 2025 una delibera destinata a far discutere: la presa d’atto della ricognizione definitiva del demanio civico e delle terre a livello del Comune di Corigliano-Rossano.
Un atto tecnico? Sì. Ma solo in apparenza. Perché dentro quella delibera c’è un passaggio chiave: il Comune riconosce ufficialmente l’esistenza di elenchi completi delle terre civiche e delle terre a livello e dà indirizzo agli uffici di avviare finalmente le procedure di legittimazione e affrancazione dei terreni utilizzati dai privati.
Tradotto: chi usa quei terreni dovrà mettersi in regola.
Il nodo che nessuno dice
E qui sta la vera questione. Quanti sono i terreni? Quanti i livellari? Quanti anni di canoni non riscossi?
La delibera per il momento non lo dice. C’è da fare la ricognizione e la speranza, dunque, è che si passi agli atti consecutivi. Perché è proprio qui che si nasconde la dimensione reale della vicenda. Dal momento che parliamo di un patrimonio territoriale potenzialmente enorme che potrebbe avere implicazioni economiche, amministrative e politiche di primo piano.
Il ritorno della grande questione agraria
C’è poi un altro aspetto, spesso sottovalutato. La vicenda degli usi civici non è solo una questione burocratica. È una questione che tocca il rapporto tra comunità e territorio.
In Calabria, e nella Sibaritide in particolare, la terra è sempre stata il centro della vita sociale. Le terre civiche nascono proprio per questo: garantire alla collettività l’accesso alle risorse fondamentali.
Il problema è che negli ultimi decenni quella logica collettiva si è progressivamente dissolta.
Una storia tutt’altro che chiusa
La delibera della Giunta rappresenta sicuramente un primo passo verso la definizione della questione.
Ma non è affatto la fine della storia. Anzi. Perché ora – dicevamo - si aprono domande che la città non può più evitare: quanti sono realmente i terreni civici del Comune? Chi li utilizza oggi? Quanti livellari esistono nel territorio? Ma soprattutto, quanto ha perso il Comune in anni di mancata riscossione dei canoni?
Una domanda inevitabile perché quando si parla di terre pubbliche, si parla della ricchezza di una comunità. E forse è arrivato il momento che Corigliano-Rossano torni a discuterne apertamente.