Co-Ro, Magnolia educa alla gentilezza fin dall'infanzia
Renzo: «Lavorare sulla gentilezza significa lavorare contro la violenza e contro l’esclusione. Fenomeni che, come evidenziano i dati, permeano ancora i contesti educativi e sociali»
CORIGLIANO-ROSSANO – «Educare alla gentilezza in tenera età significa educare anche alla non violenza. Le cifre e i dati che arrivano dai giovani raccontano un fenomeno diffuso di comportamenti offensivi, aggressivi e vessatori. Secondo Istat, infatti, oltre il 68,5% degli 11-19enni ha subito episodi offensivi o aggressivi offline e online nell’ultimo anno, e circa il 21% li ha sperimentati con frequenza mensile. Per invertire questa tendenza, la scuola deve lavorare fin dall’infanzia su relazioni fondate su parole gentili, rispetto reciproco e cura dell’altro».
A commentare questi dati, tracciando il senso profondo della Giornata della Gentilezza che al Polo dell’Infanzia di Via Carlo Blasco si celebra come ricorrenza strategica, è la presidente della Cooperativa Magnolia, la pedagogista Teresa Pia Renzo, che invita a considerare questo momento «come strumento di sensibilizzazione collettiva per rafforzare la consapevolezza dei diritti e dei doveri di ciascun bambino».
«La scuola non è solo un luogo di apprendimento cognitivo – dice - ma soprattutto un ambiente in cui si modellano i linguaggi relazionali. Anche a partire dai tre anni, molti bambini non riconoscono né utilizzano parole di cortesia come grazie, per favore, scusa. Che questo non sia un fatto banale lo conferma direttamente l’esperienza educativa: saper chiedere acqua con un per favore o salutare con un buongiorno non è un’aggiunta formale, ma l’esercizio delle prime regole della convivenza sociale».
«Affermare che una parola gentile sia un indicatore di civiltà non è retorica: è riconoscere che la capacità di nominare emozioni, bisogni e relazioni costruisce persone adulte consapevoli. La gentilezza – aggiunge ancora la Pedagogista - non denota inferiorità, ma superiore padronanza di sé e rispetto degli altri. Essa struttura, fin dalla prima infanzia, la capacità di incontrare la diversità, di comprendere l’altro e di rispondere con empatia alle difficoltà altrui».
La Mason Magnolia ribadisce che la scuola è chiamata a sostenere la famiglia in questo compito educativo fondamentale. «Dove la pratica quotidiana della gentilezza manca, si inserisce il rischio del tutto mi è dovuto, ovvero della pretesa e dell’impazienza, che oggi si vedono riflessi nelle relazioni tra pari anche nelle fasce adolescenziali e giovanili. Per costruire adulti non violenti è fondamentale partire dal linguaggio quotidiano dei bambini».
«Educare alla gentilezza, quindi, non è un’attività episodica o simbolica. Deve essere una pratica quotidiana che radica nei bambini la consapevolezza dei propri diritti e di quelli degli altri. Per questo la Giornata della Gentilezza ha un doppio valore: aiuta i bambini a interiorizzare competenze relazionali sane e ricorda agli adulti l’obbligo di rispettare e promuovere i diritti dei minori ogni giorno, non solo nelle ricorrenze».
«Lavorare sulla gentilezza – sottolinea la pedagogista - significa lavorare contro la violenza e contro l’esclusione. Fenomeni che, come evidenziano i dati, permeano ancora i contesti educativi e sociali. La scuola, le famiglie e l’intera comunità devono porsi come luoghi e attori di riferimento per sviluppare nei bambini competenze relazionali che prevengano comportamenti aggressivi prima che diventino abitudini sociali. La gentilezza – conclude Teresa Pia Renzo - è la base da cui partire per costruire una società più giusta e rispettosa».