A Insiti a passaggio: il Social Taxi riapre il nodo dei trasporti (inesistenti) per il nuovo ospedale
Il nuovo ospedale non può dipendere dall’auto di un familiare o da una misura straordinaria. La ferrovia passa accanto al presidio: la fermata a Insiti insieme a corse frequenti e a un’autostazione sono ipotesi da trasformare in progetto
CORIGLIANO-ROSSANO – La visita è prenotata. L’indirizzo è quello del nuovo ospedale, a Insiti. Poi arriva la domanda che dovrebbe essere la più semplice: come ci vado?
La disavventura dell’anziano che si era presentato al presidio per una visita ha riportato quella domanda nella vita reale. Non è un dettaglio organizzativo: se raggiungere l’ambulatorio diventa un problema, la prestazione sanitaria rischia di restare soltanto sulla carta.
È da qui che va letto il Social Taxi annunciato da Roberto Occhiuto. La Regione mette a disposizione degli over 75 un’auto con conducente, prenotabile tramite il Cup, per accompagnarli alla visita e riportarli a casa. Il servizio è per ora attivo solo nella provincia di Catanzaro ma presto sarà esteso in tutta la Calabria. Un'ottima idea che ha il carattere della straordinarietà, pensata per i casi limite. Alle nostre latitudini, invece, il problema delle connessioni con il nuovo nosocomio si sta palesando sempre più come un problema strutturale. Già ora che a Insiti sono attivi solo alcuni ambulatori. Immaginarsi cosa accadrà quando sarà operativo l'intero complesso ospedaliero. Quel luogo, oggi, è praticamente irraggiungibile con i mezzi pubblici sia dalle due aree urbane della grande città jonica sia dal resto del territorio.
Ecco perché a Insiti, quella distanza evocata da Occhiuto e che il governatore vuole colmare con questa nuova misura, ha già un nome: assenza di collegamenti pubblici. Nella prima settimana di attività degli ambulatori, tra il 6 e il 10 ottobre, il nuovo ospedale ha registrato 131 accessi. Ma insieme ai primi pazienti è emersa subito la difficoltà di arrivarci: «Mancano i trasporti. Non ci sono autobus che collegano».
Ecco perché il Social Taxi può aiutare chi rientra nei requisiti ma non può diventare il sistema ordinario con cui un intero comprensorio raggiunge il suo principale presidio sanitario. Quando gli ambulatori aumenteranno e cominceranno i trasferimenti dei reparti, a Insiti arriveranno pazienti, familiari, lavoratori e studenti. Serviranno corse frequenti, costruite sugli orari delle visite e dei turni, collegamenti con i centri della città e dell’area vasta, fermate accessibili e un’autostazione dentro o accanto al complesso ospedaliero.
E poi c’è la ferrovia. La linea jonica corre a ridosso dell’area scelta per il nuovo ospedale. Non è una coincidenza da ignorare: la vicinanza ai binari contribuì alla scelta di Insiti e, nelle carte preparatorie del progetto, era indicato uno scalo ferroviario a poche decine di metri dal presidio. Era la visione del Programma Quadrifoglio: un ospedale aperto, legato alla città e raggiungibile, non un edificio isolato in mezzo alla campagna.
Quell’idea può ancora diventare un’opera. La prima opzione da studiare è una fermata ferroviaria a servizio dell’ospedale, con un percorso pedonale sicuro e accessibile fino agli ingressi. Se questa soluzione non fosse praticabile, si può valutare la riattivazione dello scalo di Sant’Irene e un collegamento dedicato con Insiti: una navetta frequente, o un sistema leggero di adduzione.
La nuova SS106, con lo svincolo previsto per l’ospedale, sarà importante per chi viaggia in auto. Ma uno svincolo non accompagna un anziano senza patente, non porta in visita chi non ha un familiare disponibile, non dà un’alternativa a chi deve spostarsi da un altro comune. La strada serve. La rete dei trasporti serve altrettanto.
Il Social Taxi è una risposta concreta a una difficoltà straordinaria. E proprio per questo rende ancora più visibile ciò che manca a Insiti: un servizio pubblico capace di portare le persone all’ospedale ogni giorno. La fermata ferroviaria, l’autostazione, gli autobus e il collegamento con Sant’Irene non sono capitoli separati ma pezzi di un unico progetto: fare del nuovo ospedale un presidio davvero accessibile per la Sibaritide.