Caloveto racconta il suo patrono: San Giovanni Calibita rivive tra teatro, musica e ricerca
Questa sera il convegno nella Biblioteca comunale e, a seguire, lo spettacolo in Piazza dei Caduti. In scena la Compagnia del Calibita, nata all’interno della comunità parrocchiale
Non soltanto una devozione da custodire, ma una storia da studiare, raccontare e affidare alle nuove generazioni. Caloveto torna sulle orme di San Giovanni Calibita, patrono del borgo e figura profondamente legata alle sue origini spirituali, con una serata che unisce ricerca filologica, narrazione, teatro e musica.
L’iniziativa, intitolata “Una tradizione nelle tradizioni”, prenderà il via questa sera, sabato 8 agosto, alle 20:30 nella Biblioteca comunale. Al dibattito parteciperanno il parroco don Agostino De Natale, lo scrittore Domenico “Mimmo” Laurenzano, il regista Adriano Beraldi e il sindaco Umberto Mazza.
Al centro dell’incontro ci sarà il percorso che ha condotto alla costruzione dell’opera teatrale e musicale dedicata alla vita del santo. Due le fonti principali: l’elaborazione romanzesca scritta da don Peppino Caliò e il recente lavoro filologico compiuto da don Agostino De Natale sul testo greco pubblicato nella raccolta di Migne.
Dalla ricostruzione storica e religiosa è nato il lavoro scenico realizzato da Adriano Beraldi e Domenico Laurenzano. Al termine del convegno, la rappresentazione si sposterà nella suggestiva Piazza dei Caduti, trasformando il centro del paese in un teatro aperto alla comunità.
A portare in scena la vicenda sarà la Compagnia del Calibita, gruppo nato all’interno della parrocchia di Caloveto con l’obiettivo di realizzare spettacoli di musica e recitazione ispirati alla storia religiosa e alle tradizioni locali.
Il giovane Giovanni sarà interpretato da Eugenio Nigno, mentre Simone Gagliardi vestirà i panni del santo nella fase della sua vita segnata dalla povertà e dall’esperienza nella capanna dalla quale deriva l’appellativo di Calibita. La parte musicale vedrà anche il contributo al pianoforte del giovane Gabriel Russo.
La figura di San Giovanni è centrale nella memoria calovetese. Secondo la tradizione agiografica, lasciò una famiglia nobile per abbracciare la vita religiosa e, una volta tornato a casa, scelse di vivere senza essere riconosciuto dai propri cari, in un povero rifugio. Un racconto di distacco, umiltà e ricerca spirituale che la comunità continua a tramandare.
L’appuntamento dell’8 agosto fa parte dell’Estate Calovetese 2026 ed è tra gli eventi maggiormente legati all’identità del borgo. L’Amministrazione comunale guidata da Umberto Mazza ha sostenuto la realizzazione dell’opera, rafforzando la collaborazione tra Comune, parrocchia e realtà culturali del paese.