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Guerra nel Golfo, rischio stop per i cantieri della Sibaritide: 3 miliardi di opere appesi al prezzo del petrolio

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CORIGLIANO-ROSSANO – Non è bastato lo shock del Covid, non è bastata nemmeno la batosta delle conseguenze della guerra in Ucraina, ora a mettere la ciliegina su una torta esplosa si ci è messa anche la guerra nel Golfo. Inattesa, no; improvvisa, sicuramente. Con una differenza sostanziale e drammatica: questa volta, a differenza dei due precedenti eventi, non abbiamo alcuno scudo, ne protezione, nemmeno un paravento per salvare la nostra economia. Siamo, praticamente, con le terga al sole. E se le bombe cadono e fanno male a tremila chilometri da noi, la loro eco arriva fortissima fino a qui.

E il momento non potrebbe essere più delicato. Perché proprio adesso la Calabria del nord-est sta attraversando la più grande stagione di investimenti pubblici mai vista negli ultimi decenni. Una trasformazione infrastrutturale attesa da generazioni che oggi vale quasi tre miliardi di euro.

La stagione delle grandi opere joniche

C’è il Terzo Megalotto della SS106 tra Sibari e Roseto Capo Spulico, un’opera da 1,3 miliardi di euro destinata a ridisegnare la mobilità dell’alto Ionio. Ci sono i due nuovi lotti della statale tra Sibari e Corigliano-Rossano, altri 1,2 miliardi di investimento che dovrebbero completare l’ammodernamento dell’asse jonico. A questi si aggiungono anche 360 milioni per l’elettrificazione della ferrovia jonica e quasi 400 milioni per il nuovo ospedale della Sibaritide.

In poche parole, nel giro di pochi anni, questo territorio si ritrova al centro di una stagione infrastrutturale che fino a poco tempo fa sembrava impensabile.

Il problema è che i cantieri delle grandi opere vivono di equilibri economici molto delicati. E uno degli elementi più sensibili è proprio il costo dell’energia.

Il carburante che muove il Terzo Megalotto

Basta guardare cosa succede ogni giorno nel cantiere del Terzo Megalotto della SS106.

Parliamo di una macchina industriale gigantesca: escavatori, camion, betoniere, mezzi di trasporto, generatori, logistica continua. Secondo stime tecniche, i mezzi impegnati nelle lavorazioni percorrono complessivamente quasi 50 mila chilometri al giorno. Una distanza che supera persino la circonferenza della Terra.

Dietro questi numeri c’è una realtà molto concreta: un cantiere di queste dimensioni consuma enormi quantità di carburante. E quando il petrolio sale, i costi si moltiplicano.

Sale il gasolio necessario per alimentare i mezzi. Sale il costo del bitume, che deriva dal petrolio. Salgono i trasporti dei materiali. Sale l’acciaio, sale il cemento, sale la logistica.

L'allarme del presidente di Confindustria Cosenza, Giovabattista Perciaccante

Tutto entra nello stesso circuito. Lo ricordava benissimo, proprio oggi il presidente di Confindustria Cosenza, Giovanbattista Perciaccante. «Siamo difronte ad uno shock energetico globale che è motivo di grave allarme... Ogni centesimo in più si traduce in un aggravio immediato dei costi aziendali». Basta questo capire la misura del pericolo che stiamo correndo. Un pericolo che non ha effetto solo nei massimi sistemi ma si ripercuote fortissimo nell’economia viva, quella locale. E nel caso dei cantieri, basta l’aumento del prezzo di un barile per cambiare ogni singola fase della costruzione.

Il “paracadute” (bucato) del Decreto Aiuti

Per evitare che le impennate dei costi blocchino i cantieri pubblici, negli ultimi anni lo Stato ha introdotto diversi strumenti di compensazione.

Il principale è arrivato nel 2022 con il Decreto Aiuti, approvato nel pieno della crisi energetica innescata dalla guerra in Ucraina.

L’articolo 26 di quella norma ha previsto un meccanismo straordinario per adeguare i prezzi dei lavori pubblici agli aumenti dei materiali e dell’energia. In sostanza lo Stato ha riconosciuto che l’impennata dei costi può alterare l’equilibrio economico degli appalti e ha consentito alle imprese di ottenere compensazioni attraverso l’aggiornamento dei prezzari utilizzati nei cantieri.

Il principio è semplice: se i costi dei materiali aumentano in modo eccezionale, lo Stato interviene per riequilibrare il contratto. Fin qui tutto bene

Ma il sistema non è perfetto. Le compensazioni, infatti, vengono erogate attraverso fondi dedicati e devono essere richieste dalle stazioni appaltanti. In altre parole lo Stato riconosce il problema, ma le risorse arrivano solo quando i fondi sono disponibili e dopo un percorso amministrativo che può richiedere tempo.

Questo significa che, nelle fasi di forte inflazione energetica, le imprese possono trovarsi a sostenere temporaneamente costi molto più alti rispetto a quelli previsti nel contratto iniziale ma senza avere la certezza di poter rientrare dal maggior costo affrontato.

Per opere gigantesche come il Terzo Megalotto questo può diventare un fattore di pressione reale e soprattutto gigantesca. Perché parliamo di numeri che nel migliore dei casi sono a sei zeri.

Le altre opere sotto osservazione

Lo stesso ragionamento vale, in parte, anche per altre opere strategiche in corso nel territorio.

Il nuovo ospedale della Sibaritide, che sfiora i 400 milioni di investimento, e l’elettrificazione della ferrovia jonica potrebbero subire le stesse tensioni legate all’aumento delle materie prime e dei costi energetici.

Qui, però, entrano in gioco anche altri soggetti pubblici, dalla Regione Calabria a Rete Ferroviaria Italiana, ma il principio economico resta lo stesso: quando energia e materiali salgono, i quadri economici delle opere pubbliche entrano in tensione. E spesso serve ricalibrare tempi e costi dei lavori.

Il nuovo Codice degli Appalti e la revisione automatica dei prezzi

Curiosamente, però, le opere che devono ancora partire potrebbero trovarsi in una posizione diversa. Anche se egualmente difficile.

I due nuovi lotti della SS106 tra Sibari e Corigliano-Rossano, aggiudicati al raggruppamento guidato da Webuild per il lotto 1 e a Eterea per il lotto 2, sono stati banditi con le regole introdotte dal nuovo Codice degli Appalti del 2023.

Questa normativa ha cambiato l’approccio alla revisione dei prezzi nei contratti pubblici. Il nuovo codice prevede infatti clausole obbligatorie di adeguamento economico che si attivano quando i costi dei materiali o dell’energia superano determinate soglie.

Il meccanismo si basa sugli indici ISTAT dei costi di costruzione. Se le variazioni superano il 3 per cento dell’importo dell’opera, il contratto viene aggiornato riconoscendo all’impresa la gran parte dell’aumento dei costi. In altre parole, il sistema non interviene più soltanto dopo la crisi, ma incorpora nel contratto un meccanismo automatico di adattamento.

Il paradosso della nuova stagione jonica

Resta però il paradosso che attraversa tutta questa fase storica della Calabria jonica.

Per decenni questo territorio ha atteso infrastrutture, investimenti, grandi opere. Strade moderne, ferrovie più efficienti, ospedali nuovi.

Oggi quella stagione sembra finalmente arrivata. I cantieri si aprono, i finanziamenti ci sono, i progetti prendono forma. Eppure, proprio mentre questa trasformazione comincia a diventare concreta, il mondo torna ad essere instabile.

Così il destino delle opere che dovrebbero cambiare il volto della Sibaritide rischia di dipendere ancora una volta da fattori lontani.

Molto lontani.

Non nei municipi della costa jonica. Non nei cantieri della nuova statale. Ma nei mercati internazionali dell’energia. Dove basta che il prezzo del petrolio salga di qualche dollaro per cambiare, improvvisamente, anche il ritmo dei lavori di una strada, di una ferrovia o di un ospedale.


Anche di questo si parlerà stasera nella puntata dell'Eco in Diretta, a partire dalle ore 21 sui nostri canali social Facebook e YouTube, con ospiti in studio il Presidente di Federimpresa Calabria, Francesco Beraldi, il Segretario comprensoriale Cgil, Andrea Ferrone, e con il sindaco di Campana, Agostino Chiarello

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.