Longobucco, un reticolo nella roccia riporta all’antico mare: il ritrovamento lungo l’Ortiano
Mario De Simone ha individuato una struttura che richiama il Paleodictyon, traccia fossile dalla geometria esagonale. Il reperto viene ricondotto al contesto giurassico del territorio: identificazione e datazione richiedono approdimenti
LONGOBUCCO - Sembra un piccolo alveare disegnato nella pietra, ma potrebbe raccontare la vita su un antico fondale marino. Lungo il torrente Ortiano, a Longobucco, è stato individuato un reperto caratterizzato da celle esagonali in rilievo, una geometria che richiama il Paleodictyon, tra le tracce fossili più riconoscibili e ancora discusse dagli studiosi.
A segnalare il ritrovamento è Mario De Simone, curatore del museo di Longobucco del Parco Nazionale della Sila. La struttura compare sulla superficie di una roccia descritta come calcare marnoso. Nel contributo scientifico che accompagna la notizia, Gianpaolo Barone la interpreta come una testimonianza dell’attività di organismi negli antichi sedimenti marini.
L’attribuzione richiama gli icnofossili: tracce lasciate dall’attività degli organismi, come spostamenti e scavi, anziché resti del loro corpo. Nel caso del Paleodictyon, l’elemento distintivo è una rete di maglie esagonali.
Occorre distinguere l’età del reperto dalla lunghissima storia di questo tipo di traccia. Il riferimento iniziale a 530 milioni di anni non costituisce una datazione del ritrovamento di Longobucco. Barone lo colloca nel contesto delle rocce giurassiche locali; per definirne con precisione età e classificazione saranno necessari ulteriori approfondimenti.
Il territorio offre un contesto di particolare interesse. Nella descrizione di Barone, ai graniti più antichi si affiancano rocce sedimentarie formate nell’ambiente marino della Tetide. Lungo il Trionto, l’Ortiano e i versanti circostanti, calcari e calcari marnosi custodiscono fossili che permettono di ricostruire trasformazioni degli ambienti del passato.
Tra le testimonianze richiamate figurano ammoniti, belemniti, gasteropodi e brachiopodi, insieme alle tracce dell’attività di organismi sul fondale. Il nuovo ritrovamento aggiunge un elemento da studiare a questo patrimonio.
Il fascino del Paleodictyon riguarda soprattutto una domanda: quale organismo ha costruito una rete così regolare? Una ricerca pubblicata nell’ottobre 2026 su Earth-Science Reviews considera gli artropodi, in particolare piccoli crostacei come isopodi e anfipodi, i candidati più plausibili. Gli autori precisano però che l’identità del produttore non è ancora dimostrata definitivamente.
Resta dunque aperto il confronto scientifico, che rende ancora più importante documentare il reperto senza anticipare conclusioni. Secondo quanto annunciato, è prevista la sua destinazione al museo di Longobucco, dove potrà contribuire alla conoscenza della storia geologica locale.
Tra i monti della Sila, una trama nella roccia invita così a guardare il paesaggio con occhi diversi: dove oggi scorre un torrente, la pietra conserva il racconto di un mare lontano.