1 ora fa:Cropalati, dopo la Sagra dei Maccheroni il borgo alza il sipario: stasera arriva Franco Ricciardi
4 ore fa:«Quando i cacciatori stavano nei boschi c’erano meno incendi»
Adesso:Vent’anni senza Sara, da Villapiana a Gubbio una storia di dolore diventata cammino di fede
2 ore fa:Rocca Imperiale, consegnati i lavori per eliminare il passaggio a livello: cantiere al via dal 24 agosto
2 ore fa:Alessandria del Carretto, Pino Aprile porta nel borgo il futuro dell’uomo tra Sud, aree interne e intelligenza artificiale
1 ora fa:Castrovillari, il Festival del Folklore torna nel cuore della città: Piazza D’Arienzo diventa un salotto da mille posti
3 ore fa:Costa ionica al setaccio: 10 lavoratori in nero, 10mila prodotti insicuri e 5 arresti per droga
4 ore fa:Albidona accoglie una nuova famiglia eritrea: si completa l’ampliamento del progetto SAI
3 ore fa:Caloveto celebra chi resta: «La Calabria è una montagna in mezzo al mare, ripartiamo dai borghi»
30 minuti fa:Ferragosto fuori dagli schemi: Odissea 2000 punta sul circo e i sapori calabresi

Vent’anni senza Sara, da Villapiana a Gubbio una storia di dolore diventata cammino di fede

3 minuti di lettura

VILLAPIANA – Per la Calabria ionica quella di Sara Mariucci resta innanzitutto la storia dolorosa di una bambina di appena tre anni che non tornò più a casa da una vacanza al mare. Era il 5 agosto 2006 quando la piccola, originaria di Gubbio, perse la vita a Villapiana, colpita da una scarica elettrica mentre si trovava su un gioco elettronico all’interno di uno stabilimento balneare. Sono trascorsi vent’anni, ma da quella tragedia è nato un racconto spirituale che ha superato i confini dell’Umbria e continua ancora oggi ad attirare persone da diverse parti d’Italia.

Nel ventesimo anniversario della morte – che la famiglia Mariucci ha sempre chiamato la sua “nascita in cielo” – è soprattutto ciò che, secondo il racconto dei genitori, avvenne nelle ultime ore della bambina ad aver trasformato una tragedia familiare in una storia di devozione popolare.

La sera del 4 agosto 2006, mentre era in vacanza con mamma Anna e papà Michele, Sara avrebbe raccontato alla madre un sogno particolare: «Ho sognato una signora buona, bellissima, sulle nuvole, che mi ha detto di chiamarsi Mamma Morena e mi ha chiesto di andare con lei».

La bambina avrebbe descritto quella figura come una donna con «i capelli blu e gli occhi castani». E anche il giorno successivo, poche ore prima della tragedia, avrebbe pronunciato un’altra frase rimasta impressa nella memoria della famiglia: «Mamma Morena non mi sgrida mai!».

I genitori, secondo quanto hanno raccontato negli anni, non conoscevano allora nessuna persona né particolare devozione religiosa legata a quel nome. Solo dopo i funerali scoprirono l’esistenza, a Copacabana in Bolivia, della devozione alla Virgen Morena. La madre Anna raccontò successivamente di essere rimasta colpita dall’immagine mariana: «Aveva un lungo velo azzurro che le incorniciava il viso e abbiamo subito pensato che Sara, quando parlava dei capelli blu, potesse riferirsi proprio a quello».

È da questa coincidenza, letta dalla famiglia attraverso la fede, che nasce il nucleo più profondo della storia spirituale legata alla bambina. Negli anni la piccola chiesa di San Martino in Colle, alle porte di Gubbio, è diventata un luogo frequentato da numerosi fedeli. La salma di Sara è stata trasferita dal cimitero cittadino alla cappella parrocchiale e nello stesso luogo è stata realizzata una cappella dedicata alla Madonna Morena, con un’effigie proveniente dal Sud America.

Attorno alla memoria della bambina sono nate nel tempo testimonianze di conversioni, consolazione e presunte grazie, raccontate da persone che hanno visitato il luogo. Episodi che appartengono alla sfera della devozione e delle testimonianze personali e che, come tali, vanno distinti da eventuali riconoscimenti ufficiali della Chiesa.

Tra i racconti più conosciuti vi è quello di una fotografia realizzata nel 2007 nella quale, secondo quanto riferito, l’immagine di Sara sarebbe risultata inspiegabilmente in negativo mentre il resto dello scatto appariva normalmente. Negli anni sono state inoltre riferite guarigioni attribuite dai protagonisti all’intercessione della bambina. Non si tratta, tuttavia, di miracoli riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa.

A custodire questa memoria è anche il nonno Palmiro Mariucci, che negli anni ha raccontato quanto la morte della nipote abbia cambiato radicalmente il suo rapporto con la fede.

«La vicenda di Sara mi ha profondamente cambiato. Il messaggio che ha lasciato a sua madre è un testamento che mi ha cambiato la vita. La gente viene qui per chiedere due guarigioni: del corpo e dell’anima», ha raccontato.

Poi il ricordo più intimo: «Quando veniva in braccio mi accarezzava la barba e mi diceva: “Nonno, tu sei l’albero più grande del mondo”. Da quel giorno non me la sono mai più tagliata, perché le punte di questa barba le ha toccate lei».

La forte devozione sviluppatasi intorno alla figura di Sara non equivale però a un riconoscimento canonico. Non risulta avviata una causa di beatificazione o canonizzazione e, secondo quanto spiegato in passato nell’ambito della vicenda da esperti delle cause dei santi, la tenerissima età della bambina rappresenterebbe un ostacolo alla possibilità di valutare l’esercizio eroico e consapevole delle virtù richiesto in un procedimento di questo tipo.

È quindi importante distinguere la devozione privata e popolare, cresciuta spontaneamente negli anni, da ciò che la Chiesa riconosce formalmente attraverso i propri procedimenti canonici.

Vent’anni dopo, però, rimane un dato umano prima ancora che religioso. Una bambina morta a Villapiana, in un giorno d’estate di venti anni fa, continua a essere ricordata a centinaia di chilometri di distanza e la sua storia ha trasformato il dolore di una famiglia in un luogo di incontro, preghiera e speranza.

Per la Sibaritide resta anche una memoria difficile. Sara arrivò in Calabria per trascorrere una vacanza con la sua famiglia. Da Villapiana non fece più ritorno. Ma il suo nome, vent’anni dopo, continua a viaggiare molto più lontano di quel tragico 5 agosto.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.