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Il ritorno delle superiori a Corigliano-Rossano apre uno scontro generazionale. I ragazzi: «Per una volta siate dalla nostra parte»

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CORIGLIANO-ROSSANO - «Siamo in DAD da ormai un anno e ci dispiace venire a sapere che le persone pensano sia una passeggiata affrontare un anno intero in queste condizioni». Inizia così lo sfogo di una classe del Liceo Linguistico di Rossano che si preparano al ritorno in aula. La didattica a distanza è stata, ed è tuttora, l’unico ricordo che possono avere della scuola, dei professori e dei compagni di classe.

Negli ultimi giorni, però, in città è venuto fuori uno scontro generazionale: «Ci dicono che a noi faccia piacere la DAD, che ci faccia comodo stare al letto, mentre i nostri genitori vanno al lavoro, che ci faccia comodo poltrire tutto il giorno. Ma chi non lo vive, non lo sa. E non parliamo di viverlo attraverso i vostri figli, parliamo di viverlo in prima persona».

Ogni giorno, scrivono, sono sommersi da compiti, interrogazioni e chi più ne ha, più ne metta, ma a noi va bene così. «Sapete perché ci va bene? Perché preferiamo studiare stando a casa e non mettendo in pericolo noi e i nostri cari andando a scuola. Perché vi può sembrare strano, può turbare persino i vostri animi, sapere che in DAD c’è gente che lavora. Lavoriamo noi studenti e lavorano, al meglio e con il massimo impegno, i nostri professori. E no, signori miei, non abbiamo sconti come voi immaginate, in questa situazione».

Da qui il no al ritorno: «Che idea folle riaprire tutto dall’oggi al domani, che idea folle poter pensare di mandarci in guerra senza nemmeno avere le armi. Nessuno di noi sa cosa troveremo realmente al nostro ritorno a scuola, nessuno di noi sa come andrà a finire e sicuramente nessuno di VOI può essere in grado di puntare il dito contro noi studenti. Se solo sapeste quanto è difficile alzarsi ogni mattina ed essere lì da soli, senza nessuno con cui parlare, senza quelle grida che alle 8:15 del mattino ti facevano svegliare, senza tutte quelle lamentele del lunedì mattina. Se solo sapeste quanto è dura ogni giorno affrontare 5 ore su una sedia, davanti a un computer, dove ci siamo stancati di vedere il nostro riflesso. Un riflesso che a furia di guardarlo lì, fermo, immobile, che risponde all’appello, nell’eco della stanzetta, che risponde “si prof, oggi vengo all’interrogazione”, un’interrogazione fatta con la mamma che entra e chiede oggi cosa vorrei mangiare, con la linea che va e viene per i fratelli collegati nelle altre stanze, ma un’interrogazione che, nonostante tutto, dopo ore di studio, ci ripaga l’impegno, e finisce bene».

Una generazione che vuole rispetto che viene considerata allo sbando, dei ragazzi senza arte e né parte, «eppure vi posso assicurare che le nostre capacità sono tante, saremmo anche melodrammatici a volte, eppure abbiamo una sensibilità particolare».

La campanella della scuola non la sentono suonare più: «a Settembre la sentivamo ogni due per tre. Per non farci incontrare coi nostri coetanei, per non fare troppo assembramento, per riuscire a non farci contrarre qualcosa che ci avrebbe vietato di frequentare la scuola per un bel po’. Non sapete che c’è chi durante la prima quarantena è stato male davvero. Non sapete che c’è qualcuno che ha iniziato a soffrire di ansia, di attacchi di panico, perché a differenza della scuola in presenza, in DAD, vogliono sempre di più. “Perché siete a casa“, “Perché tanto non potete uscire“, ci dicono. Studenti che sanno che si stanno giocando «i migliori anni della nostra vita, che alla fine è un po’ la verità, però preferiamo giocarci questi anni in sicurezza, a casa , e non nelle piazze, come voi credete, per poter poi arrivare a goderci tutto quando la pandemia sarà finita. Questo è ciò che noi studenti vogliamo: la nostra sicurezza».

Infine l’epilogo e delle domande: «se i vostri figli, come già successo a molti nel nostro Comune, dovessero tornare a casa con il Covid, preso da un insegnante, un compagno, un collaboratore, anche senza infettare voi, cosa fareste a quel punto? Come vi comportereste? In quel momento, sareste fieri di aver vinto le vostre guerre contro il TAR, contro il sindaco, o vi starete dicendo che forse quella di mandare a scuola i vostri figli, non era la loro felicità, mentre vostro figlio sarà in cameretta, solo, senza neanche poter aprire la porta?  A quel punto, come glielo spieghereste ad un bambino di non poter abbracciare la sua mamma? Di non poter mangiare con la sua famiglia? La spiegazione della mascherina a scuola è stata facile, ma ricordate che prima di fare i “medici last-minute”, certe cose, dovreste viverle. Cercate di capire la paura che abbiamo, perché la nostra società, è così, per via della vostra generazione, che ora ci governa e ci “cura“. E voi avevate la possibilità di andare a scuola, quindi, che scusa avete? Per una volta siate dalla nostra parte».

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.