Emergenza Crati, Thurio alza la voce: cittadini e sindaci chiedono sicurezza dopo la piena
Assemblea pubblica nella chiesa di San Telesforo tra rabbia e paura per il rischio idrogeologico del fiume Crati. Stasi attacca il commissario: «Se rompeva in curva non restava neanche la chiesa»
THURIO – La chiesa di San Telesforo, ormai riconosciuta come principale luogo di aggregazione del comprensorio urbano di Thurio, ha accolto ieri sera cittadini, amministratori e rappresentanti istituzionali in un incontro pubblico carico di tensione e aspettative, radunati dal neonato comitato dei cittadini "Guardiani del Crati" presieduto da Mario Oliveto. A dare il benvenuto alla comunità è stato don Vittorio Salvati, che ha ospitato la riunione con un auspicio chiaro: che i riflettori accesi sulla vicenda non si spengano con il passare dei giorni.
Prima ancora dell’inizio degli interventi ufficiali, tra i presenti emergevano con forza i disagi di una popolazione che da settimane vive con apprensione. La sensazione diffusa è quella di una serenità costruita negli anni e oggi messa in discussione dalla fragilità del territorio e dalla paura di nuovi eventi critici. A pesare è soprattutto la crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni, percepite da molti cittadini come capaci di formulare promesse destinate a restare senza seguito.
Tra gli interventi più attesi quello dell’ex senatrice Silvana Abate che ha ricordato il lungo percorso di mobilitazione civica portato avanti negli ultimi anni. «Le battaglie dei cittadini sono state tante e portate avanti con grande partecipazione», ha sottolineato, ribadendo come l’orientamento politico conti poco di fronte alla necessità di interventi concreti.
Abate ha insistito sulla necessità di una normativa d’urgenza che riguardi la manutenzione dei corsi d’acqua: prima la pulizia degli alvei e poi il rifacimento degli argini, nel rispetto degli ecosistemi ma senza rinunciare alle opere indispensabili per la sicurezza. «I palazzi istituzionali devono essere i palazzi dei cittadini» ha poi concluso in rappresentanza del neo comitato cittadino, I guardiani del Crati.
Nel suo intervento il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, ha ricostruito la vicenda ricordando come il problema non sia nato oggi. Già nel 2021, ha spiegato, il Comune eseguì interventi emergenziali per tutelare l’incolumità pubblica dei cittadini. Anche allora erano previsti finanziamenti destinati alla sistemazione degli argini del fiume Crati, inseriti nel più ampio programma di contrasto al dissesto idrogeologico.
«Gli otto milioni stanziati nel 2018 non sono gli otto milioni di oggi», ha evidenziato il primo cittadino, sottolineando come il ritardo nell’avvio delle opere abbia inevitabilmente inciso sui costi e sull’efficacia degli interventi. Quelle risorse, ha ricordato, non furono assegnate agli uffici comunali né a quelli regionali, ma a una struttura straordinaria prevista da una legge dello Stato: l’ufficio del Commissario straordinario.
Dal punto di vista tecnico, Stasi ha descritto una situazione di forte vulnerabilità dell’asta fluviale: un sistema arginale discontinuo, con tratti di difesa spondale deteriorati e punti di debolezza che rendono l’alveo particolarmente esposto a fenomeni di erosione e possibile tracimazione, ad eccezione delle porzioni attualmente interessate da interventi di consolidamento.
Il sindaco ha inoltre espresso forte disappunto per il comunicato diffuso dall’ufficio commissariale il 24 febbraio scorso, nel quale si affermava che i lavori erano stati affidati nell’ottobre 2025 e che al momento dell’insediamento dell’attuale struttura il procedimento non era stato ancora avviato. «Mi sono sentito offeso più come calabrese che come sindaco», ha dichiarato. «La struttura si è insediata alla fine del 2021 e, nonostante il carattere straordinario dell’ufficio, in questo tempo non si è intervenuti per la messa in sicurezza».
Secondo Stasi, il territorio ha evitato ancora una volta una tragedia: «Se il fiume avesse rotto in curva non sarebbe rimasta neppure la chiesa». Parole che hanno suscitato un lungo applauso tra i presenti, soprattutto quando il sindaco ha promesso che questa volta seguirà la vicenda con la massima determinazione: «Stavolta non lo lascerò neanche respirare».
A portare la propria testimonianza anche il sindaco di Tarsia Roberto Ameruso, che ha denunciato la totale assenza di informazioni durante le fasi più critiche dell’ultima piena del Crati. «Non abbiamo avuto alcuna comunicazione sul fatto che il fiume fosse in piena», ha affermato, parlando non solo di incuria ma di «indifferenza totale».
Ameruso ha ricordato come per anni la gestione del territorio abbia ignorato il rischio rappresentato dal fiume più lungo della Calabria, sottolineando anche un altro problema spesso trascurato: il trasporto di rifiuti e grandi quantità di legname lungo l’alveo. Proprio la gestione dei tronchi potrebbe trasformarsi, secondo il sindaco, in un’opportunità: «Bisognerebbe programmare il prelievo del legname attraverso una collaborazione tra pubblico e privato. Ci guadagneremmo tutti». Il legname, infatti, si trova in demanio pubblico e la sua gestione è spesso frenata da procedure burocratiche che, a suo dire, «anziché facilitare, complicano la gestione dei territori». «Il Crati da grande risorsa rischia di diventare una grande tragedia», ha concluso.
All’incontro ha partecipato anche l’ex sindaco Gianni Papasso, che durante il proprio mandato si trovò ad affrontare scenari analoghi legati al rischio idrogeologico del territorio.
Tra le testimonianze più toccanti quella di Sara Scarola, intervenuta in rappresentanza della comunità di Ferramonti di Tarsia. «Quello che ci manca di più è la tranquillità», ha raccontato, descrivendo una situazione in cui molte famiglie non possono ancora rientrare nelle proprie abitazioni, oggi segnate dall’umidità e dai danni dell’acqua. Ma il problema non riguarda solo le case: c’è chi ha perso il lavoro, chi il bestiame, chi intere attività costruite negli anni.
L’incontro si è concluso tra applausi e richieste di azioni immediate. La sensazione condivisa è che la comunità non sia più disposta ad accettare ritardi o rinvii. La sicurezza del territorio e la gestione del fiume Crati restano, oggi più che mai, una priorità non più rinviabile.