“Baffo di Sibari”, il Comitato rilancia l’allarme: «Così l’Alto Jonio rischia di perdere i collegamenti verso sud»
Ritorno a Sibari contesta il raccordo inserito nel nuovo Piano regionale dei Trasporti: sulla linea Cosenza-Corigliano-Crotone-Catanzaro sono previste 14 coppie feriali. Il timore è che bypassando la stazione si spezzi la continuità con l’Alto Jonio
SIBARI – Non è una questione di nomi. Lunetta, bretella, gomito: il nuovo Piano regionale dei Trasporti lo chiama “Baffo di Sibari” e il Comitato popolare “Ritorno a Sibari” parte proprio da qui per rilanciare la propria opposizione all’opera.
Il raccordo è inserito nel PRT 2026 tra le “invarianti finanziate” e servirà a collegare direttamente le linee Metaponto-Reggio Calabria e Cosenza-Sibari, evitando ai convogli diretti verso Cosenza l’ingresso nella stazione di Sibari e la successiva inversione di marcia.
Ed è esattamente questo il punto contestato dal Comitato. Nel Piano regionale la Linea 3 Cosenza-Corigliano-Crotone-Catanzaro Lido è programmata con 14 coppie di treni nei giorni feriali. Il dato è effettivamente contenuto nella tabella del PRT.
Secondo “Ritorno a Sibari”, l’utilizzo del nuovo raccordo per questi servizi rischierebbe di far saltare il passaggio dalla stazione di Sibari, creando un problema soprattutto per chi arriva dall’Alto Jonio.
La domanda posta dal Comitato riguarda infatti i cittadini di Rocca Imperiale, Montegiordano, Roseto Capo Spulico, Amendolara, Trebisacce e Villapiana: come potranno raggiungere agevolmente Corigliano-Rossano, il futuro Ospedale della Sibaritide, Crotone e il suo aeroporto se i servizi provenienti da sud non entreranno più a Sibari?
«Ci chiediamo – scrivono – se questa scelta intervenga davvero prioritariamente a migliorare l’accesso a ospedali, scuole, università, scali ferroviari e aeroporti».
Il Comitato contesta anche il rapporto tra costo dell’opera e beneficio ottenuto, parlando di 56 milioni di euro PNRR e di ulteriori risorse che potrebbero aggiungersi.
Su questo punto, però, la documentazione ufficiale di RFI indica cifre differenti: il progetto approvato nel 2024 aveva un costo a vita intera di 50 milioni di euro, finanziato con il PNRR, mentre la successiva gara per progettazione esecutiva e lavori era stata bandita per circa 26,8 milioni. RFI quantifica inoltre in fino a 15 minuti il risparmio di percorrenza consentito dalla bretella.
Per RFI proprio quel risparmio permetterebbe di facilitare il prolungamento dei collegamenti a lunga percorrenza verso Crotone e la fascia jonica cosentina, compresa Corigliano-Rossano.
È quindi su due letture opposte della stessa infrastruttura che si concentra lo scontro: RFI la considera uno strumento di velocizzazione e maggiore accessibilità; il Comitato teme che il prezzo da pagare sia l’indebolimento di Sibari come nodo di interscambio tra Alto Jonio e ferrovia Jonica verso sud.
“Ritorno a Sibari” respinge poi le accuse di campanilismo e ricorda di sostenere dal 2016 collegamenti veloci con l’aeroporto di Crotone, l’Unical, Lamezia e il ripristino stabile dei servizi ferroviari verso Basilicata e Puglia.
E proprio sui collegamenti verso Taranto, ripartiti dal 13 settembre, il Comitato annuncia che insieme ad altre realtà pendolari chiederà una rimodulazione degli orari, per renderli utilizzabili da una platea più ampia.
Il punto politico-territoriale della presa di posizione resta però uno: «Negare ai cittadini della Sibaritide il diritto alla mobilità attraverso la soppressione dei collegamenti ferroviari può davvero essere definito potenziamento della stazione di Sibari?».
Una domanda destinata ad accompagnare ancora a lungo il cantiere del Baffo. Perché il tema non è più soltanto quanto tempo farà guadagnare il raccordo, ma quale rete ferroviaria resterà attorno a Sibari quando entrerà in funzione.