Nuovo Ospedale della Sibaritide: il conto alla rovescia entra nella fase decisiva
A 265 giorni dalla consegna, il cantiere di Insiti vanta una struttura quasi pronta. Per ora nessuna proroga annunciata ma restano nodi tecnici, tensioni e interrogativi politici su un’opera destinata a ridisegnare la sanità della Calabria jonica
CORIGLIANO-ROSSANO – Il countdown sulla fine dei lavori del Nuovo Ospedale della Sibaritide, attivato dall’Eco dello Jonio nel maggio del 2024, segnala che mancano ormai solo 265 giorni alla consegna dell’infrastruttura.
Lo scopo del monitoraggio è - come abbiamo più volte ricordato - tenere accesa una luce su una delle opere più importanti del territorio, un osservatorio permanente che racconti e segua tutte le fasi che, ci auguriamo, portino alla piena realizzazione e messa in funzione di uno dei presidi più attesi e tecnologicamente più avanzati che questa terra abbia conosciuto.
A cinque anni dall’avvio dei lavori, il nuovo ospedale è ormai una realtà tangibile. La struttura è in gran parte completata e mancano solo le urbanizzazioni esterne, gli arredi e alcune rifiniture. Il cantiere, visitato lo scorso novembre, mostra reparti pronti a prendere vita, con impianti tecnologici, reti di gas medicali, sistemi di trattamento dell’aria, pavimenti e finiture già installati.
Il sito di Insiti lavora a pieno regime: oltre 500 operai, su due turni, animano un’organizzazione imponente e continua, guidata dal project manager Domenico Petrone della D’Agostino Costruzioni, figura centrale nella gestione degli oltre 80mila metri quadri del complesso. È lui ad aver garantito fluidità e continuità nonostante varianti e imprevisti.
Come ricordavamo in occasione dell’ultimo sopralluogo, alla voce “proroga”, Petrone rispose chiarendo che, allo stato attuale, il cantiere non ne ha bisogno e che i tempi del cronoprogramma potranno essere rispettati, come già avvenuto dopo gli incendi dell’estate scorsa. Per l’ingegnere calabrese, formatosi all’estero, questo ospedale è una sfida personale e simbolica, un’occasione per dimostrare che anche al Sud si possono realizzare opere d’eccellenza.
Dopo gli attentati incendiari, il cantiere è diventato una cittadella blindata, con videosorveglianza capillare, controlli agli accessi e presidio armato permanente. Eppure i sabotaggi non sono cessati: tubazioni danneggiate e tentativi di incendio mantengono alta la tensione, confermando che l’ospedale è, sì, un’opera pubblica ma anche un delicato terreno di scontro.
Il progetto, inoltre, continua ad adattarsi alle varianti intervenute nel corso del tempo. Alcuni reparti previsti inizialmente, come la Medicina Nucleare, rischiano di essere cancellati per carenza di specialisti e per ragioni di equilibrio politico-sanitario regionale, che renderebbero l’ospedale troppo “ingombrante” nel panorama calabrese.
Resta aperto anche il nodo dei sottoservizi. La soluzione ipotizzata è un depuratore interno, progettato dal concessionario, che colleghi poi i reflui al depuratore di Boscarello. È una possibile via d’uscita, ma al momento bloccata da passaggi tecnici e autorizzativi, così come il collettamento esterno. Forse è qui che potrebbe annidarsi la richiesta di proroga.
La sensazione, però, è che il problema non sia solo tecnico. Un ospedale così moderno e strategico potrebbe non convenire a tutti, per costi, gestione e redistribuzione di potere e risorse. Atti intimidatori, silenzi e ritardi alimentano il dubbio che qualcuno non voglia davvero vederlo entrare in funzione.
Nella piana della Sibaritide cresce una struttura a cambiare la sanità del territorio. Il tempo stringe, manca meno di un anno alla consegna. Ma la vera sfida, quella politica e simbolica, deve ancora essere giocata.