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Indietro tutta… Chi aspetta e spera, disperato muore

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Potenziare le forze dell’ordine, sì. Militarizzare il territorio, no grazie. Non è quello di cui abbiamo bisogno. Nella Sibaritide occorre creare opportunità occupazionali e portare benessere tra la gente. Perché è solo dando lavoro ai cittadini che si crea libertà, autonomia di pensiero e si libera il campo dalla disperazione, nella quale trova foraggio anche la criminalità. Perché lo Stato si palesa non solo con i suoi presidi ma soprattutto con la forza dei suoi investimenti. Di questo passo, se non si interrompe quell’effetto domino che da venti anni a questa parte sta impoverendo la Calabria del nord est, non ci sarà limite al peggio: saremo tutti potenziali vittime e carnefici di un sistema che imporrà una sola regola primitiva, mors tua vita mea. E non basteranno forze dell’ordine, presidi di sicurezza e tribunali a fermare questa escalation di inaudita violenza che inizia a toccare tutti, a tutti i livelli e senza alcun compromesso morale. E che spaventa.

È questo quello che vogliamo? Per non andare indietro tutta - parafrasando un’espressione in voga negli anni ’80 - c’è bisogno di svegliarsi. Adesso. Personalmente, al netto di tutte e tante narrazioni più o meno ufficiali che sono state proposte negli anni, credo che la perdita del Presidio di Giustizia di Rossano abbia qualche correlazione anche con la contestuale levata delle tende di Enel dal “suo” polo industriale di Sant’Irene e sul mancato sviluppo del porto di Corigliano. Due strutture che – come rivelava il giornalista Mario La Ferla su L’Espresso dell’8 luglio 1979 – erano nate l’una complementare all’altra.  Soloni e gradassi, quelli che hanno sempre la verità in tasca (e di cui bisognerebbe sempre diffidare) diranno che non c’entra un tubo la connessione tra questi avvenimenti. Eppure, casualità o no, quello è stato un momento di netta demarcazione tra un periodo più o meno florido, più o meno felice per questo territorio e il declino che sta correndo ancora oggi veloce verso il baratro.

L’unico modo per spezzare l’anello di questa catena paurosamente discendente, è cogliere le opportunità. Non me ne vorranno sindaci ed ex sindaci dell’Alto Jonio. Ma perché, ancora, a distanza di tre lustri, non si è riusciti a trovare la quadra sulle opere compensative del costruendo Terzo Megalotto della Statale 106? Si attende! E spero non me ne vorrà nemmeno il sindaco Stasi nel ricordargli che il tempo perso per fare una scelta sul nuovo tracciato della Statale 106 (due anni per ottenere opere compensative e modifiche al tracciato che si sarebbero potute avere senza indugi se già nel 2020 ci fosse stata una concertazione concreta) non può essere il paradigma per tutte le grandi vertenze che sono aperte nell’area di Corigliano-Rossano. Perché quelle non concedono tempo e sono tutte propulsore di lavoro e possono innescare, a loro volta, un processo di crescita economica impressionante. E quindi un processo di libertà!

È un errore minimizzare e portare alla lunga il problema concreto dei sottoservizi in località Insiti (mancanza di reti idriche, fognatura, strade, illuminazione, utenze, etc.), dato che quella di “lottizzare” il cuore geografico del territorio della terza città della Calabria – ormai è chiaro – non è «una questione che si risolve con una telefonata di un quarto d’ora». A Insiti sorgerà uno dei più grandi ospedali della Calabria e uno dei più moderni in Italia e questa volta l’orizzonte sembra essere quanto mai concreto. In quell’area bisognerà decidere cosa fare. Perché un ospedale avrà bisogno di sottoservizi ma anche di servizi collaterali. In una parola, quella zona avrà necessità di essere urbanizzata secondo i condivisibili e giusti criteri di sostenibilità.

Così come è un errore grave, da segno blu, rimanere in attesa degli eventi che si stanno sviluppando per il Porto di Corigliano. Baker Hughes è un investitore privato che, crediamo e speriamo voglia sedersi ad un tavolo concertativo con le istituzioni pubbliche (del resto lo ha già fatto il presidente Occhiuto!), ma è chiaro che non starà dietro ai tempi lunghi di un territorio che, in quanto a decisioni, sta sempre nel guado. Lo si vuole questo investimento di quasi 60 milioni di euro e che dovrebbe produrre 200 posti di lavoro? Sì o no? Il Nì non è contemplato come risposta. E allo stesso tempo, si può chiedere all’autorità portuale una contropartita al Piano industriale? Si può chiedere di riorganizzare il comparto della marineria peschereccia? Si possono chiedere tempi certi per la realizzazione della banchina crocieristica? Si può chiedere di realizzare uno spazio per il diportismo?

Rimaniamo fermi e distanti dall’essere risoluti, perché? Certo, assumere decisioni, fare delle scelte comporta responsabilità e coraggio. Che crediamo non manchino a chi oggi amministra. Ma non si può più aspettare.

Perché chi aspetta e spera… disperato muore!

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.