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Commissariato il Consorzio di Bonifica di Trebisacce: da domani le tute verdi tornano al lavoro

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TREBISACCE - Lo scrittore Niccolò Ammaniti, autore, tra l'altro, del best seller "Io non ho paura", ha dichiarato una volta: "Io odio le fini. Nelle fini le cose si devono sempre, nel bene o nel male, mettere a posto".

Una frase che, letta nell'ottica delle recenti novità legate alle vicende del Consorzio di bonifica integrale dei bacini dello Jonio  cosentino apre a prospettive e a riflessioni importanti, perché di "fini" in queste ore ce ne sono state parecchie e non sono meno le cose da mettere a posto.

Ma cosa è successo esattamente nelle ultime ventiquatt'ore?

In primo luogo, il Consorzio di bonifica è stato commissariato.

L'atto ufficiale di nomina del commissario è il Decreto del presidente di Regione Calabria N.124 del 13/12/2022.

Nel decreto si legge, nella premessa, che con nota prot.n.10857 del 24/11/2022, il presidente del consorzio di bonifica, Marsio Blaiotta, ha comunicato le dimissioni di 10 consiglieri su 16, maggioranza del Consiglio dei delegati (Leggi qui).

Richiamato poi l’art.35 relativo allo "Scioglimento degli organi e nomina di Commissari straordinari” della Legge regionale 11/2003, e la delibera di giunta regionale 654 del 10/12/2022 che ha previsto di procedere allo scioglimento degli Organi del Consorzio di bonifica Integrale dei bacini dello Jonio cosentino e di individuare quale Commissario straordinario dell'ente Italo Antonucci, il documento decreta, infine, tale nomina, che avrà durata di sei mesi, rinnovabile per altri sei.

Cosa dovrà fare ora il neo commissario Antoniucci, sessantaquatrenne di San Marco Argentano e presidente aggiunto dell’Arsac (Azienda regionale per lo sviluppo dell’agricoltura calabrese), nell'ambito del suo nuovo ruolo?

Di fatto la Giunta regionale gli ha chiesto in primo luogo di convocare l’Assemblea del consorzio per il rinnovo del Consiglio secondo le Legge Regionale n.11/2003 e lo Statuto consortile. Ma anche di assicurare la gestione ordinaria del consorzio e, soprattutto, di approfondire la situazione finanziare dell'ente consortile.

In sostanza il commissario è chiamato a costruire una fine e, se sarà particolarmente bravo, un nuovo inizio.
La fine è quella di un 'epoca caratterizzata da tante iniziative e anche da più di una polemica e contestazioni da parte delle tute verdi.

L'inizio è una nuova fase per il consorzio di bonifica, ente che, con molto probabilità, rientrerà, con i suoi similari, in un processo di riforma i cui contorni sono ancora tutti da definire.

Va' detto che le polemiche nei confronti dell'ente, da parte di cittadini, proprietari terrieri e agricoltori, a prescindere dalla figura di Marsio Blaiotta, fortemente contestato in questi mesi dai lavoratori e dai sindacati, sono sempre esistite e sono state di vario genere e natura. Ma questa è un'altra storia, che non è né una fine né un inizio, ma un perdurare.

Per trovare un'altra fine dobbiamo guardare allo sciopero e al presidio dei lavoratori del consorzio, che oggi, con la venuta del nuovo commissario nelle stanze della struttura da tempo piantonata, termina.

Il gazebo che ha protetto dal sole di settembre e ottobre le tute verdi è già stato smontato.

I cartelloni che si sono bagnati con le piogge di dicembre e che incitavano alla solidarietà e al pagamento di quanto dovuto sono stati tirati giù dai cancelli e stanotte dopo tanti mesi, nessuno dormirà più davanti all'entrata dall'ente.

I lavoratori dell'ente tornano a casa, due volte: la prima dove li aspetta la famiglia, la seconda, nella casa lavorativa, quel consorzio che oggi vanta una nuova guida, da loro tanto auspicata.

Sono in arrivo dalla Regione due mensilità per le tute verdi, che così ne avanzano altre 6, compresa quella di dicembre, più tredicesima e quattordicesima per i dipendenti a tempo indeterminato.

E da domani, finito lo sciopero, si torna al lavoro.

Già, al lavoro... perché lo scopo di questa battaglia, vinta sotto alcuni punti di vista, anche  dalle sigle sindacali che hanno combattuto con le unghie e con i denti, sempre in chiave dialettica, e sempre in prima fila, era proprio questo: il diritto al lavoro e alla retribuzione per il lavoro posto in essere.

Ma il lavoro, lo sanno bene le tute verdi, è anche un dovere, quando retribuito. La loro battaglia ha conquistato tutti, dopo un primo momento di freddezza, generando una forte empatia.

Ma l'empatia è la capacità di sentire ciò che sentono gli altri, creando un legame tra gli individui.

Pertanto ora che questo legame è stato creato, con i cittadini, con gli studenti, con il Vescovo Savino in primo linea, con la stampa, con i sindacati, scinderlo sarà complesso.

Gli occhi di un intero tessuto sociale sono puntati su chi ha chiesto di poter lavorare e di essere retribuito per farlo.

Ora è tempo di mettersi al lavoro.

Una grande responsabilità, che potrebbe essere una fine o un nuovo inizio. Ma anche questa è un'altra storia, i cui capitoli sono tutti da scrivere, anche perché, come diceva Ammaniti, quanto giungono le fini, giunge anche la necessità di mettere in ordine un po' tutto.

È troppo presto per augurare a tutti buona fine e buon principio?

Andrea Mazzotta
Autore: Andrea Mazzotta

(Cosenza, 1978) Laureato in giurisprudenza, giornalista pubblicista, appassionato di comunicazione e arte sequenziale, è stato direttore della Biblioteca delle Nuvole di Perugia, direttore editoriale delle Edizioni NPE, coordinatore editoriale per RW-LineaChiara, collaborando con diverse realtà legate al settore dell'editoria per ragazzi. Collabora con il Quotidiano del Sud, Andersen, Lo Spazio Bianco, Fumo di China. E' un fedele narratore delle Cronache della Contea, luogo geografico e concettuale nel quale potenzialmente può succedere di tutto. E non solo potenzialmente.