Cardiologia a Corigliano? Al momento rimane solo una suggestione... politica
Straface rilancia il trasferimento come prossimo step del riordino, ma l’assetto reale degli spoke dice altro: senza UTIC, rianimazione ed elisoccorso l’operazione è impraticabile. E intanto manca ancora l’emodinamica: infarti gestiti a Castrovillari
CORIGLIANO-ROSSANO – Alla fine la vera e grande notizia di ieri, che ha persino adombrato quella sull’avvio della riorganizzazione storica dei reparti nel bailamme degli ospedali spoke di Corigliano-Rossano, è stata la bomba sganciata dall’assessore regionale Pasqualina Straface. «Si lavorerà per il trasferimento della Cardiologia, perché è una branca dell’area medica ed è giusto che venga allocata a Corigliano». Queste le parole della pasionaria di Forza Italia che hanno spiazzato tutti.
Insomma, il disegno del riordino ospedaliero – nella visione Straface – è molto più ampio e, soprattutto, politico rispetto a quello che è sembrato nelle prime battute. E dentro questo schema, rivendicato con estrema convinzione da Forza Italia, la Cardiologia viene indicata, appunto, come il prossimo tassello da spostare nel presidio Compagna, insieme al resto dell’area medica.
Certo, bisognerà capire come. Perché la Cardiologia al Giannettasio non è un reparto qualsiasi. È un nodo dell’emergenza. Vive di connessioni immediate: UTIC, rianimazione, diagnostica, trasfusioni, rete 118, elisoccorso. È una macchina tempo-dipendente, dove i minuti fanno la differenza tra la vita e la morte. E tra l'altro è un reparto nuovo di zecca, inaugurato poco meno di 4 anni fa proprio da Occhiuto
E qui il ragionamento si complica.
Oggi Rossano è il presidio che tiene insieme questo sistema: Cardiologia con UTIC, Rianimazione, Centro trasfusionale, Laboratorio analisi h24, Radiologia, piattaforma chirurgica e, soprattutto, una elisuperficie attiva h24 attiva anche per i voli notturni. Oltre, da domani, anche il Punto nascite. È, nei fatti, il fulcro dell’emergenza.
Corigliano ha un’altra identità: è il polo medico. Medicina, Neurologia, Diabetologia, Gastroenterologia e, da domani, anche Oncologia, Pneumologia. Ha il Pronto soccorso, certo, ma non ha UTIC, non ha Rianimazione, non ha elisuperficie. E questo, nella logica di una Cardiologia operativa, non è un dettaglio.
Per questo, più che una bocciatura, quella che emerge è una constatazione tecnica: così com’è oggi, lo spostamento della Cardiologia non regge. Non è assolutamente applicabile. Attenzione, non perché non sia immaginabile in assoluto (le vie della politica sono infinite!), ma perché richiederebbe di spostare – o replicare – tutto ciò che le sta intorno. Non un trasloco, insomma, ma una rifondazione, anche strutturale dell’ospedale.
Nel frattempo, però, il segnale politico – dicevamo - è arrivato forte e chiaro. E al netto delle rivendicazioni, nell’ottica di un’unica grande città che dovrebbe vivere e convivere con gli ospedali e non vivere grazie agli ospedali, sembrerebbe esserci un’esigenza di equilibrare tutto con il bilancino per evitare – questa la filosofia sottesa - che una comunità abbia meno dell’altra, ma dimenticando un principio di fondo: i nosocomi, a differenza di un tempo, oggi non sono organi di campanile ma servizi aperti al territorio. E quando si dislocano reparti, ambulatori, servizi sanitari la visione deve essere territoriale e non comunale, o addirittura municipale o di quartiere. Anche perché, se la si leggesse in questa ottica, qualcuno potrebbe obiettare anche sul nuovo ospedale di Insiti che sorge in “agro coriglianese”. Ma se davvero la misura della sanità, alle nostre latitudini e al netto della fusione, dovesse essere questa è meglio emigrare… lontanissimi!
Anche perché mentre oggi si apre un nuovo fronte di discussione sulla necessità (o forse no!) di spostare la Cardiologia, c’è qualcosa che ancora manca. Ed è qualcosa di decisivo. Lo spoke di Corigliano-Rossano, infatti, è ancora privo di un servizio di emodinamica. Nei casi più gravi, negli infarti tempo-dipendenti, questo territorio continua a dipendere dall’ospedale di Castrovillari.
E allora la provocazione è inevitabile.
In attesa dell’apertura del nuovo ospedale che – per quanto confermato dallo stesso assessore Straface – subirà dei ritardi, piuttosto che inseguire nuovi assetti sulla carta, parametrando tutto con il bilancino, non sarebbe più utile – soprattutto oggi, alla luce della riorganizzazione finalmente avviata secondo i DCA Scura e poi Occhiuto – investire per attivare ciò che manca davvero?
Perché prima ancora di decidere dove deve stare la Cardiologia, bisognerebbe garantire che, ovunque sia, si possa intervenire subito. Tutto il resto, almeno per ora, resta politica. Non sanità.