Emergenza Pronto soccorso, il caos dei pazienti covid incontrollati e del personale centellinato
Nel presidio "Giannettasio" di Corigliano-Rossano mancano all’appello 9 tra medici e infermieri. Servono soluzioni urgenti e coraggiose per evitare il disastro sanitario: assunzione di personale e scelte ragionate

CORIGLIANO-ROSSANO – Nel Pronto soccorso del “Giannettasio” almeno tre turni di lavoro settimanali rischiano di non essere garantiti. Lo dicono i numeri che, ancora una volta, evidenziano una cronica, perdurante e grave carenza di personale. A conti fatti manca all’appello un terzo dei medici e degli infermieri al minimo delle risorse che solitamente sono assegnate a questa Unità operativa: dovrebbero essere 34 e invece in corsia ne ruotano appena 25 (8 medici e 17 infermieri).
Ogni turno di 8 ore prevede l’impiego di almeno 7 figure professionali (5 infermieri e 2 medici), quindi 21 sanitari al giorno. Ma se si considera che ogni turno notturno, poi, richiede una pausa di 36 ore (quindi 7 unità in meno al giorno), a conti fatti la copertura mattutina e pomeridiana del servizio è affidata a sole 18 unità di personale da ruotare nell’arco degli 8 giorni lavorativi, anche perché un Pronto soccorso non va mai in ferie.
All’appello, praticamente, mancherebbero almeno 3 turni di lavoro dei 24 previsti nell’intero arco settimanale. Quisquilie sindacali, obietterebbe qualcuno. Certo, se non fosse, però, che a patirne le conseguenze sono gli utenti del servizio sanitario. Raccontiamo sovente di disguidi, ritardi e situazioni paradossali che si registrano nel reparto di Pronto soccorso del “Giannettasio”, causati perlopiù proprio dalla carenza di personale.
Appare ovvio che la soluzione ottimale sarebbe quella di assumere nuovi infermieri e nuovi medici e ancor prima (considerata la situazione di grande emergenza) chiedere “cortesemente” agli imboscati negli uffici di ritornare a lavorare in corsia.
Diversamente e in attesa che si arruoli nuovo personale, per tamponare una situazione che ogni giorno si palesa in tutta la sua gravità, sarebbe opportuno fare delle scelte. Che a questo punto sarebbero obbligate. E tutto questo per evitare ulteriori e gravi disagi ai cittadini che – è chiaro – non si recano in ospedale per farsi una passeggiata.
La prima strada è quella più coraggiosa e ovviamente anche la meno peregrina: scegliere di tenere aperto uno soltanto dei due Pronto soccorso operativi all’interno degli ospedali spoke di Corigliano-Rossano, quello del “Giannettasio” oppure quello del “Compagna”. In questo modo – in attesa di tempi migliori – si ottimizzerebbe il lavoro e soprattutto si concentrerebbe su un’unica struttura tutto il capitale umano in servizio nei due reparti di Ps; così da garantire efficienza e servizi.
La seconda strada, forse la più assurda ma amaramente reale, è quella di chiudere il pronto soccorso del “Giannettasio” nelle ore notturne. Questa soluzione garantirebbe turni di lavoro funzionali durante il giorno con più personale operativo a disposizione. Ovviamente sarebbe uno schiaffo ulteriore alla popolazione del territorio ionico che rimane ancora mortificata e in preda agli imbarazzi prodotti da anni di disservizio sanitario.
La terza strada, ad oggi la più concreta, è quella di creare un Pronto soccorso Covid con annesso reparto in un’altra struttura ospedaliera (o viceversa rendere il presidio del “Giannettasio” ps covid, dirottando tutta l’altra utenza in altri ospedali). Una delle questioni aperte ed impellenti nel punto di primo intervento del nosocomio bizantino è proprio la gestione dei pazienti che arrivano con sospetti sintomi da Sars-Cov-2 (e sue varianti). Ad oggi nel “Giannettasio” non si è in grado di fare una diagnosi rapida e veloce dei casi; questo comporta che un potenziale paziente Covid viene lasciato in sala d’attesa insieme alla degenza ordinaria con tutti i rischi di contagio connessi. La soluzione, quindi, di “rendere pulito” il Pronto soccorso rossanese, trasferendo tutti i pazienti covid o con sintomatologia Covid in altra struttura, potrebbe essere risolutiva. Sicuramente si “risparmierebbe” tutto quel personale che una volta entrato in contatto con un positivo non può gestire l’utenza ordinaria.