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Braccianti nella Piana di Sibari, i numeri record: Corigliano-Rossano e Cassano superano i 12mila operai agricoli

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CORIGLIANO-ROSSANO - La tragedia di Amendolara ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema del lavoro agricolo, della presenza dei braccianti stranieri e delle condizioni sociali dentro cui si muove una parte fondamentale dell’economia della Piana di Sibari. Ma per capire davvero la dimensione del fenomeno bisogna partire dai numeri della manodopera agricola, da cui si dipana sicuramente lavoro d'eccellenza ma anche tantissimo sfruttamento.

E quei numeri dicono una cosa molto chiara: Corigliano-Rossano e Cassano Jonio rappresentano uno dei più grandi bacini di lavoro agricolo della Calabria. Probabilmente il più grande e importante.

Nel 2025, secondo i dati contenuti nel rapporto sul collocamento e sul fabbisogno di manodopera internazionale nello scenario agricolo regionale, Corigliano-Rossano conta da sola 10.232 operai agricoli a tempo determinato. Cassano Jonio ne aggiunge 1.784. Insieme, i due comuni arrivano a 12.016 lavoratori agricoli.

È un dato imponente, soprattutto se confrontato con alcuni comuni simbolo dell'altra Piana simbolo della Calabria agricola, quella di Gioia Tauro. Tra il centro gioiese, Rosarno, San Ferdinando e Taurianova, sommati, si raggiungono 4.718 operai agricoli a tempo determinato. Corigliano-Rossano da sola ne conta più del doppio.

 

Il dato sulla manodopera straniera è altrettanto rilevante. Nel 2025 Corigliano-Rossano registra 4.344 lavoratori agricoli stranieri a tempo determinato, di cui 2.358 comunitari e 1.986 extra UE. Cassano ne conta altri 995, di cui 247 comunitari e 748 extra UE.

Insieme, Corigliano-Rossano e Cassano arrivano quindi a 5.339 lavoratori agricoli stranieri. Anche qui il confronto con i comuni della Piana di Gioia Tauro presi in esame è netto: Gioia Tauro, Rosarno, San Ferdinando e Taurianova messi insieme arrivano a 1.654 lavoratori stranieri.

 

Questi numeri non dicono automaticamente che c’è caporalato. Dicono però che la Piana di Sibari ha un peso enorme nel lavoro agricolo calabrese e che, proprio per questo, ha bisogno di un sistema di regole, controlli, trasporti, alloggi, mediazione e servizi all’altezza della dimensione reale del fenomeno.

Perché dove ci sono migliaia di lavoratori stagionali, molti dei quali stranieri, spesso con fragilità linguistiche, documentali, abitative e logistiche, il rischio di sfruttamento aumenta se il sistema pubblico e la filiera produttiva non riescono a garantire canali trasparenti e sicuri.

Il dato del Centro per l’Impiego di Corigliano-Rossano conferma una trasformazione significativa. Nel 2025 i contratti complessivi attivati restano quasi stabili rispetto al 2024: 37.413 nel 2024 e 37.265 nel 2025. Ma cambia la composizione interna. I contratti degli italiani scendono da 24.058 a 23.295; quelli dei comunitari da 5.595 a 5.009; mentre gli extra UE crescono da 7.760 a 8.961.

 

In percentuale, i contratti extra UE passano dal 20,74% al 24,05% del totale. Il volume complessivo resta stabile, ma cresce il peso della manodopera extracomunitaria.

Nel dettaglio, sempre nel CPI di Corigliano-Rossano, i contratti con manodopera extra UE passano da 7.720 nel 2024 a 8.926 nel 2025. I lavoratori extra UE coinvolti crescono da 2.167 a 2.599. In un solo anno si registrano quindi 432 lavoratori extra UE in più e 1.206 contratti extra UE in più.

 

Il confronto con gli altri CPI aiuta a leggere meglio il fenomeno. Nel CPI di Gioia Tauro il peso percentuale degli extra UE sul totale dei contratti è leggermente più alto: 25,60% nel 2025, contro il 24,05% di Corigliano-Rossano. Ma in termini assoluti Corigliano-Rossano registra più contratti extra UE: 8.961, contro 7.366 di Gioia Tauro.

 

Lamezia Terme presenta un’incidenza percentuale extra UE più alta, pari al 45,29%, ma su volumi complessivi molto più bassi: 8.139 contratti totali contro i 37.265 del CPI di Corigliano-Rossano.

Anche la composizione per aree di nazionalità racconta una realtà molto articolata. Nel 2025, tra gli operai agricoli a tempo determinato residenti a Corigliano-Rossano, si registrano 752 lavoratori provenienti dall’Asia centrale, 495 dall’Africa settentrionale, 364 da altri Paesi africani, 318 da Paesi europei non UE e 2.358 dall’Unione europea. A Cassano all’Ionio spiccano 444 lavoratori dall’Asia centrale, 178 dall’Africa settentrionale e 748 extra UE complessivi.

 

È una fotografia utile perché mostra quanto sia complesso il mondo del lavoro agricolo nella Sibaritide. Non esiste un’unica comunità, non esiste un’unica condizione, non esiste un unico bisogno. Esistono lavoratori italiani, comunitari, extra UE, persone provenienti dall’Asia centrale, dall’Africa settentrionale, da altri Paesi africani e da Paesi europei non UE.

Dentro questa complessità, il tema non può essere affrontato soltanto quando esplode una tragedia. Servono politiche ordinarie, non solo risposte emergenziali: trasporti regolari, alloggi dignitosi, mediazione culturale, sportelli informativi, controlli efficaci, collocamento pubblico funzionante e filiere agricole trasparenti.

Il punto è tutto qui: la Piana di Sibari non è un’area marginale del lavoro agricolo calabrese. È uno dei suoi cuori numerici e produttivi. E proprio per questo non può essere governata con strumenti deboli, occasionali o frammentati.

Dopo Amendolara, il dolore ha imposto di guardare dentro il lato più oscuro del lavoro nei campi. Ma questi dati obbligano a fare un passo ulteriore: riconoscere che il mondo dei braccianti nella Sibaritide è enorme, strutturale e decisivo per l’economia del territorio.

E quando un fenomeno ha questi numeri, non basta raccontarlo solo quando diventa tragedia. Bisogna organizzarlo, tutelarlo e governarlo ogni giorno.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.