Dal Pollino ad Acquaformosa, sette piazze per “resistere”: torna il Festival delle Migrazioni
La quindicesima edizione attraverserà sette comuni cosentini. Palestina, caporalato, accoglienza e pace si intrecceranno con i concerti di Sud Sound System, Danilo Sacco, Folkabbestia e Modena City Ramblers
ACQUAFORMOSA - Sette comunità, altrettante giornate di incontri e una parola chiamata a tenere insieme diritti, accoglienza e impegno civile: Resistenza. Dal 21 al 30 agosto torna il Festival delle Migrazioni di Acquaformosa, che per la sua quindicesima edizione sceglie il titolo “Resistenza. ArMIAMOCI”.
La manifestazione attraverserà San Sosti, Vaccarizzo Albanese, Cerzeto, Bisignano, San Benedetto Ullano, San Basile e Acquaformosa, portando nelle piazze dibattiti, testimonianze, formazione, libri e musica.
Al centro del programma ci saranno la Palestina, lo sfruttamento dei braccianti, il naufragio di Cutro, le nuove politiche europee sull’immigrazione, i progetti Sai e le esperienze di cooperazione internazionale. Un itinerario che lega l’attualità globale alle pratiche di accoglienza nate nei piccoli centri calabresi.
«Essere resistenti significa difendere ogni giorno i diritti, la democrazia, l’accoglienza e la pace nel pieno rispetto dei valori della Costituzione», ha spiegato Giovanni Manoccio, presidente dell’Associazione Don Vincenzo Matrangolo, durante la presentazione del Festival.
Dalla Plaestina al caporalato
La prima tappa è prevista venerdì 21 agosto a San Sosti e sarà dedicata alla Palestina. Al confronto parteciperanno gli avvocati e soci Asgi Erminia Rizzi e Dario Belluccio, l’attivista della Global Sumud Flotilla Roberto Ventrella e il giornalista di Altreconomia Alessio Giordano. Modererà Enzo Infantino, dell’associazione “Per non dimenticare Sabra e Chatila”.
Nella seconda parte sarà presentato il libro I Didn’t Die, scritto a Gaza e pubblicato da Another Coffee Stories, con l’autore Fares Alfarra e l’attivista palestinese Ghada Shihadeh. La serata si chiuderà con il concerto dei The Reggae Circus di Adriano Bono.
Il 22 agosto, a Vaccarizzo Albanese, il Festival affronterà il tema del caporalato. Il recente caso dei quattro braccianti morti ad Amendolara ha riportato al centro del dibattito le condizioni dei lavoratori migranti impiegati nell’agricoltura dell’Alto Jonio e della Piana di Sibari.
Ne discuteranno Andrea Laguardia, vicepresidente di Legacoop Produzione e Servizi; la segretaria della Cgil Calabria Celeste Logiacco; l’avvocato Francesco Di Pietro; Pape Badji, in rappresentanza dell’ostello Dambe So; e il sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi. A moderare sarà l’avvocata Lidia Vicchio. Seguirà il concerto di Lidiya Koiceva & Balcan Orkestra.
Cutro, memoria e immagini
Il 23 agosto, a Cerzeto, sarà proiettato il docufilm Cutro 94… and more, dedicato alle ore successive al naufragio del caicco Summer Love nelle acque di Steccato di Cutro.
Interverranno gli autori Vincenzo Montalcini e Bruno Palermo, insieme all’ex ammiraglio della Guardia Costiera Vittorio Alessandro, in dialogo con il giornalista e ricercatore Francesco Donnici.
Nella stessa serata sarà inaugurata la mostra fotografica I sogni attraversano il mare di Giuseppe Pipita, direttore de Il Crotonese e tra i primi reporter arrivati sul luogo della tragedia. A chiudere la giornata sarà il concerto di Danilo Sacco.
Identità, migrazioni e repressione
Dopo una breve pausa, il Festival riprenderà il 27 agosto a Bisignano con la presentazione di Sono un arbëresh, libro nel quale Francesco Donnici, attraverso la biografia di Giovanni Manoccio, ricostruisce l’esperienza di accoglienza sviluppata ad Acquaformosa.
Con l’autore interverranno l’editore Pasquale Testa, monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, e lo stesso Manoccio. Modererà la giornalista Chiara Fazio.
La seconda parte della serata sarà dedicata al rapporto tra migrazioni e repressione, con Renato Curcio, presidente della casa editrice Sensibili alle Foglie, e il ricercatore Maurizio Alfano. Il confronto sarà guidato dal giornalista e attivista Claudio Dionesalvi. Sul palco saliranno poi i Sud Sound System.
L'Europa, i diritti, l'accoglienza
Il 28 agosto, a San Benedetto Ullano, sarà raccontata l’esperienza Erasmus che ha portato operatori e ospiti dei progetti Sai in Alsazia per un periodo di formazione. Interverranno Nicole D’Angelo, direttrice dell’ente ospitante Shael-Vert, e Francesca Manoccio, direttrice del progetto.
A seguire, l’incontro Quale mondo stiamo costruendo? metterà a confronto Donatella Loprieno dell’Università della Calabria, Lomo Myazhiom Aggee Celestin dell’Università di Strasburgo, Bella Dicks dell’Università del Galles ed Enrico Pusceddu di Re.Co.Sol. La serata terminerà con la musica di Mimmo Cavallaro.
Il 29 agosto, a San Basile, il confronto si sposterà sul nuovo Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo e sui Centri di permanenza per i rimpatri. Parteciperanno Gianfranco Schiavone, presidente dell’Ics; l’avvocato Riccardo Campochiaro; Luciano Scalettari, presidente di ResQ; e la giurista Rita Coco. Modererà Piera Roseti, presidente dell’Anpi di Castrovillari. A chiudere saranno i Folkabbestia.
Acquaformosa chiude nel segno della pace
La giornata conclusiva del 30 agosto ad Acquaformosa sarà dedicata alla formazione degli operatori e dei responsabili dei progetti Sai. Le sessioni sul sistema dell’accoglienza saranno guidate da Lidia Vicchio e Michele Rossi del Ciac di Parma. Le conclusioni verranno affidate a Virginia Costa, direttrice del Servizio centrale.
Nel pomeriggio saranno presentate alcune buone pratiche nazionali con Francesco Evangelista, Francesca Rocca, Gazmin Cela e Luigi Andreini, impegnati in differenti esperienze territoriali di accoglienza.
Tra le novità figura l’incontro “Calabresi costruttori di pace”, con il pediatra e cooperatore internazionale Davide Zicchinella, il sindaco di Roggiano Gravina Francesco Zappone, il presidente della Terra di Piero Sergio Crocco ed Enzo Infantino.
Il concerto conclusivo sarà affidato ai Modena City Ramblers, chiamati a chiudere un viaggio fatto di parole, testimonianze e musica.
La quindicesima edizione conferma così il carattere diffuso del Festival: non un evento confinato in un solo paese, ma una rete di comunità che sceglie di interrogarsi. Perché nei territori segnati dallo spopolamento e dalle partenze, parlare di migrazioni significa parlare anche del proprio futuro.