Missili sopra Dubai, la notte sospesa dei calabresi del nord-est nel Golfo
Almeno dieci cittadini del nord-est della Calabria coinvolti nell’escalation nel Golfo: imprenditori, residenti e due agenti di Polizia. Tutti al sicuro, ma lo spazio aereo resta chiuso
CORIGLIANO-ROSSANO - I boati arrivano prima delle notizie. Prima perfino della paura. Sono suoni secchi, improvvisi, sconosciuti a chi è abituato a vivere nella pace che si consuma - spesso senza nemmeno apprezzarla a pieno - tra le sponde joniche, le colline dell'Arberi e la Piana di Sibari. Suoni cupi, di missili e poi di bombe, che attraversano il cielo di Dubai mentre lo spazio aereo resta chiuso e i voli vengono cancellati o rimodulati di ora in ora. Sembra guerra. È guerra.
Nel Golfo, dentro questa crisi che evolve mentre scriviamo, ci sono almeno dieci calabresi del nord-est che stanno vivendo tutto in tempo reale. Non davanti a uno schermo, ma sotto lo stesso cielo attraversato dai caccia.
Davide De Giorgi e Sandra Galati, giovani imprenditori di Crosia, sono arrivati li il 27 febbraio. Con loro c’è anche il figlio minorenne. Sono partiti per lavoro, per progetti importanti. Il giorno dopo, l’escalation li sorprende dentro una città che hanno sempre percepito come sicura.
«Noi stiamo mantenendo un grande ottimismo», racconta De Giorgi che abbiamo raggiunto per telefono. La voce è tranquilla, ma la tensione si avverte. «Dubai ha un regime di sicurezza straordinario, ci stanno facendo sentire sicuri. Però non è una situazione psicologicamente tranquilla».
Le allerte arrivano sui cellulari. Le indicazioni sono precise: allontanarsi dalle finestre, scendere nei garage, raggiungere le zone considerate più protette. «Ci portano in un’area sicura perché c’è il rischio di attacco». Ma non è semplice anche perché stamattina il risveglio è avvenuto con «quattro boati». I rumori non restano lontani, entrano nelle stanze, nei pensieri.
Sono blindati in hotel, racconta, anche se ufficialmente possono muoversi. Restano in attesa di indicazioni sulla riapertura dei voli. «È normale che c’è spavento, ma dobbiamo mantenere fiducia nella Farnesina».
A Dubai, in queste ore, ci sono anche altri due cittadini di Crosia, una coppia andata lì per vacanza. Il Comune è in contatto con l’Unità di Crisi della Farnesina. I concittadini risultano al sicuro nella struttura che li ospita. La situazione viene monitorata costantemente. Tutto ruota attorno alla riapertura stabile dello spazio aereo. Nella più vasta area del Golfo, inoltre, si trovano anche due agenti della Questura di Cosenza, partiti per una scorta internazionale e ora fermi dopo uno scalo ad Abu Dhabi. Uno dei due presta servizio al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Corigliano-Rossano. Proprio il Primo Dirigente del Commissariato cittadino, il dott. Raffaele Iasi, ieri confermava che sono stati immediatamente attivati i protocolli di sicurezza previsti per le missioni internazionali e i due poliziotti risultano in sicurezza e costantemente monitorati. L’attesa riguarda soltanto il rientro.
E poi c’è chi Dubai la chiama casa.
Mena Pomillo, originaria di Corigliano-Rossano, vive qui da quattro anni e lavora nel settore della finanza. Ha scelto questa città per stabilità, organizzazione, sicurezza. «Proprio per questo», racconta, «vivere un momento di incertezza qui è surreale».
Sabato, intorno all’ora di pranzo, sente i primi boati. Poi altri, più frequenti. Di notte arrivano le notifiche di allerta. «Vediamo e sentiamo missili sorvolare le nostre teste. I caccia sono costantemente nei cieli. È uno scenario che richiama un contesto di guerra».
Vive a Downtown, a pochi minuti dal Burj Khalifa. Zona simbolica, considerata sensibile. Quando scatta l’allarme, lei e il marito scendono nei garage del grattacielo insieme a centinaia di persone in silenzio. Per prudenza, portano con sé passaporti e contanti. Si spostano temporaneamente in un’area ritenuta meno esposta, verso il deserto. Poi rientrano.
La fiducia nelle autorità locali resta forte. Le comunicazioni sono istituzionali, controllate. Il Consolato italiano mantiene un canale aperto con la comunità. Ma la tensione non scompare. Soprattutto quando cala la sera.
Tra hotel blindati, garage sotterranei e appartamenti temporaneamente lasciati, la Calabria guarda verso il Golfo. Famiglie in attesa, telefoni accesi, messaggi rassicuranti che attraversano migliaia di chilometri.
Per ora sono tutti al sicuro. È questo il dato più importante.
Ma mentre scriviamo, il cielo resta chiuso e i boati, a tratti, tornano a farsi sentire. E la sensazione condivisa è quella di una normalità sospesa, appesa alla prossima notifica che, si spera, non annunci un’allerta ma un volo di ritorno verso casa.