Il “gomito” di Sibari divide lo Jonio, Mazza: «La politica scelga la bretella di Thurio»
Il presidente del Comitato Magna Graecia boccia la lunetta proposta da RFI e rilancia un collegamento ferroviario più ampio: «Può ridurre i tempi tra Crotone e Paola e costruire un sistema tra Sibari, Doria e Insiti»
CORIGLIANO-ROSSANO -Non una curva stretta costruita al risparmio, ma una deviazione ferroviaria capace di cambiare la mobilità dell’intero arco ionico. È questa la scelta che Domenico Mazza, Presidente del Comitato Magna Graecia, chiede alla politica calabrese, rilanciando la proposta della bretella di Thurio in alternativa alla cosiddetta lunetta di Sibari.
Al centro del confronto c’è il collegamento tra la ferrovia ionica e la linea valliva Sibari-Paola. Un raccordo a sud della stazione consentirebbe ai treni provenienti dal Crotonese di dirigersi verso Cosenza e il Tirreno senza entrare nello scalo sibarita per effettuare il cambio di banco, cioè l’inversione del senso di marcia.
Una questione apparentemente tecnica che, secondo Mazza, riguarda invece il diritto alla mobilità di un’area con oltre 300mila abitanti, distribuiti tra il Crotonese, la Sibaritide, l’Alto Jonio e i territori interni.
«Dipingere quest’opera come il de profundis della stazione di Sibari è surreale», sostiene Mazza, contestando le opposizioni emerse anche nel mondo associativo e nella società civile. La bretella, nella sua lettura, non ridimensionerebbe lo scalo: permetterebbe piuttosto di velocizzare i collegamenti trasversali tra la costa ionica e quella tirrenica.
Il riferimento è a soluzioni già adottate lungo altre direttrici ferroviarie. Mazza richiama i bypass di Castiglione Cosentino e Cosenza, grazie ai quali il Frecciarossa Sibari-Bolzano percorre il tratto fino a Paola in circa 50 minuti, oltre agli esempi di Napoli-Afragola, Firenze e Foggia.
«In Italia queste opere sono la norma. Sullo Jonio restano un’eccezione», osserva.
Lunetta e Bretella, due progetti diversi
Il nodo principale riguarda la configurazione dell’intervento. Mazza insiste sulla necessità di distinguere la lunetta di Sibari dalla bretella di Thurio, considerate spesso come se fossero la stessa opera.
La prima sarebbe un raccordo di circa un chilometro, collocato a ridosso dello scalo e vicino a insediamenti produttivi e residenziali. Avrebbe costi più contenuti, ma una curvatura tale da imporre ai convogli velocità ridotte, comprimendo il vantaggio ottenuto con l’eliminazione del cambio di banco.
La bretella di Thurio avrebbe invece uno sviluppo di circa quattro chilometri, attraverserebbe un’area prevalentemente agricola e presenterebbe un raggio di curvatura più ampio. Una soluzione che, nella proposta di Mazza, consentirebbe ai treni di mantenere velocità più vicine a quelle delle linee Sibari-Crotone e Sibari-Paola.
«La lunetta costa meno, la bretella vale di più», sintetizza. Secondo le sue stime, un raccordo progettato con queste caratteristiche potrebbe ridurre il viaggio tra Crotone e Paola dalle attuali tre ore a poco più di due.
Si tratta, va precisato, di una valutazione avanzata da Mazza che dovrà essere verificata attraverso progettazioni, simulazioni d’esercizio e dati tecnici ufficiali.
Il triangolo Sibari-Doria-Insiti
La bretella, nella visione proposta, sarebbe soltanto il primo elemento di una riorganizzazione più ampia della mobilità ferroviaria. Il disegno comprende la riattivazione della stazione di Doria, oggi dismessa, e la costruzione di un nuovo scalo nell’area di Insiti, tra Corigliano e Rossano e in prossimità del nuovo ospedale della Sibaritide.
Doria potrebbe servire le comunità dell’entroterra, dell’Alto Jonio e del Pollino, sfruttando anche la futura connessione tra il terzo megalotto della Statale 106 e la SS 534. Insiti diventerebbe invece la fermata comune di Corigliano-Rossano per gli eventuali collegamenti ferroviari veloci.
Gli attuali scali cittadini conserverebbero una funzione legata soprattutto al traffico regionale, mentre Sibari continuerebbe a essere il punto di interscambio tra la direttrice adriatico-ionica e quella tirrenica.
«Tre stazioni, tre funzioni distinte: un triangolo che la politica, fino a oggi, non ha mai saputo vedere», afferma Mazza.
La proposta al Patto per lo Jonio
La sede politica nella quale affrontare il dossier potrebbe essere il nascente Patto per lo Jonio, promosso dopo l’incontro tra sindaci e presidenti dei Consigli comunali della fascia ionica tenuto a Crotone. Ora il percorso attende le deliberazioni delle singole assemblee civiche.
Per Mazza, la bretella di Thurio rappresenta una prima prova concreta per la nuova alleanza territoriale: un’infrastruttura utile tanto alla Sibaritide quanto al Crotonese, difficilmente realizzabile senza una posizione istituzionale condivisa.
«Se il Patto ha un senso, è questo: trasformare una richiesta tecnica in una pretesa politica comune». E l’avvertimento è netto: presentare la lunetta di Sibari come equivalente alla bretella di Thurio significherebbe, a suo giudizio, accettare ancora una volta una soluzione ridotta.
La questione, dunque, supera il disegno di un raccordo ferroviario. Riguarda la capacità dello Jonio calabrese di decidere quale mobilità reclamare e di sostenerla con una sola voce.