Schiavonea, l’ultimo saluto a Grzegorz. Florea: «Non era invisibile, la sua morte è una ferita per tutti»
Domenica i funerali dell’uomo morto dopo il rogo nell’insediamento di Boscarello. La mediatrice culturale: «Una tragedia che si poteva e si doveva evitare»
CORIGLIANO-ROSSANO - Aveva un nome, un cognome e una dignità che nessuna condizione di povertà può cancellare. Si chiamava Grzegorz Chalupka, aveva 61 anni, era di nazionalità polacca ed è morto dopo le gravissime ustioni riportate nell’incendio che ha devastato l’insediamento di baracche in contrada Boscarello, a Schiavonea.
Una morte che racconta solitudine, marginalità, precarietà estrema. Ma anche una comunità che, almeno nell’ultimo saluto, ha scelto di non lasciare solo un uomo consumato ai bordi della vita.
Le esequie saranno celebrate domenica 19 luglio 2026 alle ore 17.30 nella chiesa di Santa Maria ad Nives, a Schiavonea. Il rito sarà presieduto dall’arcivescovo di Rossano-Cariati, monsignor Maurizio Aloise.
Nessuno, secondo quanto emerso, avrebbe reclamato la salma. A farsi carico della sepoltura sarà il Comune di Corigliano-Rossano, mentre l’Arcidiocesi e il Servizio diocesano per la Pastorale della Carità hanno invitato fedeli, cittadini e associazioni a partecipare a un momento di preghiera che diventa anche riflessione collettiva sulle povertà estreme presenti nel territorio.
Ma su questa morte arriva anche la voce di Carmen Florea, mediatrice culturale, che richiama tutti a guardare oltre le etichette, oltre la nazionalità, oltre la condizione sociale.
«Un uomo di 61 anni, con un nome, un cognome e una dignità indissolubile», scrive Florea. «Come mediatrice culturale, incontro ogni giorno storie di distanze, di partenze e di arrivi difficili. Troppo spesso, chi arriva da lontano viene spogliato della propria identità e ridotto a un’etichetta geografica o a una categoria sociale».
Per la mediatrice, il rischio più grande è quello dell’invisibilità. «Diventiamo invisibili. Ma l’invisibilità è una scelta di chi guarda, non una caratteristica di chi soffre. Grzegorz non era invisibile agli occhi di Dio, e non deve esserlo oggi nei nostri cuori».
Parole che trasformano la cronaca in una domanda più ampia, rivolta al territorio e alle sue istituzioni. Perché la tragedia di Boscarello non può essere archiviata come un fatto isolato, né liquidata come l’ennesima emergenza da gestire quando ormai è troppo tardi.
«La sua morte in quel tragico rogo a Schiavonea – aggiunge Florea – è una ferita profonda per tutti noi. Una tragedia che si poteva e si doveva evitare».
Il punto, secondo la mediatrice culturale, è superare la logica dell’intervento postumo, della corsa ai ripari dopo il dramma, dell’emergenza permanente che diventa normalità.
«Non possiamo più permetterci di operare e vivere perennemente in uno stato di emergenza, correndo ai ripari solo quando è troppo tardi. È tempo di dire basta. È tempo di investire nella prevenzione, nell’ascolto e nella tutela della vita umana prima che si consumi il dramma».
La morte di Grzegorz riporta così al centro il tema delle fragilità estreme, degli insediamenti informali, delle persone che vivono senza reti familiari, senza casa, senza protezione stabile. Persone che spesso attraversano il territorio senza essere viste davvero, fino a quando una tragedia non costringe tutti a pronunciarne il nome.
«La povertà e la precarietà – conclude Florea – non possono essere le uniche compagne di vita di un essere umano fino alla fine. Trasformiamo il dolore di oggi in un impegno concreto per il futuro, affinché nessuno debba più morire nel silenzio e nell’indifferenza di una tenda in fiamme. Riposa in pace, Grzegorz. Che la terra ti sia lieve».
Domenica Schiavonea si fermerà per l’ultimo saluto. Non solo un funerale, ma un atto di dignità. E forse anche un monito: nessuna vita può essere considerata invisibile.