Una protesi bloccata da un codice: il grido di Grazia contro la sanità che rimanda
Dopo un incidente e l’amputazione della gamba sinistra, il figlio deve raggiungere il Centro Inail di Budrio il 25 agosto. Da due mesi la famiglia attende l’approvazione dell’Asp: «Non chiediamo un favore, ma ciò che gli spetta»
CORIGLIANO-ROSSANO - Una protesi definitiva, necessaria per tornare a camminare e riprendere una vita già stravolta da un incidente. Un appuntamento conquistato dopo mesi di attesa in uno dei centri più qualificati d’Italia. E, in mezzo, alcuni codici amministrativi che rischiano di bloccare tutto.
È il grido di dolore affidato questa mattina all'Eco dello Jonio da Grazia Le Pera, madre di Marco, un giovane che un anno e mezzo fa ha subito un grave incidente stradale e la successiva amputazione della gamba sinistra.
Il 25 agosto 2025 il ragazzo aveva ricevuto una protesi provvisoria. Quella definitiva, secondo quanto racconta la madre, sarebbe dovuta arrivare dopo circa sei mesi. È trascorso invece quasi un anno e ora la famiglia teme di perdere anche l’appuntamento fissato per il prossimo 25 agosto al Centro Protesi Inail di Budrio.
Per essere accolto nella struttura emiliana servono i codici relativi al preventivo approvato dall’Azienda sanitaria. Documenti che, nonostante le continue richieste, non sarebbero ancora arrivati.
«Da due mesi aspettiamo una risposta»
«Abbiamo presentato i preventivi alla sede del distretto Asp di Corigliano-Rossano due mesi fa», racconta Grazia. «Da quasi tre settimane andiamo negli uffici praticamente ogni giorno. Da Budrio ci chiamano perché hanno bisogno dei codici, altrimenti dovranno rimandare l’appuntamento».
La risposta che la famiglia riferisce di avere ricevuto sarebbe sempre la stessa: «Non ci sono i soldi».
Una formula che, dietro l’apparente freddezza amministrativa, rischia però di produrre conseguenze pesantissime sulla salute e sulla quotidianità di una persona che attende da mesi un ausilio indispensabile. «Mio figlio sta male e ha bisogno urgentemente della protesi definitiva», insiste la madre. «Non stiamo chiedendo qualcosa di superfluo. Non è una cena o un capriccio: è una necessità».
La famiglia ha già organizzato il trasferimento e la permanenza a Budrio. Il percorso dovrebbe durare circa venti giorni ed è stato prenotato un appartamento dal costo di 1.800 euro, somma che, a ridosso della partenza, non sarebbe più rimborsabile.
La perdita dell’appuntamento significherebbe quindi non soltanto un nuovo rinvio clinico, ma anche un ulteriore danno economico per una famiglia che ha già affrontato le conseguenze materiali e psicologiche dell’incidente.
La salute sospesa tra uffici e disponibilità finanziarie
Il racconto di Grazia non riguarda soltanto la storia di suo figlio. La donna riferisce di avere incontrato, proprio stamattina, negli uffici dell’Asp altre persone alle prese con problemi analoghi: autorizzazioni per busti, ausili e dispositivi sanitari necessari, rimaste ferme in attesa di codici o coperture.
«Stamattina non c’ero soltanto io – racconta –. C’erano altre persone nella stessa situazione. Conosco una famiglia bloccata a Roma con il figlio che non può essere dimesso perché mancano documenti dell’Asp di Rossano».
Ovviamente il problema non è soltanto il ritardo. È l’assenza di un interlocutore in grado di assumersi la responsabilità di una risposta definitiva. Negli uffici, racconta Grazia, le sarebbe stato spiegato che chi segue materialmente la pratica rappresenta soltanto «l’ultimo bottone» di un sistema più grande e non avrebbe la possibilità di sbloccarla.
Ma per una famiglia che rischia di perdere una prestazione indispensabile, sapere dove si interrompe la catena non basta. Serve capire chi abbia il potere e il dovere di riattivarla.
«Paghiamo le tasse, abbiamo un diritto»
La madre chiede ora un intervento immediato dei vertici dell’Asp e della Regione Calabria. Non una promessa per le prossime settimane, ma l’approvazione necessaria a trasmettere entro oggi la documentazione al centro di Budrio.
«Paghiamo le tasse, abbiamo un diritto e dobbiamo essere rispettati», afferma. E annuncia che, in assenza di una soluzione, si rivolgerà formalmente a un legale per tutelare il figlio e ricostruire eventuali responsabilità.
La sua rabbia è quella di una madre che, dopo aver accompagnato il figlio attraverso un incidente, un’amputazione e una lunga riabilitazione, si trova ora a combattere contro passaggi amministrativi incomprensibili. Una battaglia nella quale ogni giorno perso non è un semplice ritardo d’ufficio, ma un altro giorno senza la possibilità di recuperare autonomia.
La vicenda chiede adesso una risposta chiara dell’Azienda sanitaria: perché il preventivo non sia stato ancora approvato, quali siano gli effettivi ostacoli finanziari o procedurali e soprattutto come si intenda evitare la perdita dell’appuntamento del 25 agosto.
Perché una protesi non può rimanere sospesa tra una scrivania e un capitolo di bilancio. E il diritto di una persona a tornare a camminare non può dipendere da un codice che nessuno riesce, o vuole, autorizzare.