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Non servono ospedali da campo: il Covid è solo una delle mille emergenze

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Magari sarò impopolare ma l'installazione di quattro nuovi ospedali da campo non servirà affatto a superare l'emergenza sanitaria in atto. Perché in Calabria non c'è solo il Covid. Sullo sfondo dei mille e uno teatrini che si stanno consumando in Tv e sulla stampa nazionale, che mettono alla berlina - giustamente e ovviamente - il nostro sistema che (non)eroga il diritto alla salute, c'è un sottofondo di disagi importanti, che hanno radici profondisse e una genesi lontanissima, prodotti - ricordiamocelo sempre - da anni di malgoverno e omissioni. Il Covid è solo la punta di quell'iceberg che oggi si sta tentando di "spuntare" con l'invio di 4 nuovi ospedali da campo che produrranno qualcosa come 120 posti letto tra terapia intensiva e sub intensiva. E sinceramente fa un po' incazzare che ad esultare per questo risultato ci siano il Governo, il capo della Protezione civile, Domenico Arcuri (calabrese), e il presidente facente funzioni della regionale Calabria, Nino Spirlì. Perché vuol dire davvero che di quella malapianta che è diventata la sanità nella nostra regione davvero non ci hanno capito nulla. O forse, non vogliono capirci nulla.  Forse 120 posti letto sono opportuni per rafforzare l'attuale capacità degli ospedali hub. Ci sta. E poi? Una volta che sarà passata l'emergenza covid cosa avremo risolto? Un bel nulla. Perché le tende saranno smontate e i guai vecchi (che covano solo sotto la cenere) riaffioreranno e magari fra un anno ci ritroveremo ad essere nuovamente lo zimpello d'Italia per qualche altra disfunzione della nostra amata/odiata sanità. Se qualcuno non lo ha capito questo è il momento di agire e forse è anche di "approfittare" della situazione critica per bonificare e ridare dignità ad un sistema sanitario mortificato da anni e anni di allucinante gestione politica ed effimera azione commissariale.  Riapriamo gli ospedali chiusi: Praia a Mare, Trebisacce, Cariati, San Marco Argentano, Mormanno, Lungro. Riempiamo queste strutture di medici, infermieri e operatori in modo che i cittadini possano curarsi. DIAMO DIGNITA ALLE PERSONE. Certo, senza strafare, dando ad ognuno la giusta dimensione, senza ri-creare reparti fotocopia a distanza di 10 km. Insomma, senza commettere gli errori che nel passato ci hanno portato a dover chiudere tutto per risparmiare senza poi alla fine trarne un ragno dal buco. Non so se chi  ha il potere decisionale sulla sanità in Calabria (altro bel mistero!) sa che il pronto soccorso di Corigliano-Rossano - per fare un esempio su tutti - è sottostress da sempre e non solo da quando è iniziata l'emergenza covid. Con una piccola differenza: oggi chiedono cure e assistenza solo quelle persone che hanno sintomi da Covid. Tutti gli altri sono chiusi in casa, terrorizzati e non si curano più. Magari muoiono nell'indifferenza assoluta di una sanità di cui non si ha più né capo né coda.  Dunque, continuare nella manfrina su come, quando è perché bisogna (solo ora) affrontare la crisi coronavirurs è perfettamente inutile se non si ha il coraggio di guardare in una prospettiva più ampia che consegnerà nell'emergenza post-covid una situazione ancora più grande e allarmante con cittadini che nella "normalità" continueranno a non sapere dove curarsi. Marco Lefosse - direttore de L'Eco dello Jonio  
Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.