6 ore fa:Fin dove arriva il potere di un amministratore? A Cosenza il primo confronto di Lasda
3 ore fa:Unical, il Presidente della Corte Costituzionale inaugurerà l'anno accademico di Giurisprudenza
Adesso:DIARI DI STORIA | Le grotte dimenticate della Sila Greca, il mistero di una civiltà nascosta nella roccia
1 ora fa:Gioco d'azzardo in Calabria, bruciati oltre 6,1 miliardi nel 2025: l'allarme dell'Osservatorio Povertà e della Caritas
4 ore fa:Mandatoriccio Marina: il caso delle aree per i servizi pubblici arriva in Regione
2 ore fa:Caro-vita al Sud, a San Demetrio Corone un incontro pubblico su carburanti, prezzi e scioperi
30 minuti fa:Guasto al Trionto e nuova perdita sulla Macrocioli: disagi idrici e autobotte attivata
5 ore fa: La ruggine dell'invidia, ovvero il male che consuma chi lo prova
4 ore fa:Agguato a Cassano: il bersaglio era il boss Damiano Pepe. Attesa per l'assemblea pubblica di lunedì convocata da vescovo e
6 ore fa:Caporalato a Corigliano Rossano, assolto imprenditore siciliano

DIARI DI STORIA | Le grotte dimenticate della Sila Greca, il mistero di una civiltà nascosta nella roccia

5 minuti di lettura

Fin dal 1921 il Prof. Paolo Orsi, Soprintendente di Antichità e Scavi per la Calabria, dal locale Commissario Prefettizio, Cav. Giacinto D’Ippolito, era stato sollecitato a visitare le mura megalitiche delle Muraglie col centro fortificato del Cerasello e le altre peculiarità archeologiche di Pietrapaola. Il Commissario alla richiesta aggiunse un’ampia e particolareggiata relazione storico-ambientale del circondario. Il Soprintendente, nel ringraziare per la preziosa relazione informativa, professava il suo desiderio accarezzato da anni di visitare quella zona, ma che in quel momento era impedito per un insieme di ragioni oltre che per i disagi del lungo viaggio da affrontare, incaricando nel frattempo l’Ispettore Onorario Marco Venneri di Cariati di effettuare il sopralluogo al fine di programmare gli interventi opportuni, cosa che il Venneri fece di buon grado relazionandone puntualmente all’ufficio.

Il Cav. D’Ippolito, comunque, qualche tempo dopo, nel settembre 1924, pubblicò sulla stampa quella sua relazione sulle mura megalitiche delle Muraglie facendone pervenire il testo anche al Prof. Orsi senza indicazione del giornale. A quell’articolo, di cui c’è memoria nell’Archivio della Soprintendenza, (1)  faremo riferimento nella parte riguardante le grotte trogloditiche, oggetto del nostro “Diario di storia”, che si incontrano nella traiettoria del percorso viario tra Pietrapaola, Caloveto, Bocchigliero e Campana, testimonianza di un’antichissima civiltà rupestre in verità molto presente nel Circondario e tutta da scoprire.

Seguendo “l’ordine topografico” del D’Ippolito, le prime grotte che si incontrano sono le Grotte di Saccomanno, in località Timpa Rossa o Gadarria di Pietrapaola. Si tratta di una trentina (sic!) di grotte “aperte su di una parete preparata in senso perpendicolare, e formanti più piani, in vista anche della “contrada La Colomba” ove esistono gli avanzi d’una Necropoli Greca del IV e III secolo a. C.”. (Scavello, pag. 1966). Tramite scalette scavate nel tufo si accedeva alle grotte mascherate in un burrone non distanti da piccole sorgive di acque che poi defluiscono nel fiume Trionto appena dopo la confluenza del torrente Laurenzana.

A queste seguono le Grotte di Incenneria (Gennaria), in territorio di Campana nell’omonima località lungo la strada di Orgia nelle vicinanze del torrente Nitti (antico Militino), nei cui paraggi sorgeva il monastero di S. Angelo Militino fondato nel 1081 dall’abate S. Cirillo. Questo dettaglio può far pensare che le grotte, senz’altro preesistenti e probabilmente risalenti ad epoca neolitica, vennero utilizzate ed adattate anche dai monaci alla ricerca di luoghi di maggiore isolamento per i loro esercizi ascetici, senza escludere l’uso a stalle anche per gli animali dello stesso monastero. Con morfologie diverse e nascoste nella boscaglia, sono in numero di sei allineate in senso orizzontale, di forma rettangolare abbastanza lunghe (m. 10x4 ca.). Alcune sono col tetto a volta profonda, altre a volta meno accentuata ed altre infine ad ampia cuspide triangolare.

In linea d’aria non molto distanti vi sono le Grotte di Donna Filippa, dette anche Grotte di Guardia per la vicinanza del picco roccioso “La Guardia” da cui si domina il torrente sottostante del Laurenzana. Al confine tra Campana e Bocchigliero, si tratta di una quindicina di grotte tufacee di forma geometrica irregolare tendente all’ovoidale” profonde fino ad oltre dieci metri, alcune tra loro intercomunicanti, “sostenute da informi ma solidissimi pilastri”, certamente destinate a civili abitazioni distinte dalle stalle per animali. La loro individuazione è abbastanza difficile perché sono ben nascoste e difficilmente avvistabili a distanza. (Scavello, p. 1967). Alcune di queste grotte risultano scavate rialzate dal piano terra e murate con pietre e mattoni e chiuse con porta per essere usate come granai e depositi delle provviste. Ad esse si accedeva tramite scale esterne di legno. Vi si giunge oggi dalla strada provinciale Campana-Bocchigliero all’altezza della cosiddetta “Mazza del diavolo” lungo una mulattiera ed una fitta vegetazione. Nell’Ottocento vennero utilizzate anche dai briganti come rifugi e luoghi di guardia per controllare dall’alto i movimenti sospetti soprattutto nella sottostante vallata del torrente Laurenzana, da dove potevano arrivare le milizie regie.

Altro gruppo segnalato sono le Grotte del Tirone, che nella relazione sono definite “di pochissimo rilievo”, senza sottolineare altre peculiarità. (Scavello, pag. 1967).

Nel centro del paese di Pietrapaola degna di rilievo è la Grotta del Principe così descritta in termini molto essenziali: “alta sul suolo un 20 metri all’incirca e vi si accede per una ripida e stretta scaletta incisa sulla roccia arenaria. Contiene due vani spaziosi ed anche illustrati da due piccole buche che funzionano da finestre”. Interessanti all’interno delle pareti la presenza di graffiti, anche se D’Ippolito nell’articolo scrive di non averne notati, o, aggiungiamo noi, forse non li ha voluti notare visto che ci sono realmente: “Io però non ho visto altro che pareti rozzamente intagliate, senza pitture e sculture od altri segni ornamentali”. (Scavello, pag. 1967).

Nello sviluppo dell’articolo non mancano considerazioni personali dell’ex Commissario, che non sono esaustive, ma certamente problematiche se non proprio discutibili. Così argomenta: “A quanto ho potuto accertare questo sistema di grotte occupano uno spazio considerevole che va da Rossano a Cariati interessandosi verso l’altopiano. Tutte le grotte da me osservate non presentano tracce di vita preistorica (!), nè alcun ricordo se ne conserva di oggetti litici, ossei, o resti di ossa umane o di animali. La descrizione geografica e topografica della zona, e diciamo così anche architettonica delle grotte e gruppi di esse, per quanto più o meno completa ci lascia insoddisfatti. La stessa zona ci presenterebbe strane reliquie, che sembrerebbero appartenersi a tre epoche fra loro lontane di parecchi secoli, una zona di territorio cioè che avrebbe assistito all’evolversi dell’umanità, dai suoi primordi fino alla civiltà greco-italiota. Sarebbe un assurdo solamente pensare a sostenere una così complicata ed ardua ipotesi; mi limito quindi – e non potrei di meglio – a rappresentare le constatazioni da me fatte. Come abbiamo visto la zona è montuosa e sterile, e come tale non poteva offrire una vita comoda; invece, forse, poteva ospitare una popolazione dedita alla caccia, e verosimilmente alla pastorizia e vita nomade. Se è vero – a quanto pare – che l’umanità giunta ad un certo grado di progresso abbandonò le montagne (che offrivano scarso e pericoloso cibo rappresentato dalla frutta e dalla caccia) lascerebbe supporre che i Trogloditi in esame non fossero una popolazione indigena, ma un popolo giunto in quelle località, premuto dalla necessità di nascondersi alla vista di altri popoli, ignaro di agricoltura e commercio, dedito alla pastorizia, e capace di affrontare tutti i pericoli cui esponevalo la malagevole dimora. Carattere ed inclinazioni d’un tanto popolo noi potremmo riscontrarli nei Brezii del IV secolo a.C.. E l’ipotesi fino ad un certo punto potrebbe andare, e spiegherebbe anche la presenza dei Greci-Italioti (rappresentati dalla Necropoli Greca della regione “La Colomba”, sempre in territorio di Pietrapaola) fra i trogloditi Brezi. Questa circostanza avvalorerebbe la credenza d’una città greca scomparsa, ed è precisamente l’ipotesi che fa il Lenormant sull’antica Arinte, che vuole situata sulla riva sinistra del Laurenzano, e che sarebbe oggi rappresentata dal Comune di Bocchigliero”. (Scavello, ivi).

Lascio ai lettori le considerazioni su queste ultime valutazioni storiche, soprattutto sui Brezi definiti “trogloditi”.


NOTE
(1)
   Cfr. R. S. SCAVELLO, Archeologia senza scavo. Storia degli studi e delle scoperte archeologiche tra XVIII e la metà del XX secolo nella Calabria Citeriore attraverso i documenti di Archivio, Tesi di Dottorato di Ricerca presso l’Unical di Cosenza, Dipartimento Studi Umanistici, anno accademico 2016-2017, pp. 1966-1969.

Luigi Renzo
Autore: Luigi Renzo

nato a Campana, è sacerdote dal 1971. Per oltre trent'anni parroco a Rossano, ricoprendo anche gli incarichi di Vicario Generale dell’Arcivescovo, Direttore del Museo Diocesano e dell’Ufficio regionale per i Beni Culturali Ecclesiastici. Ha conseguito il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense e la laurea in Pedagogia all’Università di Urbino. Ha insegnato nelle scuole statali ed è stato docente di Beni Culturali e Antropologia Culturale presso il Seminario Teologico di Cosenza. Giornalista e Socio delle Deputazione di Storia PatriaCalabria, ha al suo attivo innumerevoli pubblicazioni ottenendo diversi premi letterari anche nazionali. Nel 2007 vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, è diventato vescovo emerito nel 2021. È rientrato nella sua diocesi di origine e oggi vive a Corigliano-Rossano. All’interno della CEC è stato Vescovo delegato per le Comunicazioni Sociali e Beni Culturali nel ruolo di Segretario; membro Commissione Comunicazioni Sociale della CEI