Villapiana, scontro sui conti GSE: «Fondo rischi dimezzato senza un accordo firmato»
La minoranza lascia l’aula e contesta la revoca del ricorso al riequilibrio finanziario. Secondo i consiglieri, l’accantonamento scende da 15 a 7,5 milioni. Denunciati anche tempi insufficienti per esaminare gli atti
VILLAPIANA- Oltre 7,5 milioni di euro in meno accantonati per il contenzioso con il GSE e una trattativa che, secondo l’opposizione, non sarebbe ancora arrivata a un accordo vincolante. È attorno a questa scelta che esplode lo scontro sui conti del Comune di Villapiana, con la minoranza che abbandona l’aula e annuncia una conferenza stampa.
A ricostruire la vicenda, in una nota del 23 ottobre, sono i consiglieri Paolo Montalti, Saverio De Luca, Antonella De Marco e Nicola Mastrota. La contestazione riguarda la seduta del 20 ottobre, durante la quale, riferiscono, è stata approvata la revoca in autotutela del ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale. I quattro hanno lasciato il Consiglio prima del voto, dopo il rigetto della richiesta di rinvio.
Il primo punto sollevato riguarda la possibilità di esaminare la documentazione. Secondo la minoranza, venerdì 16 ottobre alle 14.05 sarebbe stata notificata la sola convocazione, senza gli atti e la proposta di delibera.
Alla chiusura degli uffici nel fine settimana si sarebbe aggiunta quella di lunedì 19 ottobre, disposta con ordinanza sindacale per lavori programmati sulla rete elettrica. Una sequenza che, sostengono i consiglieri, avrebbe impedito di consultare adeguatamente le carte e confrontarsi con i responsabili dei servizi prima della seduta.
L’opposizione indica inoltre il 20 ottobre come ultimo giorno utile per l’approvazione del piano di riequilibrio, contestando la scelta di concentrare la decisione a ridosso della scadenza. La richiesta di rinviare i lavori, spiegano i firmatari, era finalizzata a consentire un voto consapevole e un contributo alla discussione.
Il nodo sostanziale è però la gestione del fondo rischi relativo al contenzioso con il Gestore dei Servizi Energetici. Secondo le cifre riportate nella nota, l’accantonamento sarebbe stato ridotto da 15.068.841,35 a 7.534.420,68 euro, con una diminuzione di 7.534.420,67 euro. L’operazione, nella ricostruzione della minoranza, porterebbe il disavanzo a circa 6,9 milioni di euro.
Ridurre un accantonamento non equivale, di per sé, a ottenere una riduzione del debito o a incassare nuove risorse: il punto del confronto è la valutazione del rischio futuro e della copertura da mantenere in bilancio.
I consiglieri sostengono che non risulti ancora una transazione firmata e vincolante con il GSE. Richiamano inoltre le relazioni del legale dell’ente e della responsabile dell’area legale, dalle quali, secondo la loro lettura, emergerebbe una posizione debitoria non definitivamente determinata né nella sua sussistenza né nell’importo, insieme all’assenza, allo stato, di un titolo esecutivo per un credito certo, liquido ed esigibile.
È su queste premesse che la minoranza definisce la scelta un «azzardo contabile», temendo possibili conseguenze qualora la trattativa non producesse l’esito auspicato. Si tratta delle contestazioni espresse dall’opposizione, che nella nota richiama documenti e valutazioni tecniche a sostegno della propria posizione.
I quattro consiglieri rivendicano di aver chiesto nei mesi scorsi un coinvolgimento nella gestione della vicenda e precisano di auspicare una soluzione capace di tutelare il Comune. Annunciano una conferenza stampa nei prossimi giorni, senza indicare ancora data e luogo, per illustrare la documentazione.