Ginestra, il plauso del sindacato: «Il lavoro di tutti i Carabinieri va riconosciuto»
Il segretario regionale Antonio Noè rende omaggio ai militari che hanno costruito l’inchiesta: dal colonnello Raffaele Giovinazzo al tenente colonnello Marco Gianluca Filippi, fino alla Sezione Operativa guidata dal luogotenente Serafino Madeo
CORIGLIANO-ROSSANO – Gli arresti sono l’esito visibile dell’Operazione Ginestra. Dietro ci sono anni di indagini, intercettazioni, pedinamenti e riscontri, ma anche il lavoro quotidiano di militari rimasti lontani dai riflettori. A loro il Nuovo Sindacato Carabinieri, Segreteria regionale Calabria, rivolge un riconoscimento pubblico, chiedendo che l’attenzione non si esaurisca con il clamore dell’operazione.
«Dalla visione investigativa del colonnello Raffaele Giovinazzo alla continuità operativa del tenente colonnello Marco Gianluca Filippi, fino al lavoro sul campo della Sezione Operativa guidata dal luogotenente Serafino Madeo: dietro il risultato c’è il sacrificio di uomini che hanno messo il dovere davanti a tutto», scrive il segretario generale regionale Antonio Noè.
L’Operazione Ginestra, prosegue il sindacato, consegna alla Sibaritide «un messaggio inequivocabile: lo Stato c’è, i Carabinieri ci sono e la criminalità organizzata non può considerarsi padrona del territorio». Ma, secondo Noè, è necessario raccontare anche il percorso che ha portato al risultato: «Un lavoro immenso, durato anni, condotto con metodo, determinazione e straordinaria professionalità».
Un’attività avviata nel 2021, riconosce il comunicato, grazie al progetto investigativo del colonnello Giovinazzo, che «ha saputo individuare la complessità del fenomeno criminale, sviluppare una strategia di lungo periodo e avviare un percorso di approfondimento capace di ricomporre tasselli, collegamenti e dinamiche che per anni avevano condizionato il territorio».
A quella impostazione è seguita, secondo il sindacato, la continuità assicurata sotto la supervisione del tenente colonnello Filippi, con «capacità di coordinamento, rigore professionale e attenzione ai dettagli investigativi». Un lavoro che ha permesso di valorizzare quanto maturato negli anni e proseguire un’attività definita «complessa e articolata».
Il comunicato richiama anche il contributo della Sezione Operativa del Reparto Territoriale di Corigliano-Rossano, all’epoca retta dal luogotenente Serafino Madeo. Il lavoro sul campo, condotto in sinergia con i superiori e con gli altri investigatori coinvolti, «ha rappresentato una componente fondamentale del percorso investigativo».
«Sono proprio questi militari che meritano di essere ricordati», scrive Noè. «Uomini che hanno lavorato lontano dai riflettori, spesso notte e giorno, sacrificando tempo personale, affetti familiari e impegni privati». Un’attività fatta, prosegue, di pazienza, osservazione, riservatezza, capacità di leggere i fenomeni criminali e spirito di sacrificio.
«Non si tratta soltanto di raccogliere elementi investigativi: significa conoscere il territorio, comprenderne le dinamiche, individuare le relazioni, ricostruire i collegamenti tra gruppi criminali e arrivare a colpire anche livelli di vertice di organizzazioni radicate e strutturate», afferma il segretario regionale del Nuovo Sindacato Carabinieri.
Le risultanze dell’inchiesta, si legge nella nota, restituiscono un quadro segnato da collegamenti con la regia criminale di Cirò, contabilità occulta, spartizione dei proventi illeciti, estorsioni, traffico di droga e controllo delle attività economiche. Dinamiche che, secondo il comunicato, hanno attraversato per anni Corigliano-Rossano e l’intera Sibaritide.
Il riconoscimento è rivolto a tutti i militari che hanno contribuito all’operazione: «Non soltanto a chi ha ricoperto incarichi di responsabilità, ma soprattutto a ogni singolo carabiniere che ha partecipato alle attività, spesso nell’ombra, con professionalità, abnegazione e senso dello Stato».
Da qui l’appello del sindacato a non ricordarsi dei Carabinieri soltanto il giorno degli arresti: «Dobbiamo ricordarci di loro anche il giorno dopo, quando tornano a lavorare con organici, mezzi e carichi di responsabilità che meritano attenzione e tutela».
Alla popolazione di Corigliano-Rossano e della Sibaritide, Noè ricorda che «dietro questo risultato ci sono uomini in uniforme che hanno dedicato anni della propria vita alla sicurezza della vostra comunità». E aggiunge: «I Carabinieri non sono comparse nelle operazioni dello Stato. Ne sono protagonisti. E meritano rispetto, riconoscimento e sostegno concreto».
La legalità, conclude il segretario regionale, «non si difende con gli slogan, ma con il lavoro, il coraggio, la competenza e il sacrificio di chi ogni giorno indossa una divisa». Il messaggio finale del comunicato è rivolto alle istituzioni: «Lo Stato ha dimostrato di esserci. Adesso dimostri di esserci anche per chi lo serve».