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Prima del Coronavirus la Spagnola, vera epidemia mortifera

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102 anni fa il mondo veniva straziato da una Febbre dal nome iberico. Prendendo spunto da “La pandemia influenzale spagnola” di Sabbatani e Fiorino, ricostruiamo quei mesi.

di Josef Platarota Prima del Coronavirus ci fu la Spagnola. Non ci troviamo nella stessa situazione. L’evoluzione della medicina ha rivoluzionato la vita di ognuno di noi. Abbiamo gli strumenti e le capacità intellettive di superare questa sfida, per il futuro e per la ricerca futura. Il mondo fu colpito dalla più grande pandemia di influenza della storia moderna e contemporanea nel 1918, nel momento in cui le passioni della Prima Guerra Mondiale erano ormai sopite. Si tratta di uno dei maggiori disastri sanitari dell’umanità, tanto da uccidere tra i 21 e i 25 milioni di persone in una popolazione mondiale che contava un miliardo e ottocento esseri umani. A peggiorare la situazione fu la tempestività con cui la malattia si sprigionò: un tempo limitato e post-bellico, quando i paesi usciti dallo scontro si stavano leccando le ferite e le organizzazioni sanitarie erano, in pratica, al collasso. Ma perché si chiamava Febbre Spagnola? La penisola iberica, non avendo partecipato al conflitto, non doveva rispondere alla censura militare, riuscendo – così – a fornire, tramite la stampa, gli aggiornamenti tempestivi sull’avanzamento della malattia. Proprio questa trasparenza costò alla Spagna il titolo di paese da cui derivava la febbre mortifera. In Italia, l’epidemia fu particolarmente grave ed inizialmente si presentò sotto forma benigna, per poi mutare repentinamente.  Una bomba esplosa dopo che virologi di tutto il mondo tranquillizzavano la popolazione, sostenendo come tale virus altro non era che un’influenza leggermente più resistente rispetto a quella abitudinaria. La Calabria fu la prima regione in cui la Spagnola cominciò a manifestare queste variazioni all’interno del suo quadro clinico. Le prime due provincie ad essere toccate furono quelle di Reggio Calabria e di Catanzaro, poi quella di Cosenza. Il paese che più fu devastato dall’epidemia fu Longobucco, tanto che, vista la normalità della morte, le campane smisero di suonare per i lutti. La Febbre Spagnola è rimasta nell’immaginario collettivo perché colpiva principalmente i giovani e i bambini. Ognuno di noi ha avuto almeno un nonno, uno zio, un bisnonno che ne era stato contagiato. Scorrendo i necrologi di quel periodo, emerge un numero impressionante di testimonianze di persone “scomparse nel rigoglio della giovinezza” e “per un fatale e improvviso morbo”. Conoscere il passato per capire il presente e, in questo caso, il Coronavirus.
Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.