Amarelli, una storia di donne e intuizioni dentro le iconiche scatoline di liquirizia
Virtù Quotidiane dedica un approfondimento alla storica impresa di Rossano: dalle confezioni di latta introdotte nel 1919 alla loro riscoperta con Pina Amarelli Mengano, tra passaggi generazionali e mercati internazionali
CORIGLIANO-ROSSANO - Dal passaggio generazionale all’autenticità del Made in Italy, passando dal ruolo delle donne nella storica e plurisecolare esperienza familiare Amarelli. A ripercorrere quella che è stata e continua ad essere un’intuizione innovativa lanciata nell’800 e ad oggi ancora efficace, è la testata nazionale Virtù Quotidiane che ha dedicato un approfondimento alle iconiche ed intramontabili scatoline di metallo contenenti la liquirizia che la Fabbrica produce dal 1731 a Rossano.
Amarelli, da una Lady Liquirizia all’altra: le scatoline iconiche raccontano la storia aziendale e italiana. È, questo, il titolo dello speciale che fa riferimento a due donne: la prima Pina Amarelli che a fine ‘800 si ritrova proprietaria dell’azienda dopo la morte prematura del fratello che come primogenito l’aveva ereditata; e la seconda Pina Amarelli Mengano, manager per caso come lei stessa si è definita più volte, chiamata a condurre l’impresa dopo la scomparsa, anch’essa prematura, del cognato Giorgio e qualche anno dopo di suo padre Giuseppe.
Essere imprenditori – ha detto Pina Amarelli a Virtù Quotidiane - significa avere uno sguardo più lungo. Guardare non quello che c’è oggi, ma capire quello che ci sarà domani. Alla fine dell’’800 – continua il racconto - Pina Amarelli, nubile con studi a Napoli, una donna indipendente, si ritrova alla guida dell’azienda. Allora le liquirizie venivano messe in scatole di cartone. Lei nel 1919 si inventa delle scatoline di latta, elegantemente dipinte. Piccolissime. E sopra scrive il brand, il luogo di produzione, e la dicitura ‘garantita purissima’. È stata modernissima. Quelle scatoline reggono fino al fascismo, per essere poi accantonate. È lei, la seconda Pina Amarelli a riprenderle: “Avevamo un prodotto che si vendeva al chilo e che veniva messo in bustine. Ma il mondo era dinamico e quelle bustine non andavano bene per le borse delle signore. Quando si doveva tirare fuori una nuova linea, mi sono detta che era inutile a cercare cose nuove”. Quelle scatoline oggi sono un’icona, e ripercorrono attraverso le immagini la storia dell’azienda, ma pure italiana. Le radici storiche per gli Amarelli sono la base di tutto, tanto che le hanno tutte raccolte nel Museo della liquirizia Giorgio Amarelli che ogni anno registra trai 40 e i 50 mila visitatori in media, “una pubblicità indiretta incredibile”, afferma Pina Amarelli.
Dall’estrazione del succo dalle radici dalle proprietà uniche alla presenza consolidata in 33 Paesi del mondo, la forza del modello Amarelli – è spiegato - risiede nella capacità di pianificare e governare con lucidità i passaggi generazionali. Sotto la guida dell’Amministratore Delegato Fortunato Amarelli, forte di una solida formazione internazionale sulle dinamiche aziendali, la storica manifattura continua a coniugare il rigore dell'antica tradizione estrattiva con una costante diversificazione merceologica: dalle varianti sugar-free ai coloranti naturali, passando per la pasticceria d’eccellenza e l’impiego nell’alta ristorazione inaugurato da maestri come Gualtiero Marchesi.