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Elezioni comunali a Co-Ro, il passo avanti di Azione che punta tutto su Mattia Salimbeni

4 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO – Le forze politiche coagulate sull’anti-stasismo verso lo scisma. Chi si aspettava che ci sarebbe stata una competizione elettorale in pieno stile referendario “Stasi sì o Stasi no (e su questo, però, starebbe in piedi un’ipotesi molto suggestiva, quasi complottista) ne rimarrà deluso. Non ci sarà una grande coalizione a competere contro il primo cittadino, in cerca di riconferme. Non ci sarà perché un anno e mezzo di sorrisi e “volemose bene” senza mettere sul tavolo nulla di concreto, alla fine, ha portato tutti i nodi al pettine. Velleità, primogeniture, leadership non scritte ma comunque rivendicate, storie politiche viaggianti su paralleli mai convergenti? Non lo sappiamo. Sarà il tempo, poi, a svelare i retroscena di una campagna elettorale che in realtà, anche tra le fila degli “Anti Stasi”, checché ne possa dire qualcuno, è partita da mesi ma senza una reale concretezza, senza sussulti, senza idee e probabilmente senza molta convinzione. L’ipotesi che si possa ripetere l’esperienza Catanzaro anche a Corigliano-Rossano, dunque, è sempre più conclamata con liberali, sovranisti e moderati divisi in due schieramenti.

Che ci sia stato un tempo in cui il centro destra con il sostegno di una buona parte del centro moderato stesse organizzandosi per presentarsi alle urne, schierando come candidato a sindaco Pasqualina Straface, è un fatto assodato. La notizia era trapelata in ambienti politici cosentini e catanzaresi (lì dove si continuano a mischiare le carte vere della politica) già nell’agosto scorso. Poi non se ne fece nulla, per l’inamovibile volontà della pasionaria di Forza Italia. E proprio il niet dell’ex sindaca oggi consigliera regionale avrebbe fiaccato gli animi di molti.

Fino al “liberi tutti” di qualche settimana fa. Quando una conferenza stampa convocata (e poi sconvocata) troppo frettolosamente da Fratelli d’Italia a nome di un’intera coalizione (sic!) ha, di fatto, messo in evidenza le posizioni cristallizzate di tutta quella “componente elastica” che va da destra verso sinistra abbracciando tutti quelli che con l’attuale sindaco di Corigliano-Rossano proprio non riescono a starci. Pare non siano bastati gli appelli lanciati dal coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, Pino Villella, che proprio dai microfoni dell’Eco in Diretta invocava «un cartello di partiti alternativo a Stasi».

Sembrerebbe non aver funzionato. Almeno fino a questo momento. Perché si è perso troppo tempo. E questa è la testimonianza che in politica lavorare molto sui programmi è utile ma solo se parallelamente si lavora su alleanze e strategie. Quest’ultimo passaggio, però, sarebbe venuto a mancare, mettendo tutti nelle condizioni di fare per primi un passo avanti.

 

Il passo in avanti di Azione

Passo avanti che quelli di Azione non se lo sono lasciati dire nemmeno mezza volta. Anzi, a due mesi dalle elezioni, saranno loro a dire agli altri, in perfetto stile Jesus Jeans, “Amici cari, noi ci siamo. Ora chi ci ama ci segua!”. E adesso – pare sia ormai questione di ore – i seguaci di Carlo Calenda sono pronti a “notificare” alla cittadinanza (e agli alleati) il nome del loro candidato a sindaco. Che sarà il ventisettenne Mattia Salimbeni, coriglianese di nascita e abbastanza arrembante per sfidare in dialettica Stasi dai palchi elettorali, avendolo conosciuto bene nella sua esperienza istituzionale nata proprio tra le fila degli stasiani nel 2019. È lui il profilo – a quanto pare inamovibile – che Azione, guidata dal neo coordinatore cittadino Giuseppe Graziano, metterà sul tavolo proponendolo a quanti vorranno stare all’interno di una grande coalizione civica. Civica e politica, aperta a tutti. Perché Azione rimane quel partito moderato liberaldemocratico disponibile ad accogliere ogni opzione, dalla Lega al Partito Democratico.

 

Difficile pensare a Fratelli d’Italia e Forza Italia nel ruolo di “aggregati”

Pertanto, l’opzione per tutti gli altri sarebbe quella di aggregarsi! Ma è un’ipotesi assai difficile che possa accadere, soprattutto a destra; dal momento che Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno un’autorevolezza in termini di rappresentanza, tra senatori e consiglieri regionali, e di consensi troppo importante per relegarsi al semplice ruolo di “aggregati”. Diversamente dal fronte sinistrorso, dove già Stasi ha fatto man bassa di quello che poteva prendersi tra i piccoli partiti e movimenti oltre a una “riduzione”, utilizzando un termine culinario, del Partito Democratico. E proprio pezzi del Piddì, insieme ad altri esuli della sinistra, potrebbero trovare spazio nella coalizione civica guidata da Azione.

 

A destra si fanno spazio Campolo, Dima e Turano

E a destra? È probabile che, alla fine, si faccia sintesi. Tre i nomi che potrebbero arrivare ad un tavolo concertativo: due di Fratelli d’Italia (Gioacchino Campolo e Giovanni Dima) e uno per Forza Italia (Giuseppe Turano). Tra questi tre potrebbe uscire il candidato sindaco della coalizione di Destra liberal sovranista con all’interno pure la Lega.

 

Una terza e suggestiva ipotesi… complottista

Ci sarebbe, infine, una terza suggestiva ipotesi, una vocina persistente nelle orecchie che – ce ne rendiamo conto - riecheggia dall’orbita del complottismo puro, ma alla quale, soprattutto di questi tempi, è giusto dare ascolto.

Ci sarebbe un accordo non scritto tra destra e moderati civici, tra FdI-FI-Lega e Azione e movimenti civici, per trascinare Stasi al ballottaggio. Qual è la logica di questo accordo? Contrapporsi a Stasi con una grande coalizione avrebbe potuto – sì - trasformare le elezioni in un Referendum pro o contro Stasi ma con il rischio di presentarsi all’elettorato come una grande accozzaglia interessata solo a sconfiggere il sindaco uscente, che alla fine da questo assetto ne avrebbe tratto solo vantaggio.

Quindi, l’escamotage: andare separati in due coalizioni per colpire, l’una, sull’elettorato di destra-centro e, l’altra, sull’elettorato centrista, moderato, democratico con l’intento di arrivare, almeno una delle due, al ballottaggio per poi andare non solo verso un naturale apparentamento ma anche alla definizione dei futuri equilibri di governo.

Una mossa azzardosa, un’ipotesi suggestiva. Forse anche troppo, che viaggia al limite della fantapolitica… ma non assolutamente da escludere!    

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.