Protezione civile, Futuro Nazionale: «Bene il Piano digitale, ma prima si puliscano fossi e tombini»
I referenti cittadini accolgono positivamente il progetto annunciato da Stasi ma spostano l’attenzione sulla prevenzione: nel mirino soprattutto il fosso di Santa Lucia. Chiesti interventi e un cronoprogramma delle manutenzioni
CORIGLIANO-ROSSANO – La tecnologia può avvertire che l’acqua sta arrivando. La sfida, però, secondo Futuro Nazionale, è fare tutto il possibile perché quell’allerta non debba trasformarsi nell’ennesima conta dei danni. I referenti cittadini del movimento accolgono così favorevolmente la digitalizzazione del Piano comunale di Protezione civile annunciata dal sindaco Flavio Stasi, ma chiedono di affiancare agli strumenti digitali una più incisiva manutenzione del territorio.
Il Comune ha effettivamente ottenuto un finanziamento per digitalizzare il Piano e sviluppare nuovi sistemi di comunicazione con la popolazione durante le emergenze. Il Piano unitario, adottato nel 2024, comprende la mappatura dei rischi, delle aree di raccolta e delle vie di fuga.
A intervenire sono Giovanni Antoniotti, Maria Lores Laera, Giovanni Dima, Daniele Spataro e Giuseppe Falbo, referenti dei Comitati di Corigliano-Rossano di Futuro Nazionale.
«La digitalizzazione è utile, la comunicazione rapida è fondamentale», premettono. Poi l’affondo: «Il miglior Piano di Protezione civile è quello che non deve essere attivato. E per non attivarlo bisogna prevenire».
Il movimento sostiene che, con l’avvicinarsi delle piogge autunnali, persistano criticità legate alla vegetazione e alla presenza di materiale in griglie, tombini, fossi, canaloni e corsi d’acqua. Si tratta di valutazioni e segnalazioni formulate dai referenti di Futuro Nazionale, che chiedono interventi prima della stagione più delicata.
L’attenzione viene concentrata soprattutto sul fosso lungo via Santa Lucia, nell’area urbana di Corigliano. Secondo i Comitati, in alcuni tratti la vegetazione sarebbe particolarmente fitta e i residenti avrebbero più volte manifestato preoccupazione per la capacità di deflusso delle acque.
Da qui una domanda volutamente provocatoria: «A cosa serve un’app che ci avvisa in tempo reale che stiamo per allagarci, se non si è fatto nulla per evitare che ci allaghiamo?».
Futuro Nazionale chiede quindi all’Amministrazione tre interventi: una pulizia straordinaria di griglie, tombini e caditoie, un’azione sul fosso di Santa Lucia e un cronoprogramma pubblico per la manutenzione dei fossi e dei canaloni di competenza comunale.
Il tema delle competenze resta centrale. Gli stessi esponenti riconoscono che la gestione del reticolo idraulico e del dissesto coinvolge più enti, ma chiedono al Comune di intervenire direttamente su quanto ricade nelle proprie attribuzioni e di sollecitare gli altri soggetti sulle rispettive responsabilità.
Il quadro, peraltro, non è quello di una Protezione civile comunale completamente ferma: nell’Albo pretorio risultano anche recenti provvedimenti di somma urgenza del Settore comunale di Protezione civile per interventi sul territorio, tra cui quelli in contrada Foggia e località Volta del Fico. Questo non risponde automaticamente alle specifiche criticità sollevate dal movimento, che restano il punto della contestazione politica.
«La prevenzione non si fa con un click, si fa con ruspe, decespugliatori e operai al lavoro», concludono i cinque referenti.
Il confronto aperto sul nuovo Piano, dunque, porta alla luce una questione più ampia: digitalizzare l’emergenza è un passo avanti, ma la prova decisiva resta ciò che si riesce a fare sul territorio prima che inizi a piovere.