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«La nuova città non ha nessun peso. Chi governa si è sopravvalutato»

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CORIGLIANO-ROSSANO – Nei giorni scorsi abbiamo intervistato l’ex sindaco di Rossano, Stefano Mascaro, ospite all’Eco in Diretta, il talk della nostra testata condotto deal direttore Marco Lefosse.

Grazie al suo intervento abbiamo cercato di capire qualcosa in più sul passato, sul presente e sul possibile futuro di una città che negli ultimi anni ha vissuto nell’onda di una trasformazione - se non nei fatti almeno in teoria - e che nel momento della sua uscita di scena dalla politica aveva difronte a sé un’occasione imperdibile: l’unione delle due municipalità di Rossano e Corigliano. La consiliatura di Stefano Mascaro, lo ricordiamo, si chiuse anticipatamente per dare spazio alla fusione. Adesso, però, il processo è a rischio. C’è chi paventa un ritorno alle vecchie autonomie da un lato, e chi pare non abbia fatto abbastanza per sostenere il progetto dall’altra.

«La fusione – dichiara l’ex sindaco Mascaro - non era una passeggiata e Corigliano l’ha mal digerita. Le aspettative erano forti, ci si aspettava che saremmo diventati tutti più forti e più ricchi. Io sono convinto che abbiamo fatto bene a sostenerla. Ovviamente i percorsi potevano essere diversi. Io ho fatto tanti incontri pro fusione e non ho perso occasione per promuoverla. Purtroppo è finita nelle mani di chi non la voleva; Stasi non l’ha mai voluta ed era cosa risaputa a Rossano. Sapevo che sarebbe andata a finire così, purtroppo chi si cimenta in battaglie così grandi con tanta sicurezza si sopravvaluta».

Cosa si sta sciupando in termini di governo della fusione? Un tempo sembrava essere una speranza per il futuro del territorio, ora un fardello da cui liberarsi.

«Dal punto di vista logistico, l’attuale sindaco propendeva affinché tutto venisse spostato nei centri storici per movimentare e ripopolare le aree abbandonate. Per fortuna col tempo si è ravveduto e ha compreso che l’idea della Cittadella dei Servizi di Insiti è più efficace come risposta all’accorpamento e ripensamento degli uffici comunali. Per ciò che riguarda, invece, il peso della nuova città in Regione, in Italia e in Europa noto che siamo fuori dai circuiti e dalle reti nazionali e internazionali. Facciamo i compitini a casa ma nulla di più».

Ciononostante, le forze politiche d’opposizione stentano a tracciare una strada alternativa. C’è chi sostiene che il secondo mandato Stasi sia dato per scontato.  

«Io credo che questa prossima tornata elettorale rappresenti una sorta di prima volta. Spero che le idee e i progetti convergano e si proponga un unico nome, o che comunque non si creino numerose liste per vari candidati. Così facendo si rischia di facilitargli la vittoria». Come si sconfigge Stasi? Mascaro non ha dubbi: «Al primo turno con un candidato unitario».

E sui temi di bilancio: «Per ciò che riguarda la gestione delle casse mi viene da dire che tutto ciò che si sta facendo mira ad un solo scopo: la riconferma del voto. Prima di fare favori, però, devi pensare che sei sindaco di una città importante, che ha una storia. Sulla questione rottamazione, poi, ha paventato una generosità che si inserisce sempre nello stesso quadro strategico e populista».

«Io ho visto – incalza Mascaro - come ha gestito, ad esempio, le assunzioni favorendo il gruppo di persone che gli sta intorno, la sua cerchia. Candidati, consiglieri, maggioranza. Lui accusava me, “l’assumificio Mascaro” diceva, e ora si macchia della stessa colpa. Io ho fatto solo scorrere una graduatoria di 3 amministrativi della giunta Antoniotti; questa è stata l’azione grazie alla quale mi ha ricoperto di calunnie. Non avrei mai assunto un mio compare, non darei mai 120.000 mila euro ad associazioni a me care, che magari lavorano degnamente per molte cause, ma che non posso gravare sulle casse comunali. Lui l’ha fatto».

«Se l’attuale amministratore di Corigliano-Rossano dovesse fare meglio sarei il primo a riconoscerlo perché il mio unico interesse è vedere una città che migliora. Io non voglio spegnere Corigliano-Rossano, voglio accenderla. Gli altri, però, utilizzano e hanno utilizzato questo espediente anche contro di me: spengono la città per pensare di poterla accendere, meglio di altri».

Ciò che emerge dalle parole dell’ex sindaco è sicuramente un risentimento antico, frutto di precedenti attriti e di questioni mai sanate. E lo ammette «non posso dimenticare ciò che mi è stato fatto e ciò che è stato detto sul mio conto». Difficile quindi delineare il confine tra l’attacco politico e risentimento personale. Ci auguriamo che il confronto politico che ci attende possa disputarsi ad un livello che superi i conflitti personali e si mantenga sul piano delle idee, del lavoro fatto e dei progetti futuri.

Rita Rizzuti
Autore: Rita Rizzuti

Nata nel 1994, laureata in Scienze Filosofiche, ho studiato Editoria e Marketing Digitale. Amo leggere e tutto ciò che riguarda la parola e il linguaggio. Le profonde questioni umane mi affascinano e mi tormentano. Difendo sempre le mie idee.