Morano, 48 bambini imparano a fare comunità: il Summer Camp che mette l’inclusione al centro
Due settimane tra laboratori, natura, astronomia, cucina e scoperta del borgo. Cacciaguerra: «Le politiche sociali devono anche prevenire le distanze e creare relazioni»
MORANO CALABRO - Piantare un seme, preparare qualcosa in cucina, guardare il cielo, camminare nel proprio paese e scoprire che dentro un gruppo c’è posto per tutti. A volte l’inclusione comincia da esperienze molto semplici.
È lo spirito con cui si è concluso il Morano Summer Camp 2026, promosso dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Morano Calabro e gestito dalla Cooperativa Thurio. Per due settimane 48 bambini sono stati coinvolti in attività educative, ludiche e di socializzazione pensate per mettere insieme crescita, autonomia e appartenenza alla comunità.
Non soltanto, dunque, un modo per riempire le giornate estive.
Il programma ha attraversato arte e creatività, psicomotricità, cucina, astronomia, riciclo creativo e attività nella natura. Con il laboratorio dedicato ai “piccoli giardinieri”, i bambini hanno sperimentato semina e cura di un piccolo orto, mentre il trekking culturale ha trasformato le strade di Morano in uno spazio educativo da conoscere camminando.
È proprio sul significato sociale dell’iniziativa che insiste l’assessore Josephine Cacciaguerra. «Troppo spesso pensiamo alle politiche sociali esclusivamente come risposta a una fragilità», osserva. Per Cacciaguerra significa invece anche «prevenire le distanze, creare relazioni, offrire opportunità e costruire comunità fin dall’infanzia».
I 48 partecipanti, sottolinea l’assessore, non sono stati semplicemente destinatari di un servizio, ma protagonisti di un percorso nel quale sperimentare, incontrarsi e conoscere meglio il territorio.
«L’inclusione vera comincia proprio da qui: dalla possibilità di stare insieme, ciascuno con le proprie caratteristiche, senza che nessuno si senta un passo indietro rispetto agli altri».
Una filosofia trasferita anche nelle singole attività. Perché, aggiunge Cacciaguerra, «i bambini non hanno bisogno soltanto di essere intrattenuti: hanno bisogno di essere ascoltati, stimolati e messi nelle condizioni di meravigliarsi».
Il percorso si è concluso con una festa insieme alle famiglie, tra giochi, sfide, gonfiabili e mascotte. Le attività aggiuntive previste per la giornata conclusiva e il ricordo consegnato ai bambini, riferisce il Comune, sono stati finanziati personalmente dall’assessore attraverso la propria indennità di carica, senza ulteriori costi per il bilancio comunale.
Anche il sindaco Mario Donadio legge l’esperienza come uno strumento per sostenere le famiglie e rafforzare il rapporto dei più piccoli con il paese: «Investire nell’infanzia significa investire nel futuro stesso della nostra comunità».
L’Amministrazione ha infine ringraziato la Cooperativa Thurio, gli operatori, le famiglie e quanti hanno contribuito alle attività. In un borgo del Pollino, dove parlare di futuro significa inevitabilmente interrogarsi anche su giovani, famiglie e permanenza nei piccoli centri, un campo estivo può avere un significato che supera le due settimane di calendario. Far sentire un bambino parte del luogo in cui cresce è anche un piccolo modo per insegnargli che quel luogo appartiene al suo futuro.