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Sybaris, il porto forse era una laguna: a Paestum nuove ipotesi sulle città perdute della Sibaritide

6 minuti di lettura

PAESTUM – Una sala gremita, un pubblico numeroso, partecipe e attento, e un confronto culturale di grande interesse hanno caratterizzato la presentazione del volume Alla ricerca di Sybaris e Thurii. Il paesaggio antico, dell'ingegnere e ricercatore Nilo Domanico, svoltasi sabato 31 ottobre nella prestigiosa cornice del Museo Archeologico Nazionale di Paestum, nell'ambito della XXVIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.

L'incontro, inserito nel convegno nazionale Oinotria Tellura – Il cammino del vino antico, promosso dai Gruppi Archeologici d'Italia APS, ha rappresentato un'importante occasione di approfondimento sul patrimonio storico e archeologico della Magna Grecia, riportando al centro dell'attenzione uno dei temi più affascinanti e ancora controversi dell'archeologia italiana: l'esatta ubicazione delle antiche città di Sybaris e Thurii e la ricostruzione del paesaggio nel quale esse sorsero e si svilupparono.

A rendere particolarmente significativo l'appuntamento è stata anche la partecipazione di un pubblico che ha seguito con vivo interesse le argomentazioni presentate, a testimonianza di quanto la storia della Sibaritide continui a suscitare curiosità, passione e desiderio di conoscenza ben oltre i confini del territorio calabrese.

Un percorso di ricerca che continua ad arricchirsi

Per Nilo Domanico, quella di Paestum ha rappresentato una nuova e importante tappa di un percorso culturale e scientifico avviato da diversi anni e già approdato alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico nel 2024.

Dalla presentazione del proprio lavoro all'Università della Calabria alla prestigiosa Pinacoteca di Brera, passando attraverso numerosi incontri culturali e presentazioni in Calabria e in altre regioni italiane, il volume ha progressivamente alimentato un confronto che coinvolge appassionati, studiosi e ricercatori.

Ma l'appuntamento del 2026 ha assunto un significato ulteriore: non soltanto la presentazione di un libro, bensì l'occasione per illustrare nuovi sviluppi della ricerca, maturati attraverso l'approfondimento delle fonti storiche, delle testimonianze archeologiche e degli studi geologici, idrogeologici e geomorfologici della Piana di Sibari.

Ad accompagnare l'autore sono intervenuti Leonardo Lozito, consigliere nazionale dei Gruppi Archeologici d'Italia, e il professor Giovanni Russo, storico, che ha offerto un contributo di particolare interesse alla lettura del rapporto fra il paesaggio antico, le risorse idriche e la localizzazione delle città scomparse.

Il porto perduto di Sybaris: una nuova prospettiva di ricerca

Uno degli argomenti centrali dell'incontro ha riguardato la possibile ubicazione del porto dell'antica Sybaris, la potente colonia achea che, tra il VIII e il VI secolo a.C., raggiunse una straordinaria prosperità economica e commerciale.

La nuova ipotesi elaborata da Domanico invita a superare l'immagine tradizionale di un porto necessariamente affacciato sul mare aperto, proponendo invece un sistema portuale lagunare e fluviale, inserito in un paesaggio costiero profondamente diverso da quello attuale.

Attraverso la rielaborazione di studi geologici, idrogeologici e geomorfologici già pubblicati, integrati con l'analisi della cartografia storica e delle antiche direttrici fluviali, la ricerca individua un settore di particolare interesse a oriente di Masseria Bruscata, in prossimità dell'area compresa tra l'attuale Parco Archeologico e Casa Bianca.

In questo scenario, l'antica Sybaris avrebbe potuto disporre di un esteso bacino lagunare naturalmente protetto, collegato al Mare Jonio e al sistema dei paleoalvei del fiume Sybaris, oggi Coscile.

Una configurazione che, se confermata da future indagini geoarcheologiche, offrirebbe nuove chiavi interpretative per comprendere l'organizzazione dei traffici e le ragioni della straordinaria fortuna commerciale della polis.

Non si tratta di rivendicare una scoperta archeologica già acquisita, ma di proporre un modello territoriale scientificamente verificabile, capace di indirizzare nuove ricerche verso aree ben individuate.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti del lavoro presentato a Paestum: la possibilità di trasformare interrogativi storici ancora irrisolti in concrete prospettive d'indagine sul territorio.


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Thurii e la necropoli di Favella della Corte

Altrettanto significativo è stato l'approfondimento relativo all'antica Thurii, fondata nel 444/443 a.C. nell'ambito dell'iniziativa coloniale panellenica sostenuta da Atene.

La ricerca di Domanico propone una rilettura della sua possibile ubicazione, ponendo particolare attenzione all'area di Favella della Corte e alle testimonianze archeologiche che vi furono rinvenute durante le esplorazioni condotte da Francesco Saverio Cavallari nella seconda metà dell'Ottocento.

In particolare, l'attenzione si concentra sui monumentali tumuli funerari, fra i quali il cosiddetto Timpone Grande, che rappresentano testimonianze di notevole interesse per la ricostruzione dell'organizzazione territoriale e delle pratiche funerarie dell'antica comunità.

La proposta invita a considerare questi monumenti non come ritrovamenti isolati, ma come possibili elementi di un più articolato paesaggio funerario, da mettere in relazione con gli insediamenti, le risorse idriche e le antiche direttrici di comunicazione.

Ulteriore elemento di riflessione è costituito dalla sorgente Thuria, ricordata dagli autori antichi in relazione alla fondazione della città.

La possibile identificazione di questa sorgente con la Fonte del Fico, nell'area di Favella della Corte, costituisce una delle ipotesi discusse, aprendo nuove prospettive sul rapporto fra le testimonianze letterarie e la geografia storica della Sibaritide.

Anche in questo caso, l'obiettivo non è sostituire una localizzazione tradizionale con una nuova certezza, ma verificare se l'insieme degli indizi storici, topografici e ambientali possa giustificare una diversa ricostruzione dell'antico assetto urbano.

Il contributo dello storico Giovanni Russo: l’acqua come chiave di lettura della storia

Di particolare rilievo è stato il contributo del professor Giovanni Russo, che ha approfondito il significato storico dell'acqua nella nascita, nello sviluppo e nell'organizzazione delle città antiche.

Il suo intervento, sviluppato intorno al tema L'acqua che fonda le città: paesaggio, porto e necropoli nella ricerca di Nilo Domanico, ha evidenziato come la ricostruzione delle antiche realtà urbane non possa prescindere dalla conoscenza dell'ambiente nel quale esse sorsero.

I fiumi, le sorgenti, le lagune e le antiche linee di costa non rappresentavano semplicemente elementi geografici, ma condizioni fondamentali per la vita economica, sociale e politica delle comunità.

Una prospettiva nella quale l'acqua diventa il filo conduttore capace di mettere in relazione la storia di Sybaris con il suo possibile sistema portuale e quella di Thurii con la sorgente che, secondo le testimonianze antiche, avrebbe contribuito a determinarne il nome.

Particolarmente suggestiva la riflessione sintetizzata nell'espressione evocativa scelta dallo storico: «In principio era la sorgente». Un'immagine che restituisce efficacemente il significato profondo di una ricerca che non si limita a cercare le vestigia delle città scomparse, ma tenta di ricostruire l'ambiente che ne rese possibile l'esistenza.

La forza del confronto e il valore della multidisciplinarità

La presentazione di Paestum ha offerto anche un'occasione per riflettere sull'importanza del dialogo fra discipline differenti.

Archeologia, storia, ingegneria, geologia, idrogeologia e geomorfologia possono concorrere, ciascuna con i propri metodi e strumenti, alla comprensione dei paesaggi antichi.

Proprio questa integrazione costituisce uno degli elementi caratterizzanti della ricerca di Domanico, nella convinzione che la conoscenza non debba essere limitata da rigidi confini disciplinari.

Le grandi città del mondo antico furono anche il risultato di complesse scelte tecniche e territoriali: la disponibilità delle acque, la stabilità dei terreni, la presenza di vie di comunicazione, le possibilità di approdo e l'organizzazione degli spazi urbani rappresentavano condizioni determinanti nella pianificazione degli insediamenti.

Comprendere questi fattori significa guardare alle città antiche non soltanto attraverso i monumenti e i reperti, ma anche attraverso la logica territoriale che ne orientò la nascita e lo sviluppo.

In questa prospettiva, la ricerca scientifica assume il valore di un percorso aperto, nel quale anche le interpretazioni consolidate possono essere nuovamente interrogate, purché attraverso argomentazioni documentate e ipotesi sottoposte a verifica.

Paestum, un luogo simbolico per raccontare la Magna Grecia

Non meno significativo è stato il contesto nel quale si è svolto l'incontro.

Il Museo Archeologico Nazionale di Paestum, uno dei luoghi più rappresentativi della civiltà magnogreca, ha offerto una cornice particolarmente suggestiva a una riflessione dedicata ad altre due grandi protagoniste della storia greca dell'Italia meridionale.

In un luogo nel quale il patrimonio archeologico racconta ancora oggi la grandezza delle antiche comunità mediterranee, la vicenda di Sybaris e Thurii ha trovato una nuova occasione di confronto e divulgazione.

La numerosa partecipazione del pubblico ha rappresentato un riconoscimento importante non soltanto per l'autore e per i relatori, ma anche per l'impegno dei Gruppi Archeologici d'Italia, da sempre attivi nella promozione, nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale.

L'iniziativa ha confermato quanto sia importante portare la ricerca fuori dai soli ambienti specialistici, creando occasioni di incontro nelle quali la conoscenza scientifica possa dialogare con un pubblico più ampio, senza rinunciare al rigore delle argomentazioni.

La ricerca continua: dalle ipotesi alle future indagini sul territorio

L'incontro di Paestum non rappresenta, dunque, un punto di arrivo, ma una nuova tappa di un percorso ancora aperto.

Le ipotesi relative al porto lagunare di Sybaris, alla possibile ubicazione di Thurii e alla necropoli di Favella della Corte richiedono ulteriori approfondimenti e verifiche attraverso indagini archeologiche e geoarcheologiche mirate.

Ma il contributo della ricerca consiste già oggi nell'aver proposto una lettura integrata del territorio, suggerendo nuovi collegamenti fra dati storici e ambientali e individuando possibili direttrici per future investigazioni.

Il grande interesse manifestato dal pubblico nella sala del Museo Archeologico di Paestum dimostra, inoltre, che la ricerca delle città perdute non appartiene soltanto agli specialisti: riguarda la memoria collettiva, l'identità culturale e il rapporto delle comunità contemporanee con la propria storia.

Perché cercare Sybaris e Thurii non significa soltanto tentare di individuare sulla carta geografica due città scomparse. Significa ricostruire il paesaggio che le accolse, comprendere le ragioni della loro grandezza e restituire al territorio la consapevolezza della propria storia.

E forse è proprio questo il messaggio più importante emerso dalla giornata di Paestum: il passato non è un patrimonio immobile, definitivamente consegnato ai libri di storia, ma una realtà che continua a interrogarci, a sollecitare nuove domande e ad aprire prospettive di conoscenza.

A volte, per ritrovare una città perduta, occorre prima imparare a guardare con occhi nuovi la terra che l'ha custodita per millenni.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.