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Qualcuno dica all’Unione Europea che è morta

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CORIGLIANO-ROSSANO- Un fantasma si aggira per l’Europa: il trattore. Basta parafrasare l’apertura del Manifesto del partito comunista di Marx ed Hengels per fotografare l’ennesima debacle europea. Vivere nella menzogna può fare stare bene, può rendere la realtà più sopportabile, ma ad un certo punto bisogna fare i conti con l’elefante nel corridoio. 

Ormai l’Europa è un ectoplasta piatto, una costellazione lontana, una nemica fatta di norme penalizzanti e burocrazia asfissiante. Gli agricoltori del vecchio continente sono gli ultimi (in ordine temporale) ad averlo capito, ma l’incubazione del malcontento ha radici profondissime. Non è bastato Maastricht? Non è bastato la crisi del debito sovrano europeo del 2011? Non è bastato il Covid? Non basta l’inconcludenza cosmica del PNRR? Non basta lo stallo alla messicana del conflitto russo-ucraino? Non basta lo spirito da Yes Man nella carneficina di Gaza? A quanto pare no. 

Se da una parte viviamo in un Armageddon che colpisce la democrazia liberale occidentale, dall’altra stiamo vedendo - anno dopo anno e in un ogni ambito di interesse collettivo - la disgregazione di un sogno. L’Europa nel 1990 contava i due terzi della ricchezza mondiale, oggi siamo ad un quarto. Non c’è delitto più grande di avere la memoria corta. Dimenticando che l’attuale sistema europeo sta umiliando i paesi europei con le economie “più deboli”, coloro che sono accusati di lavorare poco, di aver vissuto al di sopra delle loro possibilità. Opinioni senza senso di Ayatollah di Bruxelles. L’Europa di oggi, non quella dei sogni, nasce da Robert Schuman, avvocato, ministro francese e lobbista dell’industria pesante francese. La CECA non si costituisce come un miracolo solidale, ma rappresentava l’inizio di un sistema di libero scambio a favore dei più ricchi e del capitalismo più sfrenato. 

Così Frederick Von Hayek, il padre della teoria economica europeista: «si distrugge lo Stato demolendo ogni accesso alla moneta. Dobbiamo abolire ogni forma di spesa pubblica». Jacques Attali: «La disoccupazione è una mira per creare un’elite». 

Per trent’anni si è permesso alla qualunque di occupare tutti i gangli dello Stato, portando avanti una politica fatta di macelleria sociale e distruzione dei diritti costituzionali, al fine di annientare gli stati europei come autonomi organismi statati. Tutti i partiti, nessuno escluso, prima di tutto devono confessare professione di fede al dogma europeista. 

Se vuoi governare funziona così.

Negli anni 60-70-80, quelli del “sovranismo”, partendo dalla sanità, l’Italia contava 695 Usl contro le 101 Asp di oggi, i posti letto sono passati da 500.000 a 200.000. Si è tagliato qualcosa come 37 miliardi di euro per politiche di austerity imposte dall’Unione Europea.

“La miseria è una brutta cosa. Talmente avvilisce gli uomini che li fa arrossire anche delle proprie virtù”. Gli italiani ne sanno qualcosa.

L’Europa, quella che non si sognava ma che è diventata, si misura su Schengen e sulle ubricature da rimediare negli Erasmus, nulla di più e nulla di meno.

Nella DDR, prima del collasso comunista, si ripeteva: «Ci vuole più Unione Sovietica», oggi in Europa si dice che c’è bisogno di più Europa. Il parallelismo è chiaro e può servire come monito: esiste solo un’Europa ed è quella dei popoli.

Josef Platarota
Autore: Josef Platarota

Nasce nel 1988 a Cariati. Metà calovetese e metà rossanese, consegue la laurea in Storia e Scienze Storiche all’Università della Calabria. Entra nel mondo del giornalismo nel 2010 seguendo la Rossanese e ha un sogno: scrivere della sua promozione in Serie C. Malgrado tutto, ci crede ancora. Ha scritto per Calabria Ora, Il Garantista, Cronache delle Calabrie, Inter-News, Il Gazzettino della Calabria e Il Meridione si è occupato anche di Cronaca e Attualità. Insegna Lettere negli istituti della provincia di Cosenza. Le sue passioni sono la lettura, la storia, la filosofia, il calcio, gli animali e l’Inter. Ha tre idoli: Sankara, Riquelme e Michael Jordan.