Strage di Amendolara, i sindaci dell’Alto Ionio fanno fronte comune: «Siamo tutti amendolaresi»
Vertice d’urgenza convocato dalla sindaca Acciardi dopo l’uccisione dei quattro braccianti. Chiesta l’intitolazione dell’area IP alle vittime. Straface: «Il caporalato esiste perché qualcuno si rivolge al caporalato»
AMENDOLARA - L’Alto Ionio prova a trasformare il dolore in risposta collettiva. Dopo la strage di Amendolara, dove quattro giovani lavoratori migranti sono stati uccisi e bruciati vivi in un’auto lungo la Statale 106, i sindaci del comprensorio si sono ritrovati nella Sala consiliare “Pagano” per un vertice d’urgenza convocato dalla sindaca Maria Rita Acciardi.
Un incontro non formale, ma politico, istituzionale e morale. Perché la tragedia consumata nell’area di servizio IP non ha ferito soltanto Amendolara. Ha colpito l’intero territorio, costringendo l’Alto Ionio a guardare dentro il mondo dello sfruttamento, del lavoro bracciantile, del caporalato e delle zone d’ombra che attraversano le campagne della Sibaritide.
Alla riunione hanno partecipato primi cittadini e delegati di Amendolara, Rocca Imperiale, Montegiordano, Trebisacce, Oriolo, Canna, San Lorenzo Bellizzi, Cassano Jonio, Villapiana, Cerchiara e Nocara, insieme all’assessore regionale al Welfare Pasqualina Straface, al segretario provinciale FAI CISL Antonio Pisani, al gruppo politico Laboratorio Sinistra al Quadrato e agli organi di stampa locali e televisivi.
La sindaca Acciardi ha ribadito più volte un punto: la comunità di Amendolara è totalmente estranea alle logiche del caporalato, dello sfruttamento del lavoro e ai fenomeni criminali che hanno fatto da sfondo alla vicenda. Amendolara, ha spiegato, è stata il teatro fisico e geografico del delitto, non il luogo culturale o sociale di quelle logiche.
Ma proprio perché il crimine si è consumato lì, la comunità sente il dovere di non voltarsi dall’altra parte. Per questo l’Amministrazione comunale chiederà formalmente l’intitolazione dell’area IP alla memoria delle quattro vittime, le cui salme si trovano attualmente nell’obitorio comunale.
Un gesto simbolico, ma non secondario: dare un nome e una memoria stabile a un luogo che oggi richiama una delle pagine più buie della cronaca recente della Calabria jonica.
Nel corso del confronto, l’assessore regionale Pasqualina Straface ha richiamato la necessità di passare dal cordoglio all’azione concreta. «Siamo qui per esprimere il cordoglio alle vittime che hanno subito questa tragedia disumana, che ha scosso le coscienze di tutti», ha detto. «Ma c’è un richiamo al dovere di responsabilità, di verità e soprattutto di azione concreta».
Straface ha ricordato che il caporalato non nasce oggi, non nasce ad Amendolara e non riguarda soltanto la Calabria. Ha richiamato anche il vertice in Prefettura a Reggio Calabria con il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel quale è stata annunciata l’intensificazione delle visite ispettive.
Ma per l’assessore regionale il nodo è più profondo: «Siamo di fronte soprattutto ad una responsabilità collettiva».
Straface ha poi ricordato la riattivazione, lo scorso 30 aprile, del Tavolo Anticaporalato da parte del Dipartimento Welfare, con il coinvolgimento di prefetture, Ispettorato territoriale del lavoro, Inps, associazioni di categoria, organizzazioni sindacali e organismi chiamati a lavorare su prevenzione e contrasto.
Il passaggio più duro riguarda la denuncia del contesto che precede la tragedia di Amendolara. «Degli effetti del caporalato ne stiamo parlando almeno nel nostro territorio da tre anni: incendiano auto, ci sono ragazzi che si suicidano nelle case, però di questo mai nessuno ne parla», ha affermato Straface.
Parole che riportano il dibattito oltre l’emergenza giudiziaria e dentro la realtà quotidiana di un sistema fatto di sfruttamento, isolamento, ricatti, lavoro nero e lavoro grigio.
«Come Regione – ha aggiunto – tutte le misure che abbiamo messo in campo su tutela, legalità, inclusione sociale e integrazione sicuramente non bastano. C’è la necessità che le associazioni di categoria e il mondo produttivo svolgano il loro ruolo».
Il punto, per Straface, è netto: «Il caporalato esiste perché qualcuno si rivolge al caporalato, perché qualcuno vuole fare del massimo profitto lo sfruttamento della manodopera e di queste persone, perché c’è qualcuno che non applica i contratti collettivi. È qui che dobbiamo intervenire in maniera forte e determinata. Serve un’alleanza culturale e di grande responsabilità da parte di tutti, a partire dalla filiera».
Dalla riunione è emersa una linea comune tra i sindaci. Il primo cittadino di Rocca Imperiale, Giuseppe Ranù, ha richiamato il tema della filiera etica della sicurezza; il sindaco di Trebisacce, Franco Mundo, ha chiesto una sinergia stabile con i sindacati; il sindaco di Cassano allo Ionio, Gianpaolo Iacobini, ha sollecitato atti amministrativi coordinati; la sindaca di Oriolo, Simona Colotta, ha sottolineato il valore dei progetti SAI.
Condivisione d’intenti è arrivata anche da Rocco Introcaso, sindaco di Montegiordano, dalla vicesindaca di Nocara, dagli assessori di San Lorenzo Bellizzi e Cerchiara e dalla neoeletta sindaca di Villapiana, Mariolina De Marco, che ha ricordato come le vittime risiedessero sul territorio villapianese.
Il segretario provinciale della FAI CISL, Antonio Pisani, ha richiamato l’urgenza di applicare rigorosamente le leggi esistenti, aggredendo non solo il lavoro nero ma anche il diffuso lavoro grigio, fatto di rapporti formalmente regolari ma sostanzialmente segnati da sfruttamento, sottopagamento e irregolarità.
Dal vertice sono uscite alcune linee d’azione: la proclamazione di un lutto cittadino collettivo in concomitanza con le esequie, l’istituzione di un tavolo di coordinamento tra sindaci, la costruzione di un patto operativo territoriale, il potenziamento dei progetti SAI, la difesa dell’imprenditoria agricola sana e la creazione di una rete stabile tra Comuni, Regione, Forze dell’Ordine, sindacati e organizzazioni di categoria.
Il primo atto concreto sarà la partecipazione unitaria dei sindaci alla manifestazione promossa dalla CGIL ad Amendolara, con la presenza del segretario generale Maurizio Landini. I primi cittadini del comprensorio sfileranno con la fascia istituzionale, in segno di unità e responsabilità.
Dall’aula consiliare di Amendolara parte dunque un messaggio forte: il territorio non vuole restare spettatore. Non vuole essere definito dal luogo in cui si è consumata una strage, ma dalla risposta che saprà dare. E quella risposta, almeno nelle intenzioni emerse dal vertice, dovrà essere comune, istituzionale e permanente.
Perché la memoria delle quattro vittime non può ridursi a una cerimonia. Deve diventare un impegno. Contro il caporalato, contro lo sfruttamento, contro l’omertà e contro ogni forma di indifferenza.