Al Polo Magnolia l’autonomia si impara con i piccoli gesti
Colori e materiali di uso comune al centro di un laboratorio sulla motricità fine. La pedagogista Teresa Pia Renzo: il valore dell’esperienza è nel percorso, prima ancora che nel disegno finale
CORIGLIANO-ROSSANO – Dietro un semplice gesto della mano può nascondersi una delle conquiste più importanti dello sviluppo infantile. Afferrare un oggetto con precisione, orientarlo verso un colore e utilizzarlo per lasciare un'impronta richiede capacità che l'adulto esercita ormai automaticamente, ma che per un bambino di due o tre anni rappresentano un articolato processo di apprendimento. È su questa dimensione, spesso invisibile agli occhi dei grandi, che l'Asilo Nido del Polo Infanzia Magnolia di Corigliano-Rossano ha costruito un nuovo laboratorio dedicato alla presa a pinza e allo sviluppo delle prassie semplici, trasformando un'attività pittorica in un'esperienza di educazione psicomotoria.
È la pedagogista Teresa Pia Renzo, direttrice del Polo Infanzia Magnolia, a richiamare l'attenzione sul significato di queste esperienze. Nei primi anni di vita, il bambino perfeziona progressivamente la capacità di governare i propri movimenti, passando da gesti ancora poco differenziati ad azioni sempre più precise e intenzionali. La presa a pinza, attraverso l'impiego coordinato del pollice e dell'indice, costituisce una delle abilità fondamentali della motricità fine. Il suo esercizio contribuisce ad affinare le prassie semplici, ossia la capacità di organizzare ed eseguire movimenti volontari finalizzati a uno scopo.
Nel laboratorio, i piccoli hanno utilizzato materiali di uso comune, tra cui pellicola trasparente appallottolata e costruzioni, per realizzare composizioni pittoriche ispirate anche ai colori dell'autunno. L'attività richiedeva di afferrare il materiale, mantenerne il controllo, scegliere una delle diverse porzioni di tempera presenti nel piatto e trasferire il colore sulla superficie da decorare. Per riprodurre le tonalità di un albero autunnale, ad esempio, i bambini dovevano orientare il proprio gesto verso il giallo, l'arancio oppure il rosso. Un procedimento apparentemente elementare che, invece, sollecita la precisione della presa e la capacità di attribuire una direzione consapevole al movimento.
Accanto alla destrezza delle dita, il percorso ha interessato un'altra competenza essenziale: la coordinazione oculo-manuale. Il bambino impara progressivamente a mettere in relazione ciò che osserva con il movimento che intende compiere, adattando la posizione della mano e la forza della presa al risultato desiderato. È un processo che richiede esercizio e che trova nelle attività manipolative un contesto particolarmente favorevole, perché consente di sperimentare e correggere il gesto senza la rigidità di una prestazione imposta.
L'errore più frequente – sottolinea la pedagogista – è giudicare queste attività soltanto dall'elaborato finale, come se il loro valore dipendesse dalla bellezza del disegno. Per noi il risultato più importante è ciò che avviene mentre il bambino lavora. Nello sforzo di trattenere un oggetto, di scegliere un colore e di guidare la mano, si esercitano abilità che sostengono la sua autonomia. Il compito della pedagogia – conclude Teresa Pia Renzo - non è sostituirsi al bambino per ottenere un lavoro perfetto, ma offrirgli le condizioni per conquistare gradualmente il controllo delle proprie azioni.