Insiti, «basta indiscrezioni». Madeo chiede alla Regione il cronoprogramma ufficiale del trasloco | VIDEO
La vicepresidente della Commissione Sanità chiede tempi ufficiali per il passaggio da Giannettasio e Compagna a Insiti. E denuncia: «Avevo chiesto di entrare nel cantiere, ma mi è stato negato l’accesso»
CORIGLIANO-ROSSANO – Non più indiscrezioni, non più finestre temporali affidate alle indiscrezioni. Sul trasferimento dei servizi dal Giannettasio e dal Compagna al nuovo Ospedale della Sibaritide arriva ora una richiesta. Questa volta formale: Rosellina Madeo ha depositato un’interrogazione regionale per ottenere un cronoprogramma ufficiale della migrazione dei due nosocomi cittadini verso Insiti.
È questo il punto politicamente più rilevante dell’intervista rilasciata oggi dalla presidente del Consiglio comunale di Corigliano-Rossano, consigliera regionale del Pd e vicepresidente della Terza Commissione Sanità, che proprio stamattina si è vista sbarrare la strada davanti ai cancelli del nuovo ospedale di Insiti, nel legittimo svolgimento delle sue funzioni.
La richiesta formale, depositata attraverso l'interrogazione, arriva pochi giorni dopo la conferma del presidente della Commissione, Angelo Brutto, che aveva indicato ottobre come il mese nel quale dovrebbero iniziare i primi trasferimenti, partendo dagli ambulatori e proseguendo poi con il resto delle attività.
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Madeo vuole però che quelle indicazioni vengano trasformate in date, fasi e responsabilità precise. «Stiamo perfezionando un’interrogazione che era già pronta e chiediamo ufficialmente il cronoprogramma di questi spostamenti», spiega.
Il punto è semplice: quando partiranno esattamente gli ambulatori? Quando toccherà ai reparti? Quale sarà la sequenza del trasferimento? E quando potrà dirsi completata la migrazione dei due vecchi ospedali?
Domande che diventano ancora più centrali ora che l’apertura del nuovo presidio entra nella sua fase decisiva.
«Mi hanno negato l’accesso al cantiere»
Ma nell’intervista emerge anche un secondo fronte. Madeo riferisce di avere chiesto formalmente, nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, di poter accedere ai locali del nuovo ospedale per verificare direttamente lo stato dell’opera. «Il 15 settembre - racconta - era stata inviata una mail. Ieri mi sono recata personalmente all’ingresso e mi è stato inibito l’accesso. Non ho voluto fare polemica perché volevo essere certa che la procedura fosse corretta».
Dopo quel primo episodio, racconta, sarebbero state inviate altre due comunicazioni. «Ci avevano rassicurato che oggi avrei potuto accedere al cantiere. Stamattina siamo andati lì e c’è stato nuovamente il diniego». Resta quindi da capire chi abbia disposto il mancato accesso e sulla base di quale procedura.
«Il rischio è avere un ospedale pronto ma non pienamente operativo»
La consigliera regionale lega il tema dei trasferimenti a un’altra preoccupazione: quella di arrivare all’apertura di una struttura moderna senza che tutte le funzioni previste siano realmente disponibili. «Temo che questo ospedale, che è smart e nasce nell’era post-pandemica, possa essere depotenziato prima ancora di vedere la luce», afferma Madeo, richiamando tra gli altri il tema della medicina nucleare e quello ancora aperto di viabilità e sottoservizi.
Si tratta della valutazione politica della vicepresidente della Commissione Sanità, che chiede ora alla Regione di mettere nero su bianco tempi e modalità del trasferimento.
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Ora la sfida non è più soltanto sapere quando finiranno i lavori (ma su quello siamo quasi certi che la struttura sarà terminata in tempo). Il punto, invece, è sapere quando e come entreranno davvero medici, reparti, apparecchiature e pazienti all'interno della mega struttura di Insiti. Ed è esattamente su questo che, da oggi, c’è un’interrogazione regionale.