Politica sulla giostra: tanta visibilità, nessuna visione
In vista delle elezioni, partiti frammentati e leader concentrati sul consenso rischiano di arrivare al voto senza un progetto sociale. Per riconquistare la fiducia dei cittadini servono ascolto, concretezza e una nuova idea di futuro condiviso
CORIGLIANO-ROSSANO - In vista delle elezioni politiche del prossimo anno, il dibattito pubblico entra già in una lunga fase preelettorale. Ma quali progetti offriranno i partiti a un Paese attraversato da disuguaglianze, sfiducia e crescente polarizzazione? La riflessione che segue denuncia una politica schiacciata sulla visibilità quotidiana e sulla contrapposizione, invitandola a recuperare capacità di ascolto, visione e cura concreta dei territori.
Nel prossimo anno ci saranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento ma sono convinto che i politici attuali, da tempo saliti sulla giostra delle dichiarazioni usa e getta per conquistare la visibilità giornaliera priva di visione, arriveranno all’appuntamento elettorale senza un progetto sociale.
Presi dall’eccesso di visibilità, hanno quasi tutti un vuoto di visione perché sono impegnati a stare ogni giorno sulla notizia e per la maggior parte delle volte a commentarla senza capirla.
È una miscela tossica dovuta alla rivoluzione digitale di cui fanno uso sproporzionato.
Abbiamo un quadro politico molto frammentato e rissoso, avviato verso una interminabile campagna elettorale nella quale prevarrà la confusione la demagogia.
Protagonisti principali della scena politica sono i due poli (Dx e Sx) che al loro interno hanno spaccature feroci e contraddizioni insanabili, oltre che ambizioni personali prepotenti.
Sono divisi su tutto: migranti, sicurezza, clima, economia e lavoro, giustizia e riforme, banche, Rai, legge elettorale, infine sulla pace e sulla guerra.
Non è un caso che il meeting di Rimini di questo anno organizzato da CL (Comunione e Liberazione) inaugurato dal Papa è stato aperto sotto l’insegna di un verso di Dante Alighieri “L’amor che muove il solo e l’altre stelle”, titolo quanto mai opportuno e tempestivo che vale come messaggio anche per la politica.
Il bipolarismo vive una crisi gravissima ed è sbriciolato dalle divisioni interne che rendono incomprensibile quale sarà la collocazione internazionale dell’Italia.
Ma anche le tentazioni terzapoliste vagano nella nebbia perché anche là ognuno gioca per sé.
Si può fermare questa giostra impazzita che ci accompagnerà fino alle elezioni del prossimo anno?
Se c’è un margine, come credo, questo è il momento.
I due schieramenti devono pensare meno a loro, hanno il dovere di presentare una proposta chiara e lineare, senza sotterfugi e senza “non detti”, altrimenti il rischio non è solo quello di non fare le cose che servono all’Italia ed agli italiani, ma di fare più danni in seguito difficili da riparare.
La politica attuale non è più sostenuta da idee né da filosofie progettuali, ma da tifoserie di parte come se la Nazione fosse un ring o una partita di calcio. È attenta solo ai cicli elettorali e sembra avere smarrito ogni forma di solidarietà.
Non tiene conto di cosa pensa la maggioranza dei cittadini italiani, di una opinione pubblica che conta sempre meno visto che siamo di fronte ad un quasi annichilimento di ogni possibile complessità.
La politica si è innamorata di populismi senza costrutto e purtroppo ce ne è molto in giro che li seguono pur sapendo che per i populisti non esistono problemi complicati ma solo illusorie soluzioni che propongono alla tribù di riferimento.
La politica vera imporrebbe invece una riflessione sui fenomeni che investono la società, uno studio dei problemi e la ricerca delle soluzioni possibili.
Purtroppo i cittadini sono ormai addomesticati dai richiami tribali o anestetizzati dall’impossibilità di incidere su decisioni che riguardano anche la loro vita.
Ormai tutto è diverso rispetto a come si faceva politica anni addietro.
Oggi c’è un inaridimento del dibattito politico, un deficit di proposta e di elaborazione politica, vince la logica del leader, dell’uomo solo al comando che non favorisce la formazione di una classe dirigente.
La trasformazione che s’intravede va contro il rispetto della dignità umana.
Una realtà che ha attirato l’attenzione di papa Leone XIV che nel recente mese di maggio è intervenuto con la potentissima enciclica “Magnifica umanitas” in occasione dell’anniversario della Rerum Novarum, documento interamente dedicato alla dignità della persona e del lavoro.
Per liberare i cittadini dalle bugie della politica, quest’ultima deve iniziare a instaurare con loro un rapporto di fiducia ed a ripristinare un’ipotesi di destino condiviso. È il caso di ricordare la celebre metafora attribuita al primo ministro francese Michel Rocard, il “discorso del pianerottolo”, dalla quale se ne può dedurre che per risanare una periferia degradata non servono grandi proclami astratti, ma bisogna partire dalle piccole cose concrete e quotidiane come riparare una cassetta delle lettere rotta nel condominio, quella cassetta delle lettere che rappresenta il primo segno tangibile di cura, ordine e civiltà di un quartiere in difficoltà.
Le nostre cassette sono rotte e continuano ad essere abbandonate.
La politica, per il tramite delle istituzioni deve essere presenti e attenta ai piccoli problemi quotidiani perché solo così potrà riconquistare la fiducia dei cittadini,
Chi chiede di essere ri/eletto in Parlamento ne sarà capace?
Ne dubito molto, visto che non hanno inciso sul miglioramento delle condizioni di vivibilità dei cittadini e quasi nulla hanno prodotto sul territorio che li ha eletti.
Lo statista democristiano Aldo Moro, ucciso dalle brigate rosse, ripeteva che “la forza di una nazione non nasce dallo scontro, ma dalla capacità di ascoltare, dialogare e costruire insieme il futuro”.
di Enrico Iemboli