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La festa di Natale, il seme dell'eternità nella carne

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VACCARIZZO ALBANESE - Il doganiere chiede ad un viaggiatore il nome, l'età, la nazionalità, ecc. Le chiede alla fine anche la religione. Il viaggiatore risponde: «Agnostico». Al che il doganiere, dopo un momento di smarrimento, sorride imbarazzato: «Beh, lo chiamiamo in tanti modi, ma alla fine adoriamo tutti lo stesso Dio».

Questo aneddoto calza bene in questo periodo in cui il messaggio religioso benaugurante - arricchito da immagini e testo in cui bisogna dare prova di talento e sensibilità - viaggia nella lista dei nostri amici, indipendentemente se sono religiosi o no. Calati in un'atmosfera diversa, durante questi giorni vorremmo essere migliori. 

Il Natale è un arco di tempo colmo di luci, di musiche, di profumi, di colori, di voci; i colori rosso, verde, oro riempiono le vetrine dei negozi; i pranzi, i mercatini, i concerti natalizi, le recite dei bambini animano in modo straordinario le scuole e le chiese. Sono per tanti giorni di vacanza felici e fragranti, giorni speciali, che lievitano nell'attesa. Sia che li viviamo in profondità oppure più superficialmente, prima di scendere nel cuore, l'atmosfera di Natale passa dai sensi: vista, olfatto, udito, gusto. Se il gusto delle pietanze, dei dolci tipici (innumerevoli in Calabria e nella tradizione italo-albanese: krustulet, qenullilet, skallilet ecc.) e anche il loro profumo, come quello del muschio e dell'abete sono caratteristici, per assaporare "il midollo" della festa l'udito ci aiuta di più. Dal patrimonio popolare arbëresh (Shën Bambin kurorë me lule, Kuça nina ecc.) o dalla grande tradizione italiana o internazionale, suonate da zampognari per le strade o in raffinati concerti, cantate in famiglia o nei cori polifonici da professionisti, le canzoni natalizie sono un vero tesoro spirituale e musicale. Piene di delicati echi poetici evocano il mistero della Nascita. Alcune melodie sono quasi liturgiche per l'atmosfera religiosa irradiata. Sono un valore spirituale inestimabile, la tradizione viva del popolo cristiano. In ogni luogo, in ogni lingua, questi canti annunziano la gioia della nascita del Signore. L'angelo dice: Non temete, gioite! La nascita di un essere umano è sempre fonte di grande gioia (cf. Gv 16, 21). La creatività rivela il respiro fresco della nostra personalità nel fare, nelle nostre case, dei bei presepi. Addobbiamo le città e i paesi con luminarie e alberi di Natale con innumerevoli luci a ricordo di quel hotel a mille stelle dove nacque il Signore. Nella tradizione bizantina mettiamo in esposizione l'icona della Natività, una miniera a cielo aperto di simboli. Sono dei segni espressivi, visibili. Anche concretamente, ci sentiamo più disposti a portare sollievo a qualcuno che soffre, siamo più attenti coi poveri, c'è più benevolenza verso i migranti; la storia stessa della Sacra famiglia porta segni indelebili di fragilità e pericolo.

Non l'originalità della dottrina ma la divinità di Cristo determina l'importanza del cristianesimo. A Natale Dio fa il primo passo. Facciamolo anche noi! Secondo un testo del patriarca bizantino Germano (715-30), l'abside di ogni chiesa simboleggia la grotta di Betlemme. In modo del tutto particolare però dobbiamo menzionare il presepe nascosto: il tabernacolo. Nell'ebraico Betlemme significa la casa del pane. Il tabernacolo, il posto dove alloggia il Santo Corpo di Gesù, è la nostra Betlemme. La religione non è nata da un'esigenza culturale, come le cattedrali non sono state edificate per incentivare il turismo.  Il Natale è così bello che molti vorremmo viverlo bene prima di tutto dal punto di vista spirituale, cristianamente. Per fare degnamente la Comunione, ci dobbiamo un regalo. Talvolta abbiamo bisogno di farci un regalo: un oggetto, una vacanza, una giornata di svago. In vista del Natale, possiamo farci un regalo che non costa nulla in termini di soldi, ma dona una grande gioia: una bella Confessione, ben preparata, liberante, profonda e intensa. Il sacramento del Perdono è una nuova nascita, è Gesù che rinasce in noi, un vero Natale.

Le vicende della vita portano i passi di tanti calabresi altrove; ci si disperde ma si resta sempre coscienti della propria identità. Niente, né la ferocia di una guerra nel cuore dell'Europa, in cui «l'uomo è la ferita aperta di Dio» (secondo il filosofo Emil Cioran), ne la crisi economica o le paure ancora legate al covid19 possono recidere l'attaccamento alle proprie radici e tradizioni che forniscono il sale vitale dell'autocoscienza e ci aiutano a distinguere tra insufficiente e indispensabile. Bisogna ricordare ed elogiare i sacrifici di tante famiglie, se è vero - come scrive lo stesso Cioran - che «al giudizio finale verranno pesate soltanto le lacrime». Natale con i tuoi diventa ricettacolo di quel senso di comunione e di amore così necessaria all'umanità. La forza dell'amore è il seme dell'eternità nella carne. 

Elia Hagi
Autore: Elia Hagi

Studia a Roma filosofia e teologia e comunicazioni sociali e oggi svolge a Vaccarizzo Albanese il suo ministero sacerdotale. Diventato sommelier, segue con passione la rinascita del vino calabrese con un particolare interesse rivolto ai vini identitari Arbëreshë.