Vacanze sempre più un lusso: a Co-Ro quasi una famiglia su tre con figli vive con un solo reddito
Openpolis racconta una fragilità che pesa soprattutto sulle famiglie con bambini. Se a livello nazionale un terzo dei nuclei con figli rinuncia alle ferie, nella città jonica il 30,7% delle famiglie con figli sotto i sei anni è monoreddito
CORIGLIANO-ROSSANO - Per migliaia di famiglie italiane l'estate non è più sinonimo di partenze, valigie e giorni di riposo. Organizzare anche una sola settimana di vacanza è diventato un obiettivo irraggiungibile, schiacciato dall'aumento del costo della vita, dal caro servizi e da redditi che faticano a tenere il passo con l'inflazione. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto i nuclei con figli, costretti sempre più spesso a rinunciare non solo alle ferie, ma anche a quelle esperienze che rappresentano un'importante occasione di crescita per bambini e ragazzi.
Il fenomeno assume contorni ancora più marcati nel Mezzogiorno e in Calabria, dove le fragilità economiche e occupazionali rendono ancora più difficile conciliare le spese quotidiane con il desiderio di offrire ai propri figli un'estate diversa. Qui la vacanza non è più soltanto un momento di svago, ma il riflesso di un divario sociale che continua ad ampliarsi.
Secondo i dati più recenti, pubblicati da OpenPolis, nel 2025 il 33,2% delle famiglie con almeno un figlio minorenne non è riuscito a permettersi una settimana di vacanza lontano da casa. La situazione peggiora drasticamente quando i figli sono tre o più: in questi casi la quota raggiunge il 53,3%, segno che oltre una famiglia numerosa su due è costretta a rinunciare completamente alle ferie.

Dietro queste percentuali si nascondono migliaia di nuclei familiari costretti a fare i conti con bilanci sempre più precari e con la necessità di scegliere quali spese sostenere e quali, invece, rimandare o eliminare. Una rinuncia che inevitabilmente ricade sui figli, privati di occasioni di scoperta, socializzazione e crescita personale che le vacanze possono offrire.
Le famiglie con un solo stipendio sono le più fragili
A essere maggiormente esposti sono soprattutto i nuclei monoreddito, nei quali un unico stipendio deve sostenere tutte le necessità familiari. La presenza di figli a carico aumenta inevitabilmente le spese e riduce la possibilità di destinare risorse al tempo libero, ai viaggi, ai centri estivi e alle attività culturali.
Questa condizione assume un peso particolare nei territori della Sibaritide-Pollino, dove la percentuale di famiglie con un solo reddito e figli minori di sei anni presenta differenze significative tra i comuni più popolosi.
A Trebisacce i nuclei monoreddito rappresentano il 17,9%, mentre a Villapiana si attestano al 17,6%. Il dato sale al 22,2% a Cassano Jonio, al 21,5% a Castrovillari, al 27,5% a Crosia e al 22,9% a Cariati.
A distinguersi in negativo è Corigliano-Rossano, dove la quota raggiunge il 30,7%, risultando la più elevata tra i comuni presi in esame. I dati territoriali, aggiornati al 2020, mostrano quindi come quasi una famiglia su tre con figli piccoli dipenda da un solo reddito.
Corigliano-Rossano, un dato che pesa sulle opportunità familiari
La situazione di Corigliano-Rossano appare particolarmente delicata. Una percentuale così elevata di famiglie monoreddito può tradursi in una minore capacità di affrontare le spese non considerate essenziali, tra cui rientrano inevitabilmente le vacanze.
Quando un solo stipendio deve coprire tutte le necessità del nucleo, anche pochi giorni lontano da casa possono diventare economicamente proibitivi. Il risultato è che molte famiglie rinunciano a partire, pur desiderando offrire ai propri figli occasioni di svago, condivisione e scoperta.
Il confronto territoriale rende evidente la distanza tra Corigliano-Rossano e altri centri dell’area. Rispetto a Villapiana, ad esempio, la quota di famiglie monoreddito è superiore di oltre tredici punti percentuali; rispetto a Trebisacce, lo scarto è di quasi tredici punti. Anche Crosia, che presenta il secondo dato più elevato, resta al di sotto di Corigliano-Rossano.
Le vacanze non sono soltanto consumo
Considerare le ferie esclusivamente come una spesa voluttuaria rischia di nascondere il valore sociale ed educativo che queste esperienze possono avere. Viaggiare, conoscere nuovi luoghi, entrare in contatto con ambienti diversi e condividere tempo di qualità fuori dalla quotidianità contribuisce alla crescita dei bambini e degli adolescenti.
Per questo l’impossibilità di andare in vacanza non riguarda soltanto le abitudini di consumo delle famiglie. È anche un indicatore della distanza tra chi può accedere a determinate esperienze e chi ne resta escluso.
A essere compromesse non sono soltanto le occasioni di riposo. Le difficoltà economiche possono impedire anche l’accesso ai centri estivi, alle attività sportive, ai laboratori, alle escursioni e alle iniziative culturali. Tutte esperienze che stimolano curiosità, autonomia, relazioni e apprendimento.
Famiglie in difficoltà in aumento nei capoluoghi
Il quadro nazionale conferma che non si tratta di una condizione isolata o temporanea. Tra il 2015 e il 2022, in circa un terzo dei capoluoghi italiani è aumentata la quota di famiglie con figli piccoli in una situazione di fragilità economica.
Il fenomeno mostra come, in numerose città, le difficoltà dei nuclei con minori non si siano ridotte con il passare degli anni. Al contrario, in molti territori la capacità delle famiglie di sostenere le spese quotidiane e offrire ai figli opportunità aggiuntive si è ulteriormente indebolita.
Dietro ogni percentuale c’è però una condizione familiare concreta. Ci sono genitori chiamati ad ammettere di non poter riscaldare adeguatamente la casa, di non avere spazi sufficienti per i figli o di non potersi permettere una settimana di vacanza. Anche per questo, secondo le analisi sul fenomeno, i dati potrebbero sottostimare la reale diffusione della deprivazione.
Una questione che riguarda l’intero territorio
Le rinunce delle famiglie non possono essere considerate soltanto scelte private. Quando quasi un nucleo su tre con figli piccoli vive con un solo reddito, come avviene a Corigliano-Rossano, le conseguenze coinvolgono l’intero territorio. Il tema riguarda la qualità del lavoro, il livello dei salari, la disponibilità dei servizi, il sostegno alla genitorialità e la capacità delle istituzioni di offrire alternative accessibili durante i mesi estivi.
Servono politiche che sostengano concretamente i nuclei più fragili, ma anche servizi educativi, centri estivi, attività culturali e occasioni di socialità gratuite o economicamente accessibili.