Acquario della Villa Comunale di Cassano, la minoranza: «Quando la pezza è peggio del buco»
«Non è il progetto a fare acqua, ma la gestione quotidiana»: dura presa di posizione dell’opposizione della cittadina ionica
«L’attuale amministrazione comunale vorrebbe far passare la propria incapacità amministrativa e gestionale per incompetenza tecnica altrui». Inizia così il comunicato stampa diffuso dall’opposizione di Cassano all’Ionio, che interviene con toni duri sulla vicenda dell’acquario della Villa Comunale, tentando di «precisare, in modo definitivo e per l’ultima volta, tutta la questione».
Secondo quanto riportato, la scelta di destinare parte dei fondi PNRR alla riqualificazione della villa nascerebbe «dalle pressanti richieste dei cittadini», con l’obiettivo di restituire alla città uno spazio verde profondamente trasformato in passato: «da polmone verde era stata ridotta a una colata di cemento, senza né capo né coda».
«L’amministrazione Papasso – si legge – aveva come obiettivo quello di riprendere fedelmente il disegno originario della villa», ricostruendo percorsi e elementi anche grazie a fotografie storiche e introducendo materiali più pregiati, come «pavimentazione in pietra di Luserna e cordoli in trani», oltre a nuove sedute e specie arboree più adatte al contesto urbano.
Sul tema del verde, l’opposizione precisa: «È vero che prima c’era più ombra, ma gli alberi non li ha tagliati Papasso. Anzi, sono stati ripiantati e, secondo principi scientifici chiari, le piante hanno bisogno di tempo per crescere».
Il focus del comunicato si concentra però sull’acquario, elemento simbolico della villa: «Tutti i cassanesi hanno ricordi legati alla vecchia vasca con i pesci rossi». Da qui la scelta progettuale di realizzare una struttura moderna in metacrilato, dotata di sistemi avanzati di filtraggio e pensata per ospitare carpe Koi e un allestimento con rocce e piante.
«Tuttavia – sottolinea l’opposizione – delle carpe Koi e dell’arredo non c’è ancora traccia, se non qualche roccia buttata qua e là». Viene inoltre evidenziato come le scelte tecniche non siano state improvvisate: «Progettisti e impresa si sono affidati a una ditta specializzata e a consulenze esperte. Il RUP, l’ingegner Basile, incaricata di ben tre settori dell’ente, siamo certi abbia vagliato tutto con scrupolo».
Per l’opposizione, il nodo centrale è un altro: «Il problema di oggi non è il progetto, non è l’esecuzione, ma la manutenzione». Nel comunicato si elencano alcune criticità: «Uno dei due filtri installati non sarebbe mai entrato in funzione. La lampada UV, fondamentale per eliminare batteri e parassiti, non sarebbe mai stata sostituita dopo oltre un anno».
E ancora: «Il Comune ha affidato a dicembre 2025 un servizio di manutenzione da 2.000 euro per cinque interventi. Questi interventi sono stati eseguiti con la necessaria frequenza e correttezza?». L’opposizione chiarisce di non voler mettere in discussione le competenze tecniche: «Non abbiamo la presunzione di giudicare chi ha i titoli. Ma se il risultato è sotto gli occhi di tutti, continuare a scaricare responsabilità è inutile».
La conclusione è netta: «Quando manca la cura, anche il progetto migliore diventa un problema. Più che l’acquario, a fare acqua è la gestione». E infine l’affondo politico: «Quando si fallisce nella gestione quotidiana, attaccarsi alle scelte tecniche è solo un modo per nascondere le proprie responsabilità».