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A Corigliano-Rossano la Politica è morta, non esiste più

4 minuti di lettura

Sarebbe arrivato il giorno del dito nella piaga. Forse è questo. La più grave e sanguinante tra tutte, la più lacerata e pericolosamente non rimarginabile se non ci sarà una presa di coscienza collettiva. La Politica (quella scritta con P maiuscola) a Corigliano-Rossano è morta, sepolta, non esiste più. È uno zombie che vaga negli anfratti più o meno bui di questa grande città. E questo lo si percepisce dall’aria che si respira nella società coriglianese tanto in quella rossanese.

La cartina di tornasole, il termometro, il polso di questa situazione, che ci sta portando a passeggio - prima di tutti - verso il baratro, sono i giovani. Occorre che si dia ascolto, con semplice curiosità, ai discorsi che i nostri ragazzi fanno nei loro capannelli nelle piazze e nelle vie della città. Nessuno parla più di quello che accade del mondo, nessuno si preoccupa di affrontare confrontarsi o scontrarsi sui grandi temi di attualità. Nessuno ha una coscienza delle proprie idee. È una colpa magistrale della scuola – certo - che con le continue e disastrose riforme degli ultimi decenni è diventata più un’officina di stampo cinese che non una palestra di cultura quanto di pensiero e coscienza critica.

Una divagazione – Ben vengano a proposito le scuole di formazione di pensiero entracurriculari per giovani e meno giovani che qualche docente in pensione ha pensato di proporre “a gratis”; quantomeno servono a creare consapevolezza!  

Ma la scuola è cambiata a Corigliano-Rossano come in ogni angolo della nostra Italia. Ovviamente. Quindi il decadimento è per tutti. Sicuramente. Qui di più. Molto di più. Perché non c’è offerta se non quella dei social, della Tv e dei continui rincoglionimenti delle mode e dei tormentoni, dei reel e dei tiktok. Che hanno occupato in modo hitleriano la testa, i tempi, gli spazi delle nuove generazioni.

Quegli stessi spazi che un tempo offrivano i partiti (dibattito, ricreazione, cameratismo o compagnia, discussione) ora non ci sono più. Perché i partiti, la politica se ne sono andati. Hanno smesso la loro funzione sociale. Se non fosse per qualche associazione che ancora vive e resiste e che trasmette valori identitari e di consapevolezza a giovani e meno giovani, dall'Azione cattolica agli Scout, dai presidi a tutela dei centri storici (SosteniAmo a Rossano o RibelleZza a Corigliano ma ce ne sono altri), ci sarebbe il piattume totale. 

La politica a Corigliano-Rossano è morta - dicevamo - con gravi indizi di colpevolezza, che sono prove inconfutabili, sui rappresentanti politici locali: incapaci, evidentemente, di rigenerarsi e di creare una nuova generazione politica.

Il PD si è liquefatto (e rischia la putrefazione) nelle polemiche e nelle sue ataviche lotte intestine. Basti pensare che i dirigenti dem locali ormai, quando aprono bocca lo fanno per sparare come bazooka accuse al vetriolo pesantissime. La grande macchina democratica è solo un apparato da muovere (malamente) in caso elezioni e con scarsissimi risultati. Tutto questo mentre i giovani che pure ci sono e che vorrebbero dare il loro prezioso contributo vengono relegati ai margini, considerati più un accessorio che un fulcro o – ancora peggio – trattati come trofeo da brandire all’occorrenza: “Noi abbiamo i giovani!” – Sì, certo e che ruolo gli avete dato?

Fratelli d’Italia è viva ed è forte (anche nella presenza sul territorio) non solo perché oggi è di moda ma perché c’è un “legno vecchio” che mantiene acceso il fuoco. Ma se il “capo” domani decidesse di dedicarsi all’agricoltura? Cosa accadrebbe?

Forza Italia è un ologramma che si vede solo in tempi elettorali o quantomeno non si percepisce negli altri periodi dell’anno.

C’è Azione che si è rinvigorita di qualche elemento di spessore, che ha riciclato gente, che ha iniziato un percorso con un certo entusiasmo. Ma anche lì i termini militanza, appartenenza, identità stanno belli nascosti in uno sgabuzzino.

Il Movimento 5 Stelle, invece, è solo vetrine di ex negozi tappezzati di manifesti con testoni per le vie della città. I pentastellati, però, sono i portatori sani della politica 4.0: quella che non c’è fisicamente ma è presentissima sul web. Un componimento ideologico allo stato gassoso che si materializza solo nella cabina elettorale.

Poi ci sono tutti gli altri partiti la cui funzione è l'organizzazione di riunioni di cantina, piuttosto che quella di presentare perfettissimi organigrammi inesistenti o, peggio, farsi selfie “sfondati” di manifesti carichi di slogan e sicurezza. Ci sono solo sulla carta!

Il dato emblematico e drammatico, però, è nella rappresentanza civica. Una città importante, autorevole, capofila di innovazione (dicevano) che probabilmente ha il peggior consiglio comunale di sempre (considerando anche le due estinte città). Su entrambi i lati dell’emiciclo. A tutto vantaggio di una forza amministrativa che ormai si sente nel diritto, nel dovere, nell’autorità di fare tutto ciò che vuole. Non c’è monitoraggio, non c’è una proposta alternativa, non c’è alcun tipo di mobilitazione.

L’opposizione è sparita. Tra gente che pensava di poter spodestare il re dal trono lanciando tre comunicati stampa al giorno (oggi si è seccato pure di fare quello); altri che stanno con l’orecchio e gli occhi “gurpigni” pronti a fare il salto della quaglia qualora ci fosse un incarico, un posto libero o una buona proposta; altri ancora si ritrovano ad essere politici di razza solo nelle sedute dei Consigli comunali pensando che quello sia il solo luogo per difendere idee e fare proposte; altri invece hanno una spiccata dialettica sulle solite note stampa ma che in tre anni e mezzo di consiliatura non hanno proferito parola (sicuri che quello che scrivete sia tutta farina del vostro sacco?).

E infine la maggioranza. Impalpabile. Ce ne sono certi, quasi tutti, campioni di salamelecchi, altri che ancora oggi si guardano attorno e dicono “Ma davvero sono qua? E come ci sono arrivato?”; alcuni che davvero non hanno la minima idea di quello che accade in città (o fanno finta di non saperlo).

La politica a Corigliano-Rossano è morta. È morta nelle piazze, è morta nei contenuti, è morta tra le nuove generazioni. È morta nella gente. E di questo ne pagheremo gravi, gravissime conseguenze!

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.