Strage di Amendolara, Corbelli ringrazia Occhiuto: «Rimpatrio delle salme, gesto di grande umanità»
Il leader di Diritti Civili esprime soddisfazione dopo l’annuncio della Regione sulle spese per i familiari e il rientro dei corpi nei Paesi d’origine. «Ora il Governo informi le famiglie attraverso le ambasciate»
CORIGLIANO-ROSSANO - Il rimpatrio delle salme dei quattro braccianti uccisi ad Amendolara diventa una questione di umanità, prima ancora che di procedura. E dopo l’annuncio del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, che in Consiglio regionale ha proposto una norma per sostenere le spese di viaggio dei familiari delle vittime e il rientro dei corpi nei Paesi d’origine, arriva il ringraziamento del Movimento Diritti Civili.
Il leader del movimento, Franco Corbelli, esprime soddisfazione per quella che definisce l’accoglimento del suo appello rivolto nei giorni scorsi al governatore calabrese.
«È un gesto di grande umanità – afferma Corbelli – che fa onore alla storia di accoglienza della nostra regione».
La vicenda riguarda le salme dei quattro giovani lavoratori migranti, tre afghani e un pakistano, morti il 1 giugno in modo atroce lungo la Statale 106, davanti alla stazione di servizio IP di Amendolara. I corpi, dopo l’autopsia eseguita all’ospedale Giannettasio di Corigliano-Rossano, si trovano nell’obitorio del cimitero comunale di Amendolara.
Le vittime sono Ullah Ismat Qiemi, Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani e Safi Iayjad.
Corbelli ricorda di aver chiesto alla Regione di farsi carico delle spese per il rimpatrio delle salme nei rispettivi Paesi, Afghanistan e Pakistan. Una richiesta nata anche dall’esperienza maturata negli anni dal Movimento Diritti Civili in altri casi di migranti morti tragicamente e rimasti a lungo negli obitori perché nessuno riusciva a sostenere i costi del rientro.
Secondo quanto riferito dallo stesso Corbelli, dopo un primo scambio con Occhiuto, il presidente aveva ricordato che la Regione aveva già manifestato disponibilità in occasione della tragedia di Cutro, ma che alcuni passaggi richiedono l’attivazione del Governo nazionale, trattandosi di rapporti tra Stati.
Da qui la nuova sollecitazione dell’attivista, che ha ribadito la necessità di evitare che anche per i quattro braccianti di Amendolara si ripetano situazioni già viste in passato: corpi dimenticati, famiglie lontane, procedure ferme, assenza di risorse e ritardi nel rimpatrio.
Per Corbelli, l’annuncio di Occhiuto rappresenta dunque una risposta importante. Il presidente della Regione ha infatti annunciato la volontà di inserire una norma nella prossima variazione di bilancio per consentire alla Calabria di sostenere le spese necessarie all’arrivo dei familiari e al rimpatrio delle salme.
«Sono queste – sottolinea il leader di Diritti Civili – le campagne giuste e umane che fanno onore alla storia di una regione come la Calabria, che continua a mostrare al Paese e al mondo intero il suo vero volto: quello dell’accoglienza, della solidarietà, dell’aiuto al povero popolo dei migranti».
Corbelli si dice certo che il Consiglio regionale approverà rapidamente e all’unanimità la norma proposta, ma richiama un’altra priorità: informare le famiglie delle vittime.
A quasi dieci giorni dalla strage, infatti, i corpi dei quattro braccianti, pur identificati, non sarebbero stati ancora rivendicati dai familiari. Per Diritti Civili, è possibile che le famiglie, residenti in Afghanistan e Pakistan, non abbiano ancora piena conoscenza di quanto accaduto o non siano state messe nelle condizioni di attivare le procedure necessarie.
Per questo Corbelli chiede che il Governo italiano intervenga presso le ambasciate dei due Paesi, Afghanistan e Pakistan, per facilitare la comunicazione con i familiari e consentire loro di conoscere ufficialmente la sorte dei propri cari.
«È questa oggi la priorità da perseguire da parte di tutte le istituzioni preposte», afferma.
Il Movimento Diritti Civili conferma infine la propria disponibilità a seguire la vicenda e a offrire il proprio contributo per favorire il rimpatrio delle salme.
La strage di Amendolara continua così a produrre domande che vanno oltre l’inchiesta giudiziaria. C’è il tema della giustizia per quattro vite spezzate. C’è quello dello sfruttamento e della vulnerabilità dei lavoratori migranti. Ma c’è anche un dovere minimo e universale: fare in modo che quei corpi non restino soli, lontani da chi li ha amati, e possano tornare a casa con dignità.