Dopo di Noi, la mappa dei fondi non spesi: Corigliano-Rossano pesa di più, ma è anche tra gli Ats più complessi
I numeri forniti dalla Regione Calabria sulle economie 2016-18 fotografano situazioni diverse nella Sibaritide-Pollino. Ma dai Comuni arriva una lettura più articolata: spesso queste risorse restano incagliate tra burocrazia, piattaforme e procedure
CORIGLIANO-ROSSANO – La fotografia arriva dai numeri forniti dalla Regione Calabria. E, almeno sulla carta, racconta una situazione disomogenea: alcuni Ambiti territoriali sociali risultano quasi allineati, altri invece presentano economie rilevanti sulle annualità 2016, 2017 e 2018 del Fondo “Dopo di Noi”, destinato alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare.
Nel quadrante della Calabria del Nord-Est e delle aree interne collegate, i sei Ats presi in esame – Acri, Cariati, Castrovillari, Corigliano-Rossano, San Marco Argentano e Trebisacce – sommano complessivamente 540.151,98 euro di economie. Risorse che, secondo la lettura regionale, devono essere sbloccate, rendicontate o ricondotte rapidamente a interventi concreti.
È dentro questo quadro che si inserisce il richiamo dell’assessore regionale al Welfare Pasqualina Straface, che ha chiesto agli Ambiti di chiudere la partita entro il 31 maggio, trasformando ogni euro fermo in progetti di vita, autonomia, domiciliarità, inclusione e servizi reali.
Ma il dato contabile, da solo, non basta a spiegare tutto. Perché la posizione che emerge dalla tabella regionale si scontra con la lettura dei Comuni, che non più tardi di qualche settimana fa hanno posto un tema diverso: spesso quelle che appaiono come risorse ferme sono somme già impegnate, servizi in corso, procedure avviate o fondi incagliati nei passaggi burocratici tra piattaforme regionali e ministeriali.
È la linea sostenuta, ad esempio, dall’assessore alle Politiche sociali del Comune di Corigliano-Rossano, Alessia Grillo, che aveva parlato di una rappresentazione parziale del welfare territoriale: non risorse dimenticate nei cassetti, ma una macchina amministrativa appesantita da rendicontazioni, vincoli, liquidazioni e passaggi tecnici complessi.
La tabella regionale, però, resta il punto di partenza.

Il caso più delicato resta Corigliano-Rossano, che secondo i numeri regionali registra 209.968,15 euro di economie, il dato più alto tra gli Ats presi in esame. Ma quel numero non può essere letto fuori scala: l’Ats di Corigliano-Rossano è uno dei più grandi della Calabria, comprende undici Comuni e serve un territorio molto ampio e complesso.
Il confronto con Acri aiuta a leggere meglio la tabella. Lì l’Ats è formato da soli due Comuni, uno dei quali inferiore a 5mila abitanti. Significa una platea più contenuta, meno risorse da gestire, meno istruttorie, meno passaggi amministrativi. Corigliano-Rossano, invece, deve tenere insieme città, piccoli centri arbëreshë, aree interne e comunità costiere, con bisogni sociali molto diversi tra loro.
La dimensione dell’Ambito non assolve, ma spiega. Più Comuni significano più risorse ma anche più domande, più pratiche, più rendicontazioni e più difficoltà operative. Ed è proprio per questo che il dato regionale pesa: perché in un Ats così grande la capacità di trasformare le risorse in servizi diventa una prova decisiva di tenuta amministrativa e di governo del welfare territoriale. E sicuramente la Regione Calabria, in questo, sta tirando forte la corda. Sicuramente per una causa giusta - i bisogni delle persone fragili vengono prima di tutto - ma sapendo di un sistema burocratico che in Calabria quanto a Corigliano-Rossano crea solo difficoltà.
Dopo Corigliano-Rossano, il secondo dato più alto è quello di Castrovillari, con 155.632,76 euro di economie. Anche qui il tema non è solo numerico: l’Ambito serve un’area vasta del Pollino e comprende comuni con caratteristiche sociali e territoriali differenti. La cifra, però, segnala comunque una criticità rilevante.
Segue Trebisacce, con 117.335,64 euro. È un dato significativo, soprattutto perché riguarda un Ambito molto esteso dell’Alto Jonio, che comprende territori costieri e interni, comuni piccoli, aree montane e comunità spesso distanti dai servizi centrali. In un contesto così fragile, ogni risorsa non trasformata rapidamente in intervento pesa di più.
Più contenuta la posizione di Cariati, con 50.863,80 euro. Qui la criticità esiste, ma appare meno pesante rispetto agli Ambiti maggiori, ma solo perché è anch'esso un piccolo ATS. Ma se lo si paragona ad Acri (più o meno stessa popolazione totale) ci si accorge che nella cittadella delle 8 Otto torri, almeno sulla carta, c'è il baratro sociale. Molto diversa, invece, la situazione di Acri e San Marco Argentano, dicevamo, che presentano economie minime, rispettivamente 3.181,78 euro e 3.168,85 euro: numeri che, almeno sul piano regionale, li collocano tra le posizioni più vicine a una gestione residuale e non strutturalmente problematica.
Il punto, dunque, è duplice. Da una parte, la Regione chiede agli Ats di chiudere rapidamente la partita, indicare interventi, sbloccare liquidazioni e produrre cronoprogrammi credibili. Dall’altra, i Comuni chiedono che i dati vengano letti dentro la complessità reale delle procedure, distinguendo tra fondi davvero fermi, somme impegnate, risorse da liquidare e interventi già avviati.
In mezzo restano le persone fragili e le loro famiglie. Ed è questa la vera questione politica: il Fondo “Dopo di Noi” non può diventare l’ennesimo terreno di rimpallo istituzionale. Che il problema sia nei residui, nelle piattaforme, nelle rendicontazioni o nella programmazione, il risultato atteso resta uno solo: trasformare quelle risorse in servizi veri, tempi certi e progetti di vita.