Rossano, le poesie nella valigia di cartone: Umberto Romano racconta il viaggio dell’anima
Nel cortile del Museo Diocesano e del Codex una serata partecipata tra poesia, musica e riflessioni sulla cultura come linguaggio di dialogo, solidarietà e pace
CORIGLIANO-ROSSANO - Una valigia di cartone come simbolo del viaggio, dell’appartenenza, della memoria e della ricerca continua di umanità. È attorno a questa immagine che si è sviluppata, nel cortile del Museo Diocesano e del Codex di Rossano, la serata dedicata alle poesie di Umberto Romano.
L’incontro, svoltosi giovedì 16 luglio alle ore 19, ha confermato il percorso culturale che pone la parola, l’arte e la condivisione al centro di un linguaggio capace di generare dialogo, solidarietà e costruzione della pace.
Romano è tornato a raccontare il mondo attraverso il suo instancabile viaggio umano e letterario. La sua “valigia di cartone” diventa metafora di chi attraversa luoghi, esperienze, cadute e rinascite, portando con sé il peso e la ricchezza degli incontri vissuti.
La sua poesia nasce da un vissuto autentico e invita il lettore a superare i confini dell’apparenza, per entrare in una dimensione fatta di immagini, colori, memoria e profonde riflessioni sull’esistenza. Non offre risposte immediate, ma chiede ascolto, sensibilità e disponibilità a lasciarsi attraversare dalle parole.
In un tempo dominato dalla fretta e dall’individualismo, i versi di Romano diventano un invito a rallentare, a ritrovare il dialogo con sé stessi e a riscoprire il valore più vero delle relazioni umane.
La serata è stata coordinata da Tatiana Novello. L’introduzione è stata affidata alla professoressa Anna Lasso, autrice dell’introduzione al libro. A seguire, il confronto tra Giovanni Soda e l’autore sui contenuti dell’opera.
Particolarmente apprezzata anche l’incursione letteraria del professor Giuseppe De Rosis, che ha offerto una riflessione sul tema della cultura nel tempo e sul valore della solidarietà.
Le letture dei testi sono state curate dagli Amici dell’Arte, guidati dal dottor Franco Cirò, mentre gli intermezzi musicali di Pino Salerno hanno accompagnato il pubblico in un percorso sospeso tra parola, suono ed emozione.
Un appuntamento attento e partecipato, capace di restituire alla poesia il suo ruolo più alto: non evasione, ma sguardo profondo sull’uomo, sulle sue fragilità e sulla possibilità di ritrovare, anche attraverso la cultura, una strada comune.