Tutto in famiglia, a Villapiana la sindaca affida una delega al marito: è subito polemica
Dopo la distribuzione delle deleghe alla Giunta, ai consiglieri e anche ai candidati non eletti, arriva il decreto con cui Mariolina De Marco nomina Domenico Sante Palermo “cittadino delegato” per imprenditoria e sviluppo del territorio
VILLAPIANA – In punta di diritto, probabilmente, l’atto sta in piedi. In punta di politica, molto meno. A Villapiana, Mariolina De Marco, il primo sindaco donna della storia della cittadina jonica, stamani ha conferito al marito, Domenico Sante Palermo, una delega fiduciaria per i rapporti con l’imprenditoria e lo sviluppo del territorio. Non una delega assessoriale, non un incarico retribuito, non un ruolo con poteri di firma o rappresentanza esterna del Comune. Ma pur sempre un incarico pubblico, formalizzato con decreto sindacale, in un settore tutt’altro che marginale che, di fatto, legittima il coniuge a prendere parte attiva alla vita amministrativa della comunità.
La nuova amministrazione comunale si è insediata da poche settimane, dopo una fase non semplice per Villapiana, segnata da due commissariamenti ravvicinati e dal ritorno alla gestione ordinaria con il primo Consiglio comunale dell’11 giugno.
In quella sede la sindaca aveva già definito l’assetto politico-amministrativo della nuova squadra. Domenico Filardi è stato nominato vicesindaco con delega a Urbanistica e Lavori pubblici; Giuseppe Tiripicchio assessore a Turismo, Demanio, Valorizzazione della costa e Marketing territoriale; Rosa Francomano assessora alle Politiche per lo sviluppo economico e Sportello unico dell’impresa; Simona Iannuzzi ai Servizi sociali.
Deleghe anche ai consiglieri: Giacomo Pucciano a Bilancio, Finanza, Tributi, Partecipate e Rappresentanza; Lorenza Pastore a Centro storico, Tradizioni locali, Beni comunali e culturali; Gabriele Pittelli a Sport e Turismo sportivo; Natalina Olga Motta a Istruzione, Politiche educative, Asilo nido, Scuole materne e Mensa scolastica.
E poi le deleghe esterne anche ai candidati non eletti: Davide Marrazzo al Decoro urbano, Maria Giulia Giacobini ad Associazioni e Volontariato, Carmela Cesarini a Risorse umane, Lavoro e Sviluppo economico, Fabio Pirillo ad Agricoltura e Valorizzazione dei marchi identitari. Insomma, una macchina politico-amministrativa partecipatissima dove, praticamente, chiunque abbia contribuito alla straordinaria e storica vittoria elettorale si è ritagliato un piccolo (o grande) ruolo di responsabilità. E questo è sicuramente un plus della vita democratica.
Ma dentro questo mosaico già molto articolato arriva ora un ulteriore tassello: il decreto sindacale n. 24 del 2 luglio, con cui la sindaca conferisce proprio al marito – che sicuramente avrà contribuito anche lui al successo elettorale – l’incarico di “cittadino delegato” per i rapporti con l’imprenditoria.
L’atto individua un perimetro abbastanza ampio. Palermo dovrà occuparsi di ascolto, confronto e relazione con le realtà imprenditoriali del territorio comunale e con le associazioni di categoria. Dovrà supportare l’Amministrazione nella definizione di iniziative, progetti e strategie per lo sviluppo economico locale, l’attrazione di investimenti e la valorizzazione del tessuto produttivo.
Non solo. Il decreto parla anche di promozione di forme di collaborazione pubblico-privato per la riqualificazione e lo sviluppo del territorio, oltre che di raccolta e trasmissione al Sindaco di proposte, esigenze e criticità provenienti dal mondo imprenditoriale.
Tra i primi a sollevare gli scudi c'è stato il consigliere comunale di minoranza Nicola Mastrota. «Affidare un pezzo così importante della gestione pubblica "all'interno delle mura domestiche" - scrive in una nota - trasforma il Comune da casa dei cittadini a cerchia privata. È un segnale pessimo che allontana le persone dalla politica e mina la fiducia verso l'imparzialità dell'ente. Chi amministra ha il dovere di evitare anche solo il “sospetto di un favoritismo”. Questa scelta, invece, è uno schiaffo alla trasparenza, al merito e a chi crede in una politica pulita e aperta. Come consigliere di minoranza chiederò immediatamente conto di questa decisione in Consiglio. Non per una battaglia personale, ma per difendere un principio sacro: le istituzioni sono un bene comune, non una ditta di famiglia».
Va detto con chiarezza, però, che il decreto è costruito con tutti i paletti necessari per evitare equivoci giuridici. Da questo punto di vista – si direbbe – è granitico.
Il problema, però, non è soltanto ciò che l’atto consente ma quello che, in realtà, comunica. È il messaggio che arriva ai cittadini che restituisce una scelta a dir poco inopportuna. Perché affidare proprio al marito un incarico di raccordo con il mondo imprenditoriale, anche se gratuito e privo di poteri formali, non è una scelta neutra. Non lo è politicamente, non lo è amministrativamente, non lo è nemmeno sul piano della percezione pubblica.
Anche perché esiste già una delega assessorile alle Politiche per lo sviluppo economico e allo Sportello unico dell’impresa, affidata a Rosa Francomano, e c’è anche una delega esterna a Risorse umane, Lavoro e Sviluppo economico assegnata a Carmela Cesarini. E questo potrebbe generare un cortocircuito politico più che giuridico. Sicuramente, si tratta di una scelta inopportuna.
«Chi amministra ha il dovere di evitare anche solo il sospetto di favoritismi – afferma il consigliere –. Questa scelta rappresenta uno schiaffo alla trasparenza, al merito e alla fiducia dei cittadini».