Turismo, Mazza: Sibari accessibile, Crotone no
Il presidente del Comitato Magna Graecia: «La Sibaritide è tra le aree più accessibili della Calabria, ma continua a essere poco scelta dai turisti. L'aviosuperficie? Economicamente insostenibile»
CORIGLIANO-ROSSANO - «Siamo davvero sicuri che lo Jonio sia difficile da raggiungere?». È da questo interrogativo che prende avvio la riflessione di Mazza, Presidente del Comitato Magna Graecia, che invita a distinguere tra le diverse realtà dell'Arco Jonico calabrese e a superare quella che definisce una narrazione ormai consolidata sull'isolamento della Sibaritide.
Secondo Mazza, se per il Crotonese le criticità infrastrutturali oggettive, per la Piana di Sibari la situazione è diversa. «Paradossalmente – sostiene – oggi la Sibaritide è il contesto turistico più facilmente raggiungibile della Calabria, sia dal versante adriatico sia da quello tirrenico».
A sostegno della propria tesi richiama i dati ISTAT sulla mobilità turistica, evidenziando come circa il 70% degli italiani raggiunga le destinazioni di vacanza in automobile. Per chi arriva dal Nord, osserva, la Sibaritide rappresenta il primo territorio calabrese raggiungibile grazie alla presenza della strada a quattro corsie fino a Sibari e, in prospettiva, al completamento del terzo megalotto della Statale 106 sul versante adriatico. Tuttavia, la maggiore accessibilità non si traduce automaticamente in una crescita delle presenze turistiche.
«Il problema non è arrivare, ma fermarsi»
Per Mazza la questione è proprio questa: «Il megalotto facilita il transito, ma non impone la sosta». La Sibaritide rischia quindi di continuare a essere una terra di attraversamento se non saprà costruire un'offerta capace di convincere i visitatori a fermarsi.
Il presidente del Comitato evidenzia come molti flussi turistici provenienti dall'Adriatico si fermino già in Puglia, mentre quelli che percorrono l'autostrada tirrenica proseguano verso destinazioni consolidate come Tropea, Pizzo, la Costa degli Dei o la Costa Viola, pur passando nelle immediate vicinanze della Piana di Sibari.
«L'isolamento è diventato un alibi»
Mazza contesta la tesi secondo cui il ritardo turistico della Sibaritide dipenderebbe esclusivamente dalle infrastrutture. Pur riconoscendo la necessità di completare opere strategiche come la nuova Statale 106 e l'elettrificazione della ferrovia jonica, sostiene che il principale limite sia rappresentato dalle scelte urbanistiche e dalla debolezza dell'offerta turistica. Secondo questa analisi, il territorio dispone di importanti attrattori culturali, come il Parco Archeologico di Sibari, il Codex Purpureus e il Castello Ducale di Corigliano, ma questi restano scollegati da un sistema ricettivo capace di valorizzarli. Particolare attenzione viene riservata anche allo sviluppo edilizio della costa, dove, secondo Mazza, la diffusione di seconde e terze case avrebbe limitato la nascita di strutture alberghiere e servizi destinati ai visitatori.
Le priorità per il rilancio
Per invertire la tendenza, Mazza indica una serie di azioni ritenute indispensabili: investire nella ricettività alberghiera della fascia costiera; riqualificare esteticamente i lungomari; costruire un sistema turistico integrato tra Sibari e Crotone; puntare sulle infrastrutture realmente strategiche, come il completamento della Statale 106, l'elettrificazione della ferrovia jonica e collegamenti intermodali efficienti.
Esprime invece forti perplessità sull'ipotesi di rilanciare l'aviosuperficie della Sibaritide, ritenuta non sostenibile dal punto di vista economico e incapace di incidere sui reali problemi del territorio.
«Servono dati, programmazione e una visione condivisa»
L'appello finale è rivolto agli amministratori, agli imprenditori e agli operatori turistici della Sibaritide.
«Bisogna smettere di utilizzare l'isolamento come giustificazione universale – conclude Mazza – e iniziare a costruire una strategia fondata sui dati, sulla pianificazione e su una visione di sistema. Alla Sibaritide non serve chi guardi ovunque. Serve chi sappia guardare ai territori che le somigliano e sappia adattarne i modelli di sviluppo alle caratteristiche del nostro territorio».